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Edoardo Ceria (foto media.foxsports.itrappresenta in un solo giocatore tutti i progetti del settore giovanile della Juve. Fa parte di quei ragazzi diventati protagonisti dell'altro mercato, quello parallelo e non direttamente legato alla prima squadra, con la sua cessione in comproprietà all'Atalanta nell'ambito delle operazioni Barlocco e Cais. Fa parte di quei ragazzi che nati attaccanti sono stati provati e rimangono monitorati per un futuro da esterni bassi. Soprattutto, fa parte di quei ragazzi protagonisti della prima infornata di prestiti all'estero che sempre di più è destinata a diventare un marchio di fabbrica dell'area gestita da Federico Cherubini e Stefano Braghin. È quindi cominciata dalla Jupiler League (seconda divisione) in Olanda con la maglia del Den Bosch l'avventura da professionista di Ceria, classe '95 nato a Biella e trasferitosi alla Juve ad appena dodici anni.

Ceria, qual è il bilancio di questa prima esperienza da prof?
"Ottimo sotto tutti i punti di vista. Quando mi è stata proposta questa destinazione ho detto sì senza pensarci troppo, ed ora sono contento di aver scelto l'Olanda, qui danno grande spazio ai giovani se meritano. D'altronde, al di là del campionato, sapevo che in questa stagione avrei avuto bisogno di giocare, la continuità alla mia età è fondamentale. A Den Bosch ho trovato l'ambiente ideale, fin qui ho collezionato una trentina di presenze quasi tutte da titolare segnando anche quattro gol a inizio stagione. In campionato siamo partiti molto bene, abbiamo avuto un calo e cambiato l'allenatore ma ora siamo in ripresa (da Ruud Kaiser a René van Eck, ndr). Diciamo che come prima volta non potevo chiedere di più".

 

Come valuta la decisione della Juve di puntare tanto sui prestiti all'estero?
"Si tratta di una scelta giusta e di grande prospettiva. L'ho capito io in prima persona, in altri paesi si impara e si cresce più in fretta che in Italia dove c'è troppa ansia da risultato. Il nostro è sicuramente un test positivo, siamo venuti in tre dalla Juve (con lui anche Kabashi e Penna, ndr) ed abbiamo imparato un nuovo calcio completando un percorso iniziato in anni di settore giovanile".

 

In Olanda, come in gran parte d'Europa, la seconda squadra è una realtà preziosa. Farebbe comodo anche in Italia?
"Sarebbe un grande passo in avanti per tutto il movimento. Le grandi squadre giocherebbero in Serie B facendo crescere i loro giovani senza doverli necessariamente mandare via, monitorandoli quotidianamente e continuando un progetto tecnico ben preciso. E anche le piccole società avrebbero un confronto continuo con realtà importanti".

Dove sarà Ceria l'anno prossimo?
"Anche se non c'è ancora nulla di definito, sento che mi piacerebbe tornare in Italia per mettermi alla prova con il nostro calcio. Ora sono più pronto e maturo, sotto ogni punto di vista. Prima però dovrò vedere cosa decideranno di fare Juve ed Atalanta, essendo anche io tra gli ultimi giocatori legati da una comproprietà. In entrambi i casi si tratta di società che credono in me, ho davanti a me un contratto di altri tre anni che mi consentirà di lavorare e crescere con la dovuta serenità. Certo, dopo sette anni di Juve, il sogno è quello di indossare di nuovo quella maglia prima o poi...".

L'infortunio di Mattiello è stato uno shock. Come lo avete vissuto?
"Siamo cresciuti insieme fin da quando eravamo nei Giovanissimi, siamo grandi amici. Il suo infortunio è stato una brutta mazzata per tutti quanti noi, stava vivendo un sogno e si è dovuto svegliare nel peggiore dei modi. Ma sono convinto che saprà rialzarsi più forte di prima. E chissà, magari un giorno potremo tornare a giocare insieme".


Nicola Balice