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Per il Santa Clara le magagne arrivano in serie. L'ultima in ordine di tempo, per la società delle Isole Azzorre che milita nella Primera Liga, è stata resa nota nell'edizione del 10 novembre 2020 del quotidiano Público in un articolo del sempre attento Paulo Curado. È successo che dai vertici del Banco Santander, il principale creditore della SAD (Sociedade Anónima Desportiva) azzorriana, è partito l'ordine di eseguire il debito che il Santa Clara tarda a onorare. Il Santa Clara è esposto presso Santander per 5,4 milioni di euro e non ha onorato i pagamenti di dicembre 2017 e giugno 2018. 

L'articolo di Público riferisce che il colosso bancario sia pronto a pignorare i conti della SAD e dei suoi dirigenti, fra i quali il presidente Rui Cordeiro. Inoltre, l'azione esecutiva andrebbe a attaccare le entrate dalle fonti più redditizie per la SAD: i diritti televisivi e l'incasso per la cessione al Porto del difensore nigeriano Zaidu Sanusi, un trasferimento orchestrato da Jorge Mendes di cui Calciomercato.com vi ha parlato nelle scorse settimane

Situazione molto critica, per un debito che si trascina da gestioni precedenti sia dal punto di vista societario che da quello bancario. Infatti tutto inizia nel 2013, quando il presidente della SAD del Santa Clara è Mário Baptista e il soggetto creditizio che presta è Banif, braccio finanziario del Banco Internacional do Funchal in seguito rilevato dagli spagnoli di Banco Santander tramite Santander Totta. Dunque una faccenda molto complicata, con la prospettiva del pignoramento a incombere come una seria minaccia per il futuro immediato del club. 

Rispetto a quest'ultimo punto, qualche chiarimento in più è giunto dalle pagine del quotidiano locale Açoriano Oriental, nell'edizione mandata in edicola il 12 novembre 2020. Viene reso noto che per il momento Santander non procederà a pignoramenti, ma emerge pure che fin qui la SAD del Santa Clara non ha mantenuto l'impegno di versare alla banca la metà degli introiti per le cessioni di Hamdou, Fernando Andrade, Caio e il menzionato Zaidu. 

Il socio di Singapore
- Come detto in avvio dell'articolo, la questione dell'insolvenza verso Banco Santander è soltanto uno fra i problemi che angustiano in questi giorni la SAD del Santa Clara. E il più spinoso è quello legato a un'inchiesta che mette al centro il Benfica. La mattina di lunedì 9 novembre scatta una serie di perquisizioni condotte dalla Policia Judiciária. I principali obiettivi dell'operazione sono le sedi del Benfica e del Santa Clara. Ma l'operazione prende di mira anche altre sedi, come prima di ogni altro riferisce il portale del settimanale Sabado

In totale le perquisizioni sono 29, e fra gli altri toccano lo studio legale di cui è titolare Rui Cordeiro, e sedi o abitazioni riconducibili a altri soggetti legati al Santa Clara: il consigliere e direttore sportivo Diogo Boa Alma e l'impresario brasiliano Khaled Ali Mesquita Saleh. Quest'ultimo viene presentato come uomo di riferimento della società che detiene dal 2017 la quota di maggioranza relativa della SAD. Questa società è denominata Capital United Group Limited e ha sede a Hong Kong. A controllarla è un finanziere singaporiano, Lau Lian Seng Glen, soggetto presente nella lista di Offshore Leaks, dove viene menzionato anche il nome di Fullerton Capital, società con sede legale presso le Isole Vergini Britanniche

Le cronache pubblicate nelle ore del blitz raccontano anche dell'intreccio d'affari extracalcistici fra l'avvocato Rui Cordeiro e l'investitore singaporiano Lau Lian Seng Glen, ma ciò che qui interessa è lo specifico calcistico della vicenda. Con quell'intreccio di calciatori che giungono dalla Libia. 
Mala sorte, mala ciao - I tre calciatori finiti al centro dell'attenzione sono l'attaccante Hamdou Elhouni, il centrocampista Mohamed Al-Gadi e l'altro centrocampista Muaid Saleme Ali meglio noto come Muaid EllafiTutti e tre vengono ingaggiati dal Santa Clara (che quella stagione militava in Segunda) fra gennaio e febbraio del 2016, dopo aver militato nel club libico dell'Al-Ahly. Due fra loro, Elhouni e Al-Gadi, transitano prima dal Vitória Setúbal. Club in cui l'avvocato Diogo Boa Alma, attuale direttore sportivo del Santa Clara, è stato vicepresidente. Ma il solo Elhouni fa segnare una presenza significativa nel campionato portoghese, mentre gli altri due tornano rapidamente in patria. Per Elhouni inizia una traiettoria piuttosto bizzarra. A luglio 2016 viene acquisito dal Benfica, che lo tiene un paio di settimane aggregato alla squadra B e poi lo cede in prestito al Chaves. Lì il calciatore trascorre due stagioni, durante le quali il Chaves acquisisce il 30% dei diritti economici dal Benfica, a sua volta in possesso del restante 70%. E successivamente, a gennaio 2018, Elhouni viene trasferito al Desportivo Aves che ne rileva quel 30%. Nelle file dell'Aves il calciatore libico rimane per un anno solare, poi a gennaio 2019 viene ceduto all'Esperance Tunisi (nella foto dopo un gol) per 500 mila euro nel quadro di un affare che viene intermediato da Tiago Ribeiro, il fratello di Nuno Gomes. Proprio a margine di questa cessione si verifica una situazione strana, che ancora una volta viene segnalata da Paulo Curado su Público

Succede infatti che il Desportivo Aves incassi il 100% di quei 500 mila euro, quando in realtà detiene soltanto il 30% dei diritti. Il restante 70%, come dimostra Curado, viene acquisito nel successivo mese di maggio per 350 mila euro, a cessione avvenuta. O almeno così dicono i documenti ufficiali. Ma sia come sia, questo pasticciato meccanismo fa emergere problemi di carattere contabile e fiscale. 

Il complicato giro fra il Benfica e club minori del calcio portoghese come Santa Clara, Chaves e Desportivo Aves è al centro di un'inchiesta partita a gennaio 2018, denominata Mala Ciao. Scattata in conseguenza di una denuncia anonima proveniente “da Oporto” (un modo nemmeno tanto indiretto, da parte dei dirigenti del Benfica, per insinuare che la delazione provenga da ambienti portisti), essa indaga sull'ipotesi che il giro dei prestiti di calciatori messo su dal Benfica sia un modo per controllare i piccoli club portoghesi e foraggiarli in modo indiretto

L'inchiesta, come sovente capita nel contesto della giustizia portoghese, procede lenta ma procede. E le perquisizioni disposte lunedì 9 novembre sono in parte collegate. Ma sono molti altri i dossier da analizzare, in Portogallo. Continueremo a passarli in rassegna nei prossimi giorni.

(1. continua)

@pippoevai