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Tanto per iniziare, diamo una notizia: le regole sui falli di mano in area NON sono state modificate. L’International Football Association Board, unico organo deputato alla riscrittura, non lo ha fatto, e quindi il regolamento è rimasto quello di sempre (è cambiato solo per i falli di mano in fase offensiva, si vada pure a controllare). Chi continua a sostenere che le regole sono cambiate dice il falso. Semmai è stata l’AIA a fare casino introducendo delle “linee guida” che, anziché aiutare i direttori di gara, stanno mandando tutti in confusione.

La regola del “pallone colpito con braccio lungo il corpo, non è sanzionabile come fallo” resta quindi valida. Eccetto per chi si è incaponito sul contrario e insiste nell’affermare che ormai “con le nuove regole” (che non esistono) ogni palla toccata dentro l’area, con la mano o col braccio, determini un calcio di rigore. Proprio quello che vanno sostenendo al Torino il presidente Cairo, il DG Comi e il capitano Belotti: tutti arciconvinti di essere stati defraudati di un rigore sacrosanto per l’ennesimo tocco di mano in area di De Ligt.

A Lecce l’hanno dato, stavolta no, e non se ne capisce il motivo” sostengono in coro. Perché, aggiungono “il braccio è largo!”. Bisognerebbe però capire cosa intendano Cairo, Comi e Belotti con “largo”. Di quanti centimetri il braccio deve staccare dal corpo per poter essere ritenuto “largo”? Basterebbe la logica, che molti purtroppo – per evidente convenienza – non usano. Pure a Lecce sono stati sollevati dubbi sulla legittimità di quel rigore fischiato contro la Juve, ma ai dirigenti del Toro interessa zero: è stato dato rigore lì, andava  assegnato quindi pure sabato. Se ha sbagliato Valeri, doveva sbagliare anche Doveri. Il teorema perfetto dell’utilitarista modello. Non correggiamo gli errori, perpetriamoli. Al massimo ci rimette solo la Juventus, e siamo tutti contenti. Tanto la Rubentus, con tutti i favori di cui ha beneficiato nella storia, è giusto che paghi. Questa è obiettività, se provi a contestarla sei un giornalaio prezzolato da Agnelli.

Appiccicatemi tutte le etichette che volete, io non mi faccio prendere per i fondelli. Il braccio di De Ligt non è “largo” ma molto vicino al corpo, e non si muove nemmeno verso il pallone nel tentativo, anche solo istintivo, di colpirlo. Basta osservarlo con gli occhiali della vera obiettività, non quella camuffata da pseudo-conoscitori di un regolamento inesistente, o semplicemente adattato ai propri bisogni. Perché, lo ripeto per l’ennesima volta, non esistono nuove regole sui falli di mano in difesa. Ed è una balla colossale sostenere, pure con pervicacia, che ormai ogni tocco di braccio in area sia in automatico calcio di rigore. Non è affatto così. Nel derby l’arbitro non ha fischiato rigore contro la Juve proprio perché la regola non è cambiata, è sempre la stessa. E non è andato nemmeno a rivedere l’episodio al VAR perché non rientra nella casistica di “chiaro ed evidente errore. Nella cabina VAR lo hanno giudicato alla stessa maniera del direttore di gara, e non l’hanno quindi invitato a riguardarselo alla VAR rewiew. Ma tanto Cairo, Comi e Belotti, insieme a tutti i tifosi del Toro - e delle altre squadre, accodati dietro di loro- non se ne convinceranno mai. La Juve ruba e il campionato è falsato, come ritengono pure i 12 deputati napoletani, con tanto tempo da perdere, che hanno presentato un’interrogazione in questo senso al Ministro dello Sport.

E siccome ci si concentra sempre e solo sugli episodi contro la Juventus, poi si perdono di vista quelli di cui si avvantaggiano i suoi avversari, ma sui quali cala sempre il silenzio: vedi una possibile spinta proprio di Belotti a Bonucci nell’azione incriminata del mani di De Ligt, un potenziale secondo giallo non estratto a Baselli per reiterati falli sui giocatori juventini in fase di ripartenza. In quei casi Doveri si era dimenticato di favorire la Rubentus?