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Vuoi vedere che Mimmo Di Carlo ha intenzione di regalarsi ancora una folle giornata di gloria? La Signora ha un debole per lui. E lui ne ha approfittato. A Mantova, ma anche con il Chievo. Entrando nella storia. Diventando il primo allenatore gialloblù capace di battere la Juventus. È successo due stagioni fa. Nessuno ha dimenticato. Ma il calcio non vive di ricordi. Nemmeno il Chievo. E domani tutti avranno voglia di riprovarci. Mimmo per primo.
Di Carlo, l'impresa l'avete già fatta una volta. Quindi…
«Quindi vogliamo riprovarci. Ci esaltiamo con le grandi. E in questo momento la Juve è la squadra più forte del campionato insieme all'Udinese. Lo dice il campo. Ma basta scorrere i nomi dei nostri avversari per avere conferma di quanta qualità abbia la Juve».
Pare che quest'anno abbiano intenzione di riprendersi lo scudetto. Manca da un po' a Torino.
«Aspirazione legittima. Verranno a Verona per prendere punti pesanti. Chi ambisce a restare nei 'piani alti' del torneo di A non può permettersi pause. Ma la stessa storia vale per noi. Chi vuole salvarsi, e spera di farlo in fretta, deve dare continuità alle proprie prestazioni. Qualunque sia l'avversario. Da tre partite ci va bene. Mi serve un'ulteriore conferma».
Probabilmente quella con la Juve è una partita che aspettavate da tempo…
«Non solo noi. Un po' tutte le squadre quando affrontano Milan, Inter e Juve si sentono in dovere di dare qualcosa di più. Salgono tensione, concentrazione e adrenalina. E certe cose ti vengono più facili. Tuttavia, ho cercato di convincere i ragazzi su un aspetto: non dovremo mai smettere di mettere in gioco qualità e motivazioni fortissime. E chi ci prova, magari centra anche l'impresa».
Già, l'impresa. Ormai il Chievo sembra essersi abituato a fare «grandi cose» con le big. Come ci si arriva?
«Penso che il Chievo ce l'abbia ormai nel Dna. Fa parte della cultura di questa squadra. Non mollare, esaltarsi, provarci sempre. Soprattutto quando prendere punti sembra impensabile e proibito. Proprio come in questa partita con la Juve. Si diventa uomini anche così. E piano piano si cresce insieme».
Questa settimana avete dovuto fare i conti anche con la «grana nazionali». C'è chi torna tardi e chi torna stanco. Se capita alla Juve è un conto. Se tocca a voi…
«Se tocca a noi, ci pensa la Juve a risvegliarci e a farci tornare la voglia di giocare. Mi spiego: arriva una partita speciale. Le energie ti tornano in fretta, la carica sale. E tutti vorrebbero esserci».
Cosa chiede allo spogliatoio?
«Coraggio, testa. Capacità di osare al momento giusto. Con intelligenza».
Se ferma Pirlo è fatta?
«La Juve è Pirlo dipendente. Ma fino ad un certo punto. Perché giocatori come Marchisio e Vidal sono in grado di fare il movimento giusto per liberare proprio Pirlo. Conte e i "vecchi" del gruppo rappresentano ulteriore punto di forza. Oggi la Juve ha mille risorse. E soprattutto è spinta da una grande voglia di rivincita. Aggrediscono 'alti', ripartono, non ti fanno giocare».
Contromisure?
«La "ragnatela" in mezzo al campo. Dovranno venire ad incollarsi addosso a noi. Niente dovrà passare. Dovremo sfruttare le vie esterne per allargare le loro maglie».
Cosa ricorda della 'prima' vinta al Bentegodi contro di loro?
«Mancava Pellissier. Davanti c'erano Granoche e Abbru-
scato. Si pensava potessero fare un sol boccone di noi.
Giocammo invece una gara straordinaria. Grande intensità. Match non bellissimo. Ma tre punti per la storia. Vale la pena riprovarci. E crederci ancora».