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"Il ferro si batte finché è caldo". La storia di Andrea Compagno si riassume in una massima. Classe ’96, professione attaccante, è nato a Palermo e ha scelto i Balcani per dare una svolta alla carriera: "Volevo una sfida e l’ho trovata, qui sono rinato". Il "qui" è Craiova, Oltenia, sud-ovest della Romania. Ieri antica fortezza dacica lungo le rotte commerciali dall’Oriente, oggi città universitaria con vista sul pallone: "Avevo intuito che l’occasione potesse fare al caso mio, in Italia non ero più me stesso". Dopo anni da centravanti girovago tra i campionati dilettantistici, Compagno ha lasciato la penisola per un’esperienza all’Fc U Craiova, in Liga I, nella massima serie del campionato rumeno. Dove oggi guida la classifica marcatori grazie a 5 gol messi a segno nelle prime 5 gare. 

RIPARTIRE - "E adesso non mi fermo. Volevo un’opportunità. I fastidi al ginocchio mi hanno tormentato per anni, quando li ho risolti sono diventato un altro giocatore". Cresciuto nelle giovanili di Palermo e Catania, Andrea ha lasciato l’Italia nel giugno 2020 dopo diverse stagioni in Serie D, tra Sicilia, Piemonte e Sardegna: "Il problema alle cartilagini ha inciso molto su un giocatore con un fisico pesante come il mio (194 cm d’altezza x circa 80 kg, ndr). Limita negli allenamenti e fa soffrire, ma il segreto è vivere ogni esperienza con professionalità. Anche quando con il pallone guadagnavo 400 euro al mese, l’ho vissuta pensando di giocare in Champions League".

AI PIEDI DEL TITANO - La svolta prende forma nell’agosto 2018: "Al Tre Fiori, società di San Marino. Spesso si va in contesti del genere a fine carriera, per divertirsi e star tranquilli. Io di anni ne avevo 22 e mai avrei pensato che sarebbe diventato il mio trampolino di lancio". Con 37 gol in 41 presenze, le prove di ripartenza: "Ho segnato pure in Europa League, condividendo lo spogliatoio con un campione del mondo come Zaccardo. Per alcuni compagni il calcio lì era un hobby, ma Cristian ha mostrato umiltà in ogni occasione. Mi pento solo di non avergli chiesto qualche aneddoto sul Mondiale 2006, sarebbe stato divertente".

E DUNQUE, ROMANIA - All’ombra del Monte Titano, avanza una consapevolezza. "Dopo la rinascita fisica e mentale, serviva fare uno step ulteriore. Ma in Italia, c’era poco oltre alla Serie D". E dunque? Romania. "Un’esperienza nata grazie al mio procuratore, quasi per caso, e in cui ho messo convinzione. Sentivo che con una buona stagione, andando magari in doppia cifra, le cose sarebbero cambiate". Dal desiderio alla realtà. "La società è ripartita dalla quarta serie per alcune vicende giudiziarie. Io sono arrivato con la squadra in seconda divisione, saltando tre mesi per un problema al collaterale. Poi sono rientrato e abbiamo vinto il campionato. Alla prima stagione in A, ho fatto 12 gol e mi sono guadagnato sul campo il rinnovo del contratto. Ora puntiamo a raggiungere i playoff". 
CON E CONTRO… MUTU - La speranza è viva, con la squadra al momento a metà classifica, grazie alle reti di Compagno e alla spinta del pubblico di casa: "Prima dell’ultimo derby, più di 200 tifosi hanno assistito all’allenamento, ci hanno dato una bella carica. In Romania, il calcio è vissuto con amore, ci sono piazze che per calore ricordano il Sud Italia e si gioca in stadi all’avanguardia, spesso davanti a oltre 30.000 persone. Rispetto ai campionati top manca qualcosa, ma il livello cresce con giocatori o tecnici importanti". Alcuni, vecchi protagonisti in Serie A: "Come Adrian Mutu, uno che non passa inosservato (ride, ndr). L’anno scorso era il nostro allenatore, ma ho lavorato poco con lui per la rottura del collaterale. Dopo pochi mesi è andato ad allenare il Rapid Bucarest, contro di loro abbiamo vinto e ho fatto una doppietta". 

PORTAFORTUNA - Il vizio del gol è oggi accompagnato da un portafortuna: "La storia è curiosa. Ero a Craiova da pochi giorni e il magazziniere del club mi aveva chiesto quale fosse il mio numero preferito per la maglia. Il 9 era occupato, io non conoscevo quasi per niente la lingua ed è venuto fuori il 33. Ma sono credente e per ora porta bene, quindi me lo tengo". L’avventura in Romania di Compagno parte con coordinate ben precise. "La novità non mi fa paura, anche in Italia avevo girato molto. Mio padre Rosario ha messo insieme quasi 300 partite tra i professionisti, io mi sono innamorato del pallone seguendolo per tutta la penisola, insieme a mia madre. Lasciare la Sicilia non è stato facile, ma è l’ultima chance per cominciare a correre. E poi sono in una bella città, simile all’Italia in tante cose". Qualche problema solo all’inizio: "Nei primi giorni ho avvertito la pressione, non sapevo come muovermi e sentivo addosso troppe aspettative. Oggi so di essere apprezzato come calciatore e come persona, è la cosa più importante". 

"ITALIA, CI VEDIAMO" - Nonostante le mancanze: "Amici, famiglia, vacanze. Sono di Palermo e il mare per me è vita, ma qui il campionato finisce a inizio maggio e con la stagione si riparte a giugno, tornare è sempre complicato. Tra amici e familiari, chi è che prende ferie in quel periodo (ride, ndr)? Mi manca andare in spiaggia tutti insieme e non lo nego, ma se si insegue un sogno cambiano le priorità". L’Italia, intanto, rimane sullo sfondo. "Avere una bella occasione resta l’obiettivo, in fondo è per la Serie A che ho iniziato a giocare a calcio. Tante cose nella mia vita sono arrivate in maniera inaspettata. Se è destino, succederà anche questo. Per ora, il lavoro è appena cominciato e ci sono obiettivi da centrare". Un gol per volta.