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Amici nemici, o forse sarebbe meglio chiamarli rivali. Pirlo sulla panchina bianconera, Conte su quella nerazzurra (a patto che resti). E pensare che la carriera da big dei due, quando ancora indossavano gli scarpini, era iniziata a maglie invertite. Oggi il loro rapporto va al di là del calcio, uniti dalle esperienze in campo sportivo, Conte e Pirlo sono diventati amici veri.  

L'OBBLIGO DI MAROTTA - Incredibili intrecci del destino, se consideriamo l’accoglienza riservata dal tecnico al centrocampista al momento del suo arrivo in bianconero. Conte non voleva Pirlo, ritenuto inadatto al suo 4-2-4 (ai tempi era questo il sistema di gioco cui si affidava). Marotta non ascoltò ragioni e impose il calciatore. Un po’ quello che sta accadendo oggi con Eriksen. Stessa storia, con moduli diversi. L’azzurro si trasformò a breve nel  faro di quella squadra divenuta poi campione d’Italia, battendo il Milan di Ibra. 

L'SMS DI CONTE - Nacque un rapporto intenso. Conte seguiva Pirlo anche nella vita privata, tanto che a Torino si sprecano gli aneddoti simpatici. Come quella volta in cui Andrea si trovava in centro a bere qualcosa con la sua compagna e, casualmente, Antonio passava dalle stesse parti. Un saluto veloce “Ciao Andrea”, “Buonasera mister”. Poi il tecnico si dileguò. Dopo pochi minuti un trillo molesto del cellulare segnalava a Pirlo l’arrivo di un messaggio. Il calciatore spostò lo sguardo verso lo schermo dello smartphone e lesse “Andrea, stai mollando?”.  Firmato Antonio Conte.  
AMICI GIURATI - Erano le preoccupazioni di un tecnico che desiderava sincerarsi su quanto un suo calciatore, probabilmente il più importante, fosse già sintonizzato sugli allenamenti dell’indomani. Forse tormenti eccessivi, visto che non parliamo di un night ma di un crodino in piazza. Almeno stando al racconto. Confidenze che un capo sa di potersi prendere con uno che reputa un “suo uomo”. Messo alle spalle l’avvio complicato, tra i due esplose una totale sintonia, che non poteva ancora sfociare in vera amicizia in virtù di quelli che erano i ruoli. Tuttavia, entrambi sapevano che era solo questione di tempo. 

DIFFERENZE - Oggi Pirlo si ispira a Conte e lo dice senza pensarci su due volte. Affermazione che aumenta la curiosità di vederlo allenare, perché al di là della stima, i due sembrano uno l’opposto dell’altro. Andrea ha la faccia del vivi e lascia vivere, Antonio al contrario, in regime di lavoro, al massimo ti lascia sopravvivere. E poi c’è quel 3-5-2, modulo che Conte non vuole abbandonare per nessun motivo al mondo, neanche di fronte a Eriksen. Pirlo partirà dalle stesse basi? Ulivieri che lo conosce bene (è stato suo professore al corso per allenatori) è sicuro di no. 

Sarebbe bello vederli lottare per lo stesso obiettivo sotto diverse bandiere. Sarebbe, appunto. Perché il futuro di Conte è tutt’altro che certo. E chissà quali sentimenti gli ha suscitato la promozione di un suo allievo a tecnico della Juventus.