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Dopo aver ascoltato lo sfogo a ruota libera di Maurizio Sarri su SportItalia (a proposito, complimenti al collega Pedullà)  la domanda di fondo resta sempre la stessa: com’è stato possibile che un personaggio come lui abbia potuto allenare la Juventus, anche soltanto per un’unica stagione? La perfeziono ulteriormente: com’è stato possibile che alla Juventus possano aver deciso di assumere uno come Sarri? La fisica dice che i poli opposti si attraggono, in questo caso abbiamo assistito però a qualcosa di totalmente contro natura,  evidenziato in modo ancora più netto ed inequivocabile proprio da questa intervista.

L’uomo che mostrò il dito medio ai tifosi juventini non poteva che scaricare di tutto contro la Juve alla prima occasione utile, come ha appunto fatto davanti alle telecamere di SI. Non appena si è svincolato dalla sua ex squadra, incassato fino all’ultimo euro dovutogli e firmato per la Lazio. Chiamatela come volete, schiettezza o sfrontatezza, ma questo è Sarri. Uno abituato ad andare in giro in tuta e che qualcuno provò ad infagottare in un abito blu, rendendolo goffo anziché elegante. Perché l’abito non farà mai il monaco, a maggior ragione se trattasi del mister di Figline. 

L’ultimo al quale Agnelli, Paratici e Nedved avrebbero dovuto pensare per la panchina della Juventus. Invece no, volarono fino a Baku, la sera prima della finale di Europa League 2019, per strappargli il si e fargli poi sottoscrivere un contratto-capestro triennale da 5 milioni netti a stagione, compresa una buonuscita garantita di 2.5 nel caso di mancata conferma al terzo anno. Sarri è stato esonerato dopo la prima annata, nonostante uno scudetto vinto, quindi immaginate il bagno di sangue finanziario al quale è stato sottoposto il bilancio bianconero
E dopo tutto questo, Agnelli and friends hanno dovuto pure sentirsi dire che si era divertito di più a Napoli - dove non vinceva nulla - piuttosto che nel suo unico anno (vincente) alla Juve; che a Torino non si organizzò nemmeno una cena per brindare tutti insieme allo scudetto conquistato nel 2020 mentre la scorsa estate festeggiarono per un quarto posto; che la Juve non è obbligata a vincere la Champions perché ci sono almeno 9 club in Europa che hanno più risorse economiche e possibilità di lei; persino che c’è poco da fare sfottò sul famoso scudetto perso in albergo (quello del 2018/19) perché lui resta dell’idea che il Napoli lo perse  proprio per gli episodi dubbi verificatisi in quell’ultimo Inter - Juve. Insomma, nei confronti di Madama, zero gratitudine ma solo tanti sassolini da togliere delle scarpe.

Dopo averci lavorato ed essere stato lautamente e puntualmente pagato, Sarri  pare conservare della Juventus la medesima considerazione che aveva a Napoli: un club triste, ricco ma non abbastanza e spesso aiutato dagli arbitri. Questo lo rende un’icona dell’antiuventinismo, e non solo a Napoli. Chiudo come avevo cominciato, con un’altra domanda: se la Juventus era una squadra inallenabile ed aiutata dai direttori di gara, perché Sarri accettò di allenarla, cedendo alla corte di Agnelli?  Perché è un incoerente, un vanaglorioso o, più semplicemente, un venale?