Lacrime sabaude. Mentre Allegri veniva gentilmente accompagnato alla porta d’uscita, qualcuna n’è stata versata per strada, anche se quello davvero più dispiaciuto è sembrato proprio il diretto interessato, ovvero Max, il quale magari non si aspettava di dover fare le valigie dopo la conquista del suo quinto scudetto consecutivo alla Juve. Dalla sua parte era rimasto il solo Presidente Agnelli, e non era poco, ma non è bastato per riconfermagli il posto. Perché pure il Numero Uno, “aldilà di quanto dichiarato in un certo momento anche sull’onda dell’emotività” ad un certo punto ha capito di non poter trattenere un allenatore inviso al resto della dirigenza e parte dello spogliatoio. L’assenza non trascurabile del vicepresidente Pavel Nedved alla conferenza stampa d’addio fa intuire il clima creatosi nelle ultime settimane attorno alla panchina, e la diplomatica scusa degli “impegni di lavoro”in Cekia sa appunto di comodo alibi.

Era presente invece Fabio Paratici, responsabile dell’area sportiva e pure lui, come Nedved, sostenitore della linea del cambiamento. Alla quale si è allineato pure Andrea, mettendo però bene in chiaro una cosa: mi avete convinto a cambiare “dopo un’approfondita analisi da parte di un gruppo di professionisti” ma mi auguro sia stata la mossa giusta. “La direzione sportiva è in capo a Paratici e lui ha la responsabilità delle scelte tecniche” come tale,dopo aver chiesto il licenziamento di Allegri, ora non può sbagliare la scelta del successore. Insieme a Pavel. Alla Juve si ragiona d’azienda, il singolo non prevale sul team, però poi servono i risultati, soprattutto quando convinci il Capo ad assecondare le tue richieste.

Postilla a margine: a gennaio scorso Paratici ha incontrato a Manchester Guardiola, chiedendogli la disponibilità a trasferirsi alla Juve. L’ha ottenuta, ma non per la prossima stagione. E infatti, quando i cronisti inglesi gli domandano se lascerà il City, Pep risponde (pure seccato) che per la prossima stagione non se ne parla proprio.

Resta quindi da capire la strategia Juve: si aspettano i comodi del signor Guardiola, o si pianifica un nuovo progetto, indipendentemente dal Pep? Quindi, si va su un traghettatore o direttamente su un profilo di livello per continuare a vincere e puntare a quella cosa là?

Potenziali allenatori in transito potrebbero essere (condizionale indispensabile) Simone Inzaghi e Mihajlovic, di sicuro non Conte, non Deschamps (che non lascerà comunque la Francia nell’anno dell’Europeo), non Pochettino, e neanche Sarri.

La Juve può decidere con calma, considerando che la stagione in corso è ormai già archiviata e Allegri non ha opposto resistenze al divorzio (la buonuscita gli frutterà un altro bel gruzzoletto, così come al suo staff). Prima però di chiudere i colpi di mercato, almeno un ok da parte del nuovo tecnico sull’allestimento della nuova rosa servirà, anche se in gran parte verrà riconfermata. 

Quindi, avanti con giudizio ma senza perdere troppo tempo. “Un allenatore ci sarà, di questo potete essere tutti tranquilli” ha rassicurato tutti Agnelli, passando poi la palla a Paratici. Il quale avrà  a disposizione un solo pallone per fare gol.