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Ormai celebre è la formula magica confezionata da Opta per Mattia Caldara: “10 gol negli ultimi due campionati di Serie A, solo Marcos Alonso (13) e Sergio Ramos (11) hanno segnato di più nello stesso periodo tra i difensori nei top-5 campionati europei. Marcatore”. Un dato molto eloquente, esaltante per i tifosi rossoneri che ora lo abbracciano inaspettatamente, in seguito all’esito della maxi-operazione che al Milan ha portato pure il Pipita. L’incanto della formula rischia però di oscurare un’altra verità, forse un po’ meno di moda, rilasciata sempre dalla stessa fonte: “Leonardo Bonucci è l’unico difensore ad aver segnato almeno 2 gol in ognuno degli ultimi cinque campionati di Serie A. Pericoloso”.

Allora andiamo a vedere come se la passava Caldara prima del biennio d’oro con Gasperini (i tre anni precedenti), e lo facciamo giusto per provare a pareggiare i termini del confronto. Ci accorgiamo che il vizietto del gol era sempre presente, altrettanto pronunciato. Nella stagione 2015/16, col Cesena di Drago, in B, ne ha fatti 3; l’anno prima, a Trapani, 2, mentre nel 2013/14, quando giocava ancora nella Primavera dell’Atalanta ben 4. Insomma, con le dovute proporzioni, anche Caldara negli ultimi cinque anni ha dimostrato costanza sotto questo punto di vista, non si è trattato certo di un exploit.

Juve e Milan si sono scambiati di certo parecchi gol, e la cosa è alquanto singolare visto che stiamo parlando di difensori centrali. Naturalmente, poi, si sono passati anche molto altro: l’esperienza per la gioventù (malgrado qualcuno abbia già da tempo soprannominato Caldara il “giovane-vecchio”), un playmaker per un libero old style (c’è chi ha paragonato Caldara a Scirea..), il presente per il futuro, un’opzione tattica di lusso per un centrale più squadrato, la BBC per tutto ciò che BBC non potrà mai essere, e chi più ne ha più ne metta. In questo pezzo cercheremo di soffermarci in particolare sui cambiamenti che dovrà affrontare Caldara passando dalla difesa a tre di Gasperini (un universo parallelo) alla linea a quattro di Gattuso.
 
IMPOSTARE A QUATTRO – Intendiamoci, sarebbe stato un argomento valido anche per la Juve di Allegri, se Caldara non avesse abbandonato la tournée americana. A parte la concorrenza, infatti, l’ex numero 13 dell’Atalanta avrebbe dovuto affrontare situazioni come queste qui sotto, in un certo senso nuove per lui. Due centrali aperti in impostazione, con Pjanic vertice basso di centrocampo. Come vedete la giocata scelta da Caldara è molto umile, al limite del superfluo. Nel 4-3-3 del Milan lo scenario non sarà poi tanto diverso.  
 

 
Caldara ora arriva in un club dove il suo ruolo era occupato da un playmaker: Bonucci. Quasi sicuramente la circolazione del pallone si normalizzerà, diventerà più lineare, più corta. Meno lanci, meno azzardi rispetto a quel che faceva Bonucci. Il pallone potrà forse viaggiare più veloce ma su binari più prevedibili. Non è un caso se con l’arrivo di uno scattista come CR7, la Juve si dota di un lanciatore in più, un difensore che lo possa servire direttamente, nello spazio, appena alzata la testa. Una funzione che Caldara, evidentemente, non poteva svolgere. Serve un bagaglio importante per assistere Sua Maestà.
 

 
Certamente condizionato dalla trattativa in corso, dai carichi, dalla forma fisica, ecco però un errore marchiano di Caldara in Benfica-Juventus, la sua prima e unica da titolare in maglia bianconera. Palla persa in costruzione, pressato, e ripartenza pericolosissima delle Aquile. Sì, in una difesa a quattro aumentano i compiti quando la squadra è in possesso. 
 

 
IMPOSTARE A TRE (NELLA DEA) – Va detto infatti che, sebbene Bonucci e Caldara abbiano entrambi giocato da centrali in una difesa a tre, quel che cambiava era l’interpretazione (di squadra e del singolo). E l’interpretazione, nel calcio come in tutto il resto, dipende strettamente dalle caratteristiche del contesto e dell’interprete. Caldara infatti non è propriamente un playmaker, non si è certo segnalato come fulcro, come colui che avviava la manovra di Gasperini. Anche perché è il gioco stesso di Gasperini che non prevede registi lungo l’asse centrale del campo, né in difesa né in mediana. Impostavano molto di più Toloi e Masiello, per intenderci. Spesso e volentieri estromettendolo strategicamente per raggiungere al più presto la superiorità numerica in fascia.
 

 
Caldara ora nel Milan si vedrà costretto ad aumentare il numero di tocchi e passaggi per partita, inevitabilmente. Dovrà perciò alzare la soglia di attenzione, virtù che certo non gli manca (anzi!), anche quando avrà il pallone tra i piedi, e non più soltanto (e tendenzialmente) per andare a chiudere i buchi lasciati dai compagni di reparto, come un libero moderno. E’ questo un nuovo scenario per lui, una nuova sfida.

Bisogna poi sottolineare come tanto Caldara con Masiello, quanto Romagnoli con Bonucci, entrambi perdono una guida, un riferimento sicuro d’esperienza e d’età. Chi dei due milanisti allora prenderà in mano la difesa? E’ possibile che dopo una fase iniziale di trasmissione di saperi, in cui Romagnoli assumerà provvisoriamente la funzione di guida della retroguardia, Caldara, per caratteristiche e per intelligenza tattica, cominci via via a comandare più o meno direttamente la linea a quattro di Gattuso.    
 
LA LINEA DI RINGHIO – Detto questo, non si dimentichi la distanza che separa una squadra di Gasperini, parlo di identità di gioco, da qualsiasi altro gruppo di giocatori, compreso quello allenato da Gattuso. Non è soltanto una questione di moduli. Mentre il Milan si schiera con un 4-3-3 ben fatto, ma piuttosto comune quanto a principi, la Dea riempie il 3-4-1-2/3-4-3 di uno spirito e uno stile personalissimo. Caldara, che di questo spirito è ormai impregnato, dovrà riabituarsi a una linea molto più rigida e compatta. La scelta del fuorigioco non sarà più tendenzialmente una risorsa individuale (come con Gasperini), sarà ancor più una questione di reparto (vedi sotto). Caldara inoltre non avrà più la compagnia e la copertura di altri due centrali (più eventualmente uno o due laterali a seconda delle circostanze), dovrà guidare un reparto dove c’è parità tra terzini e difensori puri. Cosa che, ancora una volta, lo costringerà ad assumersi molte più responsabilità nelle singole scelte difensive. 
 

 
GASPERINI STYLE – Confrontate il comportamento della difesa del Milan contro l’Inter (immagine sopra) con quello mostrato qui sotto dalla retroguardia orobica nel match di Bergamo contro la Juve. A prima vista sembra un’opposizione tra ordine e disordine. In realtà lo stile di Gasperini prevede l’uscita forte sull’uomo dei centrali laterali (qui Palomino e Masiello), una richiesta che spezza e scagliona automaticamente i tre dietro (significativa anche la posizione di Spinazzola). Non è anarchia, è solo un altro modo di difendere. Un altro mondo, dal quale Caldara è chiamato ad uscire al più presto, conservando solo quanto potrà tornargli utile con Gattuso. Ad esempio la spiccata abilità nell’anticipo e nel difendere in avanti. 
 

 
CALDARA A QUATTRO – In realtà, universo Gasperini a parte, Caldara a quattro ci ha sempre giocato. Per chi non volesse tornare indietro di due anni, potremmo citare l’esperienza all’Europeo Under 21 con Di Biagio, nel giugno 2017.  Eccolo qui sotto contro la Germania in coppia con Rugani, e al fianco tra l’altro del terzino rossonero Conti. Nel Milan, potrebbe riproporsi una catena di destra per 3/4 di giocatori ex Atalanta (Caldara, Conti, Kessié).
 


Ai più curiosi dedichiamo infine un’immagine tratta dal campionato di Serie B 2014/2015. Terza giornata, Trapani-Cittadella. I primi 90 minuti di Caldara in serie cadetta. Il difensore girato in prestito dall’Atalanta viene schierato da mister Boscaglia in una linea a quattro, sul centrosinistra. Sempre a quattro, l’anno dopo, lo impiegherà Drago nel Cesena, dove peraltro giocava anche Kessié.