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  • Bendtner alla Juve e Del Piero in Australia: dov'è l'errore?

    Bendtner alla Juve e Del Piero in Australia: dov'è l'errore?

    La domanda del giorno è semplice: Bendtner alla Juve e Del Piero in Australia, dov'è l'errore?

    Con tutto il rispetto per il ventiquattrenne attaccante danese, ex riserva dell'Arsenal, media di un gol ogni quattro partite disputate Oltremanica fra Gunners, Birmingham e Sunderland, l'interrogativo rimbomba nella testa e nel cuore di milioni di tifosi, non soltanto bianconeri.

    Proprio nel giorno in cui il Capitano compie sì un'autentica scelta di vita, andando addirittura agli antipodi, un'approfondita indagine di mercato lo proclama Sportivo Più Amato d'Italia, davanti a Valentino Rossi. 

    Sia chiaro: la dirigenza juventina ha il sacrosanto diritto di compiere le scelte che ritiene più opportune nella stessa misura in cui queste scelte possono essere condivise o criticate.

    Eppure, per il poco che vale la mia opinione,  Agnelli e Marotta su Del Piero hanno sbagliato sin dal primo momento in cui hanno stabilito che dal 1° luglio 2012 la Bandiera sarebbe stata ammainata.

    Hanno continuato a sbagliare andando a cercare sul mercato il fatidico campione straniero in grado di garantire almeno 15-20 gol a stagione, sapendo benissimo che non l'avrebbero trovato perchè sarebbe costato uno sproposito.

    Hanno evitato di continuare a sbagliare non richiamando Del Piero, con un gesto che sarebbe stato saggio, opportuno, lungimirante. 

    L'alibi della carta d'identità non regge e non può reggere. Il Capitano ha 37 anni, ma non si è mai sentito così bene. Non avrebbe mai accampato pretese di titolarità in campionato, Champions League, Coppa Italia. E' coccolato dai tifosi di ogni latitudine e vezzeggiato dai pubblicitari che lo considerano un autentico moltiplicatore di spot e di denaro. Oltre al Sydney, in due mesi l'hanno cercato o si sono interessati a lui Liverpool, Tottenham, Arsenal, Sion, Sporting Braga, Celtic, la Lega del soccer Usa, i thailandesi, i cinesi e i giapponesi. Era disposto a firmare in bianco perchè è evidente che rimanere in bianconero pr un'alta stagione per luinon era e non sarebbe mai stata una questione di denaro.

    La verità su questa storia l'ha confermata Gianluigi Buffon, 34 anni, 366  presenze nella Juve e 120 in Nazionale, capitano di entrambe, la cui franchezza è sempre più apodittica: "Totti deciderà quando e come finire la carriera, per Del Piero lo hanno fatto altri". E l'hanno fatto male.

    Nonostante la squalifica di Conte, scaturita da due procedimenti che definire sommamente ingiusti è un eufemismo, aspettando il Tnas; nonostante le polemiche arbitrali; nonostante il tasso di antipatia che, rileva lo stesso Buffon, torna a crescere perchè la Juve è tornata a vincere, quanto a risultati i campioni d'Italia sono partiti  in modo brillante nella nuova stagione. 

    Ma una leadership morale e non soltanto squisitamente tecnica, qual è quella di Del Piero, sarebbe risultata un formidabile antidoto ai veleni e all'invidia altrui proprio per ciò che il Capitano rappresenta in termini di autorevolezza, sportività, correttezza, rispetto degli avversari, capacità di sdrammatizzare anche le questioni più spinose come quella dei 30 scudetti.

    Che piaccia o non piaccia a chi non ha voluto confermarlo, Del Piero è e resterà sempre l'Icona della Juve, con la lettera i maiuscola poichè maiuscola è la sua statura di uomo e di campione. 

    Lo dimostra la scelta australiana: farà impazzire di gioia non solo la foltissima comunità dei nostri connazionali che vivono in quello splendido Paese.

    Se il Sydney cercava un fuoriclasse di fama mondiale, capace di essere il testimonial dello sviluppo del calcio, ha trovato il migliore. "Per noi, prendere Del Piero è una cosa enorme", ha osservato il futuro nuovo presidente di Alex.

    E' vero. Un'enormità. Come la Juve che ancora non capisce che cosa si sia perso.

    Xavier Jacobelli

    Direttore Editoriale www.calciomercato.com

     

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