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Non provo antipatia nei confronti di Maurizio Sarri, anche se lo critico. Anche se continuerò ad avere dubbi possa essere lui l’allenatore giusto per la Juventus. Nonostante si scaccoli, mastichi i filtri delle sigarette, dica le parolacce e si tocchi gli attributi in diretta tv o in conferenza stampa. Finora non l’avevo mai visto fare da nessuno dei suoi predecessori sedutosi su quella panchina, e faccio un’enorme difficoltà a capire come possano gli Agnelli e gli Elkann tenersi a libro paga uno così. Però - per usare la sua ultima colorita espressione - non mi sta lo stesso sui coglioni, perché se vince sopporto tutto. Ho sempre giudicato un allenatore sui risultati, e non se si attiene al bon ton (ma alla Juve è importante pure quello).

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Con molta probabilità, sarò invece io  a stargli sui maroni, dato che faccio il giornalista e Maurizio non mi pare abbia un’alta considerazione della categoria. Per un motivo molto semplice: non accetta di essere messo in discussione. A maggior ragione ora che sta per appuntarsi sulla polo blu madida di sudore (sempre quella) il primo scudetto della carriera, il nono consecutivo della Juventus. Il primo trofeo che conta nel palmarés di un allenatore, con tutto il rispetto per le promozioni ottenute col Sansovino. Un tricolore vinto grazie ai gol  e agli assist  realizzati da Ronaldo e Dybala ed ai  colpi a vuoto delle inseguitrici, soprattutto nel post lockdown, di sicuro non per effetto dello spettacolare Sarriball, quasi mai visto durante l’intera stagione. 

Siccome potrà fregiarsi del titolo di campione d’Italia, non gli interessa leggere o ascoltare opinioni sul proprio lavoro. Materia, il calcio, su cui pretende di saperne più di noi giornalisti, che di calcio comunque scriviamo e quindi qualcosina ne mastichiamo, a quanto par troppo poco per essere degni della sua attenzione. Non oso pensare cosa pensi dei tifosi, che in quanto a critiche sono spesso più pesanti degli stessi giornalisti. I quali non lo criticano a vanvera, ma misurano la sua prima performance in bianconero anche sulla scorta di dati oggettivi: meno punti in classifica rispetto alla Juve di Allegri, meno reti fatte, più gol subiti. “Ho i dati per per saperne di più di chi esprime un’opinione” sostiene lui,  ma chissà se tra quei  numeri ci saranno pure questi. Ciò nonostante, Sarri non mi sta ancora sui coglioni.

Inizierà a starmici se dovesse mai uscire dalla Champions col Lione, se la prossima stagionequando gli avranno finalmente acquistato tutti i giocatori che chiede (Jorginho, Milik, Allan, Locatelli, Emerson Palmeri) - non mi farà vedere uno straccio di gioco che possa essere definito tale, se non sarà i grado di rivincere lo scudetto, se in Europa la Juve dovesse uscire ai gironi. 
A quel punto si, Sarri mi starà sui coglioni. E insieme a lui tutti coloro i quali avranno cercato di convincermi che sia un grande allenatore.