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Avanti insieme o addio, il Milan e Zlatan Ibrahimovic saranno presto a un bivio. Mentre dalla Svezia, dove continua ad allenarsi con il suo Hammarby, l'attaccante manda segnali ai rossoneri, la società di via Aldo Rossi continua a programmare il futuro del club e a delineare il prossimo progetto tecnico, in attesa di un primo confronto tra Ibra e Ivan Gazidis. Tutto passerà dal dialogo con il manager sudafricano, non nuovo alla gestione dell'uomo simbolo della squadra: era già successo anche all'Arsenal, ma in quella occasione le cose non andarono bene.

IL CASO VAN PERSIE - 2012, l'estate in cui i Gunners dissero addio a Robin van Persie, capitano e simbolo degli ultimi 8 anni. Una separazione dolorosa con l'olandese, passato al Manchester United a un anno dalla scadenza del contratto con la società londinese, ma soprattutto una separazione turbolenta e ricca di polemiche tra RVP e l'allora dirigente dell'Arsenal Gazidis. Sono di pochi giorni fa le dichiarazioni dello stesso Van Persie, che ha accusato apertamente il manager di essere la principale causa dell'addio ai Gunners: "Sono stati loro a non offrirmi un nuovo contratto. E ci sono stati altri episodi con Ivan, il modo in cui si è comportato e come ha gestito l'intera situazione. Ero deluso da Gazidis e dal suo comportamento. Pensavo che l'Arsenal potesse migliorare in sette punti e per farlo dovevano occuparsene subito. Ivan non era d'accordo con nemmeno uno di quei punti. E ci sta, ma questo più la mancata offerta di rinnovo mi fecero capire che non ero più utile lì". L'intero anno nei fatti fu costellato da diversi battibecchi tra l'allora 29enne olandese e il sudafricano che anche in estate, dopo la decisione di non procedere al rinnovo, si oppose inizialmente alla cessione ai Red Devils, lasciando intendere che avrebbe anche potuto tenere duro fino alla naturale scadenza del contratto nel 2013. Salvo poi cedere di fronte ai circa 28 milioni di euro messi sul piatto dallo United.
ORA TOCCA A IBRA - Otto anni sono passati, una nuova squadra e per Gazidis ora un altro uomo simbolo da gestire. Le circostanze sono chiaramente diverse e non solo per la vigente crisi data dal coronavirus: è diversa l'età dei due giocatori in esame, Van Persie era 29enne mentre Ibrahimovic va per i 39 a ottobre, è diversa la posizione in squadra se si guardano la fascia di capitano al braccio dell'olandese e gli otto anni di militanza con i Gunners, contro i poco più di due dello svedese contando il ritorno a Milano dello scorso gennaio. Attenzione però a sottovalutare il peso specifico di Ibra in questo Milan: sia per quanto riguarda l'aspetto mediatico e l'entusiasmo che da solo è stato in grado di generare al suo arrivo, sia in spogliatoio dove è un elemento trascinante soprattutto per i più giovani; senza poi dimenticare l'apporto puramente tecnico dato dai 4 gol in 10 presenze tra campionato e Coppa Italia. Molto dipenderà dalla decisione di Ibra stesso, che intanto però ha già chiarito la propria linea: "Sono una persona che vuole esibirsi, essere in grado di contribuire e non giocare solo per quello che ho fatto o per quello che sono". Niente ruoli comprimari, lo svedese vuole poter dire la sua e sentirsi utile per la causa rossonera, una richiesta di centralità che può cozzare invece con le idee di rinnovamento del sudafricano. Zlatan ha mandato il suo messaggio in vista del confronto che, inevitabilmente, andrà in scena al rientro a Milano: toccherà ancora una volta a Gazidis gestire il futuro dell'uomo simbolo.

@Albri_Fede90