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Federico Bernardeschi non ci sta, e risponde a modo. Nella giornata di ieri, infatti, erano emerse - nell'ambito dell'inchiesta 'Last Banner' che ha visto l'arresto di 12 ultrà bianconeri - intercettazioni di una conversazione tra Dino Mocciola, capo della Curva Sud della Juve, e il suo fedelissimo Domenico Scarano. L'accusato era proprio Bernardeschi, reo di aver consegnato la maglia - al termine di Lazio-Juve dello scorso 27 gennaio - ad un tifoso del gruppo 'Tradizione', rivale rispetto a quello di Mocciola

LA RISPOSTA - Tramite Instagram, l'attaccante ha voluto fare chiarezza: "Leggo un'intercettazione nella quale un ultras mi accusa di aver lanciato la maglietta a un gruppo di tifosi diverso dal suo. Vorrei essere chiaro: quando ho la possibilità di ringraziare i miei tifosi regalando la maglia, non faccio distinzioni 'politiche', né calcoli su quale gruppo sia meglio scegliere. Per me non esistono tifosi più o meno degni di ricevere il mio affetto. Per me i tifosi della Juve, quelli che ci sostengono, ci criticano, cantano o fischiano, sono tutti uguali, tutti degni e importanti, perché ad unirli non è il nome del loro gruppo ultras, ma la passione immensa che ci unisce tutti quanti per i colori bianconeri".
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Leggo un’intercettazione nella quale un ultras mi accusa di aver lanciato la maglietta a un gruppo di tifosi diverso dal suo. Vorrei essere chiaro: quando ho la possibilità di ringraziare i miei tifosi regalando la maglia, non faccio distinzioni “politiche”, né calcoli su quale gruppo sia meglio scegliere. Per me non esistono tifosi più o meno degni di ricevere il mio affetto. Per me i tifosi della Juve, quelli che ci sostengono, ci criticano, cantano o fischiano, sono tutti uguali, tutti degni e importanti, perché ad unirli non è il nome del loro gruppo ultras, ma la passione immensa che ci unisce tutti quanti per i colori bianconeri. Il resto sono solo chiacchiere.

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