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'Reset' è la parola chiave di Donato Di Campli. Azzerare per ripartire. Un po' di cuore e un po' di grinta, sempre innamorato del suo lavoro. Il procuratore ha parlato come un fiume in piena nella nostra diretta Twitch senza risparmiare nessuno: dalla guerra tra procuratori che ha coinvolto Scamacca, Kulusevski e Castrovilli (QUI la nostra ricostruzione) alla fine del rapporto con Orsolini, Verratti e altri suoi assistiti: "Io ho sempre detto tutto senza peli sulla lingua. Mi fa specie che escano queste notizie quando queste cose succedono nella quotidianità. Uno dei tre coinvolti in questa storia era un mio calciatore, e chi ha preso la procura successivamente ha adottato le stesse opere di persuasione che sta utilizzando adesso chi vorrebbe accaparrarsi il giocatore. Per questo non mi meraviglio assolutamente di nulla, perché quando ho scoperto Gaetano Castrovilli era un signor nessuno con gravi problemi economici; l'ho preso in Puglia, e quando era diventato forte qualche giocatore ha fatto pressione su di lui per fargli cambiare agenzia".

LA STORIA CHE SI RIPETE - Di Campli continua senza freni: "E' una cosa di un'irregolarità incredibile e purtroppo nessuno ci mette giudizio. Nemmeno l'Assoagenti può far nulla, perché coloro che oggi ricorrono all'Associazione sono i primi che si sono accaparrati i giocatori degli altri. E' come un cane che si morde la coda, fanno tutti i 'verginelli' ma sono i primi ad aver cercato di rubare calciatori. Inutile che ci giriamo intorno, è una situazione vergognosa che purtroppo non ha regole, nella quale il più forte uccide il più piccolo. La colpa è anche dei calciatori che si prestano a un gioco del genere, senza riconoscenza per chi ha investito e creduto in loro".

GUARDIE DEL CORPO - "Io sono avvezzo a tutte le situazioni, me ne sono capitate di tutti i colori. All'inizio mi arrabbiavo, ora la prendo con filosofia. Sono un uomo libero, se devo dire qualcosa la dico tranquillamente e se incontro quelli che mi hanno fatto del male rischiano: aver rubato il pane dai denti dei miei figli è qualcosa di grave. C'è anche qualcuno che gira con le guardie del corpo, evidentemente non ha la coscienza pulita".

IL MECCANISMO - L'agente risponde poi a una provocazione arrivata nella nostra chat: 'I procuratori sono la fine del calcio'. Di Campli replica: "Non è vero nulla, dipende come viene fatto il nostro lavoro. L'agente è un impiegato del suo calciatore, fa i suoi interessi e condivide con lui tutte le sue strategie. Mi meraviglio quando alcune volte sento dire che tiriamo troppo la corda, se qualcuno lo fa è perché il giocatore glielo chiede. Può succede anche che si attivi un meccanismo per il quale un procuratore avvicina un giocatore invogliandolo a passare con lui. Purtroppo nel calcio è mors tua vita mea".

OMERTA' - "Cambiare la figura dell'agente? E' impossibile. Non ci sono reati di natura penale per fatti omessi. Vengono fatte cose al limite dell'illecito, che purtroppo non sono dette né dai giocatori né dagli addetti al settore. C'è omertà assoluta, nessuno si permette di toccare l'altro o qualcuno si sente dire 'non fare la guerra a quello perché rischi di non giocare'. I calciatori sono sia colpevoli che vittime di questo sistema". Poi, l'analisi sul ruolo delle società: "Non possono lamentarsi di dover tirare fuori i soldi per le procure quando sono le prime a firmare contratti con procuratori e intermediari. Servono regole certe, che in questo momento non esistono perché sono scritte con i piedi e tutti fanno tutto. E' una giungla devastata".

L'ADDIO - Da Verratti a Favilli: "Quando hanno dovuto comunicarmi la separazione del nostro rapporto, si sono sottratti tutti al confronto. Non hanno le palle per dire le cose in faccia, soprattutto verso di me. C'è chi l'ha fatto con un messaggio, chi con una telefonata... Molto spesso mi sono sentito dire che sono bravo ma avevano bisogno di un agente top, poi però non hanno giocato neanche un minuto; oppure vivono ancora col contratto sul quale ho lavorato io. Addirittura ci sono procuratori che 'comprano' i collaboratori, com'è successo a me. Ed è ancora più grave".

LA GEA - Facciamo un passo indietro di vent'anni: "Nel 2001 era uscita fuori la storia della GEA, ma quelli erano dei signori rispetto a quelli che sono in giro oggi. Per fortuna c'è ancora qualche gentleman del passato: da Branchini a Tinti, passando per Canovi e a tanti 'vecchi' procuratori. Sono merce rara, ora ci sono ragazzini che chiamano tutti dicendo di lavorare per quello o per quell'altro promettendo vitto, alloggio e scarpini".

SUPERLEGA - Anche un commento sulla Superlega: "E' vero che il calcio è dei tifosi, perché sono stati loro a bocciare la Superlega. Queste società sono quelle che fanno spettacolo e hanno ragione a guardare i bilanci, però se io fossi la Uefa farei ammenda anche al mio interno: molti milioni utilizzati in di questa struttura non si sa che fine fanno".

RIPARTIRE - "Io ho avuto 13/14 disdette in poco tempo, il mio parco giocatori si è ridotto quasi a zero e ora sto ripartendo con tutti ragazzi. Chi mi ha fatto più male? C'erano giocatori con i quali avevo vincoli di sangue, per i quali ho fatto di tutto: penso a Verratti, Castrovilli, Favilli, Orsolini... Io sono uno dei pochi procuratori che ha preso calciatori dal nulla senza rubarli a nessuno e portandoli in Nazionale. Vorrei vedere chi di questi 'quattro scagnozzi' che girano ora è capace di fare questo. 

MERCATO - "Il colpo della Roma di Mourinho sarà togliere tutti quei giocatori che prendono ancora tanti soldi e sono vincolati da contratti importanti. Eliminare tanta zavorra prima di costruire. Io? Vado sui campi a vedere i 2003, 2004, 2005, 2006... Sono quei ragazzi che probabilmente rappresentano il futuro del calcio,. E forse un giorno mi ruberanno anche loro. Un nome per il futuro? Dico Exaucè Salvemini, un 2004 del Sassuolo: ne sentiremo parlare". 

@francGuerrieri