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Nella giornata di ieri, l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha pubblicato sul proprio profilo di Instagram foto e video dei propri comizi in Italia. Quel che si vede però ha lasciato perplessi, oltre che furiosi, gli artisti e tutta la categoria dei lavoratori del mondo della musica e dello spettacolo. Nelle foto dell’ex premier si assiste infatti a dei veri e propri bagni di folla, con piazze gremite e pubblico senza alcun distanziamento.

Il paradosso nasce dunque spontaneo.  Moltissimi artisti della scena italiana, da Madame a Bugo, da Sfera Ebbasta a Ermal Meta, fino a Fedez e Mahmood, hanno evidenziato una netta e palese disuguaglianza nella gestione di concerti e comizi.Questi ultimi sembrano infatti essere garantiti, senza alcun apparente contingentamento dei sostenitori sotto il palco. Diversa la situazione riguardante i concerti. Da quasi due anni si assiste infatti a continui rimandi nell’apertura dei concerti al pubblico,  con obbligo di distanziamento, mascherina, e mantenendo la posizione seduta, nonostante lo strumento del green pass che dovrebbe permettere l’ingresso libero a chi ne fosse in possesso, specie in luoghi aperti.

Un danno relativo non solo agli artisti, che si vedono privati dell’essenza della loro attività, ma anche e soprattutto a quei 200mila lavoratori fermi da circa due anni. Un settore in ginocchio a causa della totale assenza di politiche a riguardo. Si pensi al ministro dei Beni Culturali, come ricorda Fedez, del tutto distante dal dibattito e privo di risposte certe da fornire ad un settore in crisi.

La risposta dell’ex premier Conte alla polemica è invece arrivata nel pomeriggio di ieri dalle sue pagine social. Un messaggio di solidarietà verso la categoria che però non convince gli addetti ai lavori. Soprattutto dopo le immagini emblematiche e paradossali del tour elettorale.
Intanto anche Calcutta si espone per commentare la vicenda, toccando un tasto delicato e chiamando in causa la politica ed il Comitato tecnico scientifico. L’artista chiede a gran voce perché i concerti rappresentino un rischio per la salute pubblica mentre i comizi gremiti non lo siano affatto.

Un interrogativo cui la classe dirigente dovrà rispondere, almeno entro il 30 settembre, quando il governo deciderà circa le limitazioni e la capienza delle location per concerti e spettacoli.