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  • L'italoamericano Cauzo a CM: 'Voglio il Palermo per rifarlo grande, ho già scritto a Mirri'

    L'italoamericano Cauzo a CM: 'Voglio il Palermo per rifarlo grande, ho già scritto a Mirri'

    • Marco Tripodi
    La lunga lista di club italiani guidati da capitali statunitensi potrebbe presto aggiornarsi. Dopo la famiglia Platek, proprietaria dello Spezia, ecco imprenditore siculo-americano Antonio Cauzo. E’ di ieri, infatti, la notizia, rivelata in anteprima da noi di Calciomercato.com, dell’interesse di Cauzo per la proprietà del Palermo. Con la preventivata uscita di scena del socio di minoranza Tony Di Piazza, che dal prossimo 1° luglio darà l’addio al club rosanero, la società siciliana va incontro a un nuovo futuro. L’attuale azionista di maggioranza, Dario Mirri, si è dichiarato disponibile a valutare eventuali compagni d’avventura che sostituiscano Di Piazza al suo fianco ma si è detto anche aperto alla possibilità di cedere totalmente la società.
    Un’eventualità, quest’ultima, che troverebbe pronto Cauzo, come dimostra la mail esplorativa inviata ieri dai suoi legali a Mirri.
     
    Nato a Catania 35 anni fa, Cauzo dal 2007 si è stabilito in Florida dove come tanti nostri connazionali non solo ha inseguito il classico sogno americano ma parrebbe anche averlo raggiunto. Come spiega in esclusiva ai nostri microfoni: “Quando arrivai a Miami 15 anni fa avevo in tasca appena 600 dollari e non parlavo una parola di inglese. Cominciai a guadagnarmi da vivere facendo il cameriere e mettendo da parte più soldi possibili. La mia fortuna nasce da lì e da un paio di importanti investimenti immobiliari fatti grazie all’aiuto di colei che sarebbe diventata mia moglie. Con il tempo io e lei abbiamo sviluppato diversi business, diversificando i nostri campi d’azione, dall’immobiliarismo all’automotive, passando per la ristorazione e lo sport”.
     
    E ora si sente pronto per il grande salto, ossia quello di ritornare in patria da salvatore della stessa, giusto?

    Il calcio è la passione più grande che ho, fin da quando ero un bambino. E riportare il Palermo nella dimensione che gli compete, a lottare contro le grandi del Nord come Juve, Milan e Inter, sarebbe la realizzazione di un sogno. Così quando ho saputo della possibilità di diventarne azionista o proprietario non ci ho pensato molto. Mi sono consultato con i miei collaboratori e abbiamo deciso di uscire allo scoperto, mostrando come le nostre intenzioni siano davvero molto serie”.
     
    Certo che un catanese alla guida del Palermo non sarebbe proprio il massimo...

    ”Vero che tra i due capoluoghi c’è una rivalità storica ma io prima che catanese mi sento siciliano. E infatti sogno di rivedere al più presto non solo il Palermo ma anche le altre squadre della nostra isola presenti e protagoniste nella categoria che meritano di occupare. Magari rivivendo i fasti di una quindicina di anni fa quando le siciliane in A erano addirittura tre. E poi se Tacopina, che ha appena preso il Catania, ha origini palermitane io potrei riequilibrare i giusti rapporti...”.
     
    Nel giro di poche settimane diversi club italiani sono finiti nelle mani di imprenditori o fondi statunitensi. Ultimo, proprio oggi, lo Spezia. Ma come mai tanti americani stanno investendo nel pallone nostrano?

    “Innanzitutto molti di questi hanno origini italiane e pertanto hanno il calcio nel sangue. Qui negli Usa però il soccer, per quanto in crescita, non ha certo l’appeal della Serie A, per cui acquistare una società italiana è un sogno che molti, come me, coltivano fin da bambini. E poi c’è da considerare il momento contingente. Il coronavirus sta creando una grave crisi mondiale anche a livello economico, comportando grandi svalutazioni. Ciò non significa che il mercato sia fermo. Anzi. E’ proprio questo il momento giusto in cui chi vuole investire può farlo spendendo meno rispetto ad un periodo di stabilità”.
     
    Ma lei che esperienza ha nel mondo del calcio?

    “Di recente assieme ad altri investitori italiani e statunitensi abbiamo creato la prima accademia calcistica della Florida, il Miami Magic FC. Si tratta di una struttura che ricalca in pieno i modelli europei di formazione, crescita e valorizzazione di giovani calciatori. Una cosa semi-inedita da queste parti. Forse solo a Dallas e in California ci sono strutture simili alla nostra in tutti gli USA. L’obiettivo dell’accademia è quello di sviluppare al massimo una disciplina in grande ascesa come il soccer che tuttavia viene troppo spesso gestita in maniera quasi dilettantistica, anche ad alti livelli, tralasciando aspetti fondamentali nel miglioramento di un giocatore. Da questa struttura contiamo nel giro di pochi anni di far uscire i talenti futuri del calcio americano e magari di portarne diversi proprio a Palermo”.
     
    Insomma, sembra proprio convinto ad investire nel club rosanero...

    “Certo, anche se la cosa ovviamente non sarà così semplice. Innanzitutto aspettiamo un riscontro da parte di Mirri e poi, in caso di risposta positiva, si dovrà procedere a tutte le necessarie incombenze del caso, a cominciare dall’analisi dei conti societari. Ma queste sono cose da commercialisti. Sono certo che se Mirri ce ne darà la possibilità faremo grandi cose”.
     

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