Gentile Procuratore,

io e mia moglie abbiamo un figlio di 13 anni che gioca in una società dilettantistica. Non siamo qui a esaltare le doti calcistiche di nostro figlio che deve solo pensare a divertirsi, ma a denunciare un atteggiamento ostile della società contro noi genitori. Sono stati esposti dei cartelli sulle recinzioni dei campi di calcio dove ci vietano, tra gli altri divieti, di assistere agli allenamenti. Non penso sia giusto perché facciamo 20 km al giorno per portare nostro figlio agli allenamenti e la ricompensa non può essere quella di essere segregati in un bar ad aspettare che il ragazzo esca dagli spogliatoi per riportarlo a casa a fare i compiti. Ci vogliamo godere nostro figlio giocare anche perché siamo preoccupati che possa farsi male e, quindi, pretendiamo di poter assistere agli allenamenti senza nessuna restrizione. Sebastiano e Lorella


Cari Sebastiano e Lorella,

sono dalla vostra parte e ne spiego di seguito i motivi.


A causa di alcuni gravi episodi (es. tafferugli tra genitori sulle tribune o tra allenatori e genitori stessi!), i genitori dei giovani calciatori sono visti dalle società di calcio, sia dilettantistiche che professionistiche, come un problema enorme. Non possono assistere agli allenamenti, non possono oltrepassare zone riservate ai soli addetti ai lavori, non possono interpellare i dirigenti per avere informazioni sul rendimento calcistico del proprio ragazzo o sulle normative che disciplinano i tesseramenti, i vincoli e gli svincoli.

E allora ecco che spuntano i cartelli contro i genitori: vietato fare questo, vietato dire questo, vietato chiedere questo, ecc. ecc.

Stiamo scherzando?

I genitori hanno il diritto e il dovere di essere partecipi di tutto quanto accade dentro e fuori il rettangolo di gioco, di fare domande anche di natura giuridica-calcistica, di essere costantemente informati su tutto ciò che riguarda il proprio figlio.
Perché?

Perché i suddetti diritti dei genitori sono sanciti dalla Costituzione italiana, dalle norme del codice civile, oltre che da diversi trattati internazionali a difesa dei diritti dei minori!

Concludendo, le società di calcio non possono regolare il comportamento dei genitori con regolamentazioni interne che non trovano nessuna collocazione nella gerarchia delle fonti, perché norme non sono!

Ora passo la palla agli utenti di calciomercato.com: è giusto che i genitori vengano ghettizzati dalle società in cui militano i loro giovani figli calciatori? Per scrivere all'Avvocato Cataliotti utilizza lo spazio dedicato ai commenti, oppure vai su www.footballworkshop.it


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