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Sembrano lontani anni luce i tempi delle spese pazze del nuovo Monaco del magnate russo Dmitrij Rybolovlev, intenzionato a riportare la squadra del Principato nell'elite del calcio francese e poi di quello europeo. Il recente acquisto di Stephan El Shaarawy dal Milan per 18 milioni di euro complessivi (2 per il prestito, 16  per il riscatto obbligatorio dopo la 15a presenza) è l'ultimo di una serie di investimenti che testimoniano la voglia di dare nuova linfa al progetto passando dall'ingaggio di campioni in erba.

DA FALCAO AL RIDIMENSIONAMENTO - Nell'estate 2013, l'allora tecnico Claudio Ranieri si vide recapitare in un colpo solo Radamel Falcao, James Rodriguez, Joao Moutinho, Geoffrey Kondogbia, Jeremy Toulalan e Ricardo Carvalho per una spesa complessiva di 155 milioni di euro, ma non bastò per interrompere la leadership del Paris Saint Germain. Un secondo posto che è valso comunque il ritorno in Champions League a distanza di 10 anni dall'exploit della stagione 2003/2004, quando la formazione guidata da Deschamps si arrese in finale al Porto di Mourinho, ma che ha da subito imposto una drastica riduzione del budget di mercato e delle spese per non infrangere i principi del Fair Play Finanziario

LARGO AI GIOVANI - E allora via Falcao in prestito al Manchester United, Riviere al Newcastle per quasi 7 milioni e soprattutto la cessione per 80 milioni di euro di James Rodriguez al Real Madrid. Il Monaco decide così di intraprendere una nuova politica, più votata all'ingaggio di giovani potenziali campioni, molti dei quali nella sfera di interesse del potente procuratore portoghese Jorge Mendes, ma anche rivolta ai migliori talenti del calcio francese. Tre soli colpi ma di sostanza, come il fantasista portoghese classe 1994 Bernardo Silva, che al Benfica non vedeva il campo e che viene pagato quasi 16 milioni, poi il possente centrale del Tolosa Abdennour per 13 e il centrocampista classe '94 del Rennes Bakayoko. Un occhio al bilancio, grazie alle remunerative cessioni dei calciatori più richieste, e uno ai risultati, come dimostrano il terzo posto dell'ultima stagione (che vale l'accesso al playoff di Champions League) e un cammino in Champions che si arresta ai quarti di finale per mano della Juventus.
LA RIVOLUZIONE DEI '95 - Ma l'estate che è appena iniziata ha impresso un'ulteriore spinta verso un nuovo corso, con le partenze di due giovani stelle come Kondogbia e Ferreira Carrasco (entrambi del 1993) che hanno fruttato complessivamente 50 milioni (senza contare i 7 di bonus che l'Inter deve ancora versare per il mediano transalpino), prontamente rimpiazzate da una serie di acquisti che vanno nell'ottica di costruire una squadra sempre più competitiva in prospettiva. Oltre a El Shaarawy, dentro l'esterno destro ex Benfica Ivan Cavaleiro (classe '93), l'attaccante argentino dell'Estudiantes Guido Carrillo (1991, che si giocherà il posto col '95 Martial) e soprattutto due 1995 in rampa di lancio come il maliano Adama Traorè, miglior calciatore dell'ultimo Mondiale Under 20 (14 milioni al Lille, di cui era già una realtà) e il fantasista di scuola Lione Farès Bahlouli. A queste operazioni, aggiungiamo il riscatto del terzino destro Fabinho (1993) per 6 milioni e gli arrivi di altri due talenti emergenti come l'attaccante Corentin Jean e il trequartista Thomas Lemar, entrambi classe '95 e che sono costati in due 8 milioni di euro. I soldi incassati da due sole partenze importanti (e potrebbe non essere finita, visti i rumors insistenti su Abdennour) prontamente reinvestiti per costruire una squadra che guarda al futuro e che rilancia la sfida a Lione e PSG affidandosi alla linea verde.

Andrea Distaso
@AndreaDista83