Se non sapete chi sia Guido Mammi e quale rapporto abbia avuto con Gian Piero Gasperini, potreste sempre chiederlo a Braida. Oppure ad Ancelotti, se vi è più comodo. Volete una scorciatoia? Continuate pure a leggere questo articolo, glielo abbiamo chiesto di persona. Mammi domenica sedeva al Mapei Stadium, tribuna autorità. C’era l’Atalanta del suo Gaspe da ammirare. L’ho incontrato un po’ per caso, allo stadio, e un po’ per caso, grazie a un “tra l’altro..” di Nicola Tarroni (collaboratore di Ventura) che era lì con lui, sono venuto a conoscenza di questa storia. “Tra l’altro Gasperini l’ha lanciato Guido alla Reggiana, come calciatore”. A quel punto non  potevo non approfondire. La sera stessa telefono a Mammi e gli chiedo un appuntamento per il giorno dopo, intorno alle 17. 



Allora Mammi, ci racconti un po’ il contesto in cui ha conosciuto Gasperini. 
"Dobbiamo tornare indietro di un po’, era il 1977. All’epoca allenavo per il terzo anno consecutivo la Primavera della Reggiana, una grande Primavera, quando il mio Presidente di allora, Visconti, mi chiese se avevo voglia di prendere in mano la prima squadra, a partire da quel gruppo di giovani. La Reggiana faceva la Serie C, Girone Nord, e io risposi che inserendo qua e là qualche giocatore più esperto, dipendeva poi dagli obiettivi, la cosa era fattibile. A Visconti sarebbe bastato un campionato decoroso, da metà classifica. Siamo arrivati terzi,  appena sopra il Parma di Ancelotti a centrocampo e Braida in attacco. Il campionato invece lo vinse una squadra fantastica, la SPAL di Caciagli".

E Gasperini in tutto questo?
"Gaspe arrivò in prestito dalla Juventus, diciannovenne. La Reggiana fu la sua prima esperienza vera tra i professionisti".

Come arrivò in Emilia?
"Quella di allora era una Juventus che voleva bene alla Reggiana. Persona chiave nella trattativa fu Romolo Bizzotto, uno dei più grandi allenatori che la Reggiana abbia mai avuto, nonché ex giocatore bianconero. Dopo la parentesi granata non tardò a tornare a Torino nelle vesti di responsabile del Settore Giovanile, poi di vice in prima squadra. Ricevetti un invito: il Trap (al suo primo anno) avrebbe fatto giocare in una partita di Coppa Italia un giocatore della Primavera interessante. Dovevo andare là e dare il mio parere. Fosse stato da Reggiana era già nostro". 

E cosa vide?
"Gasperini era il tipico prodotto di un settore giovanile importante. Sul piano della tecnica, avrebbe  potuto giocare anche in Nazionale. Così il mio responso fu molto semplice: sì, è troppo buono, io da qualche parte lo metto. Vi posso garantire che fra tutti i giocatori che ho avuto, quelli che ricordo come i migliori palleggiatori sono tre: Gasperini, Francesco Romano e Alberto Cagossi, che però ha giocato solo nei dilettanti".
Alla Reggiana lo fece giocare?
"Dalla Juve arrivarono lui e Bogani. Bogani era l’osso, diciamo, e giocò poco. Gaspe invece collezionò 15/16 presenze, che se non sono 35, non sono neanche male. Inoltre nel palmares si dimenticano di scrivere un gol che fece a Grosseto: uno slalom bellissimo, era andato in porta con la palla. Non so perché non gliel’abbiano dato, forse l’hanno attribuito a qualcun altro per un tocco del tutto ininfluente, non lo so".  

Il suo ruolo qual era?
"Lui per me era un interno, una mezzala, però mi capitava di utilizzarlo anche da tornante perché Neri aveva facilità ad infortunarsi e Mossini a volte c’era e a volte non c’era. Erano in tre per due maglie, la numero otto e la numero sette".

Le piaceva anche caratterialmente Gasperini?
"Era molto intelligente, poi era educato. Incarnava alla perfezione lo stile Juventus di quegli anni. Prima o dopo le partite, per esempio, era in grado di esprimere pareri che molti altri più vecchi di lui e più esperti non esprimevano. Poi anche in campo, insomma.. Ci sono dei momenti in cui bisogna leggere l’andamento della partita, e Gasperini era uno che, a volte, già a vent’anni sapeva anticipare i miei suggerimenti. Cioè correggeva la sua posizione, e questo mi diceva che sarebbe diventato un allenatore. Sono due i giocatori che ho avuto a cui predissi un futuro da allenatore: uno è Gasperini, l’altro è Delneri, che ho avuto a Siena". 

Lei lo lanciò, dunque, lo apprezzò e valorizzò in quella Reggiana del 77. Allora perché non arrivò la conferma?
"Perché era della Juve e venne ceduto al Palermo, in Serie B. Poi mi risulta che abbia fatto una carriera di B fino a toccare la Serie A col Pescara. Lui da noi sarebbe rimasto, anche se mi aveva chiesto più spazio. Venne a parlarmi un giorno, desiderava la fiducia piena. Ma io non potevo garantirglielo, dovendo valorizzare giovani di proprietà della Reggiana. Se fossimo riusciti a vendere due o tre gli avrei dato più continuità senz’altro, volentieri. Ma andò così". 

Vi siete più rivisti? Conserva qualche ricordo dei primi passi di Gasperini da allenatore?
"Quando ho cominciato a lavorare per il Milan come osservatore, andavo spesso a vedere delle partite di Serie C. Allora mi è capitato di incontrare Gasperini, che all’epoca era tornato alla Juventus e allenava la Primavera. Anche a lui davano lo stesso incarico, così una volta, tra il 98 e il 2000 -la data precisa non la ricordo, il posto invece sì- ci trovammo a Ferrara per assistere all’incontro SPAL-Carpi. Prima di salire in tribuna scambiammo due chiacchiere; aveva voglia di mettersi alla prova con una prima squadra. Poi lui va a sedersi più su, e finito il primo tempo scende lì dove ero io e mi dice: ‘Mister ma.. Ma ha visto la SPAL?’ ‘Sì, perché?’  ‘Ma si ricorda quando noi abbiamo giocato contro la SPAL?’ ‘Guarda che io quella SPAL là me la ricordo molto bene. E’ stata una delle squadre più belle in assoluto, al di là delle categorie, che io abbia mai visto in vita mia. Ma anche noi della Reggiana non eravamo male.. Ti ricordi che qua abbiamo fatto 1-1 e che in casa abbiamo vinto 1-0?’ E lui mi rispose: ‘Ah, sì..  ma questi qua.. Mi sembra un altro livello’. Allora gli diedi un consiglio: ‘Ascoltami, Gaspe, te lo dico chiaramente. Se tu fossi sicuro di poter cominciare ad allenare una squadra come quella SPAL là, tu puoi partire tranquillo dalla Serie C. Ma se ti trovi una di queste due squadre qua che hai appena visto.. lo vedi che c’è gente che quando calcia guarda da un parte e la palla va dall’altra? Tu stai vicino a mamma Juve, e quando parti, parti sotto l’egida della mamma.’ E difatti lui è partito così quando andò a Crotone per la sua prima esperienza, ma non so se lo ha fatto perché gliel’ho detto io". 

Da allenatore ad allenatore, come valuta Gasperini? 
"Ha avuto qualche maestro bravo. Quando giocava a Pescara ha avuto Galeone, e Galeone era uno che faceva una zona fatta come si deve in un periodo in cui la facevano in tanti, la maggior parte male. La zona col buco, la chiamavo, che era più una mania che altro. Io ero felice quando incontravo un allenatore che giocava a zona.. Invece Galeone la faceva bene. Gasperini però mi confessò una cosa: ‘Mister, a noi la zona l’ha insegnata Catuzzi’ In effetti Catuzzi (al Pescara dall’84 all’86), questo ragazzo di Parma che poi è morto giovane, sul piano teorico era il più bravo di tutti. Questo per dirti che Gasperini che adesso gioca prevalentemente ‘a uomo’, conosce molto bene la zona. Lui sa far tutto, e di volta in volta è capace di adattarsi all’avversario, sceglie le marcature, dove farle e quante farne, arrivandoci col ragionamento. E soprattutto non è schiavo dei moduli e degli schemi, ma insegna calcio attraverso dei concetti. Per me ad esempio Petagna l’ha trasformato lui. Io lo avevo seguito nel Milan.. Sì, bravo, ma fino a un certo punto. Cavolo, adesso con Gasperini è maturato.. va sugli esterni, si muove con la squadra, torna indietro ad aiutare.. anche tecnicamente mi sembra migliorato. Poi quanti gol han fatto le punte, domenica, contro il Sassuolo? A parte Gomez, che poi non è neanche una punta vera e propria.. Uno Caldara e l’altro Conti.. Anche da queste cose vedi la mano dell’allenatore, quando vanno a segno tanti giocatori. Proprio come succedeva in quella SPAL là del 77/78".