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Il Milan che sta per cominciare ufficialmente la nuova stagione con il raduno di Milanello è decisamente inferiore alla squadra che con grande merito ha compiuto la straordinaria impresa di centrare il secondo posto in campionato un mese e mezzo fa. Non si tratta di essere “pro” o “contro”, si tratta di togliersi le fette del solito salame che non dovrebbero foderare mai gli occhi di un giornalista, ma nemmeno di un tifoso, a meno che non si voglia considerare la categoria dei “tifosi” come incapace di discernere la passione dalla realtà.

Il Milan che si raduna tra 3 giorni è meno forte di quello che cominciava la stagione scorsa e che tra l’altro, nemmeno un anno fa, godeva dei favori del pronostico. Pioli, Maldini e la squadra sono stati bravi, anzi bravissimi ad andare al di là delle più rosee aspettative e mettere dietro in classifica squadre più attrezzate.

Un anno fa il Milan era reduce da quell’inaspettata cavalcata post Covid della stagione precedente che aveva portato non solo la qualificazione all’Europa League, ma soprattutto un entusiasmo e una consapevolezza di forza inattesi. Ibra era in grande forma, fisica, tecnica e mentale. E aveva trascinato tutti. Convincendo addirittura la “proprietà” a evitare il ribaltone Rangnick e a confermare Pioli e Maldini. La prima parte del campionato 2020/21 è stato di fatto un “continuum” di quella convincente appendice post Covid dell’annata precedente. Nella squadra titolare non c’erano state variazioni e anche a livello di tempistiche praticamente non si era sentito nessun distacco tra una stagione e l’altra. Anche a causa dei preliminari di coppa. Insomma il Milan partiva lanciato. Ibra aveva caricato la squadra e l’ambiente parlando addirittura di “scudetto”. E per 4 mesi, punti e prestazioni sembravano addirittura dar ragione al folle sogno dello svedese.

Il Milan aveva mantenuto tutti i suoi punti fermi dell’anno precedente e alcuni di questi avevano addirittura migliorato le loro performances. Inoltre le partite “facili” di Europa League e l’emozionante serata con il Rio Ave avevano ulteriormente cementato la convinzione del gruppo e fatto scaturire una sorta di magia per cui tutti avevamo la sensazione che sarebbe stata una stagione finalmente “da Milan”. Ecco, lucidamente e obiettivamente, dobbiamo rilevare che al momento, e ripeto AL MOMENTO, la nuova stagione del Milan comincia sotto auspici totalmente differenti.
Della formazione-base Pioli ha perso 2/3 titolari. Si tratta sicuramente di Donnarumma e Calhanoglu. Ma probabilmente anche di Ibrahimovic. Spiego: un anno fa tutti eravamo convinti che Ibra sarebbe stato il centravanti titolare del Milan. Adesso possiamo pensare la stessa cosa? Dopo un anno in cui Ibra ha saltato metà delle partite e dopo un’operazione al ginocchio, con 40 anni da compiere, possiamo ipotizzare o sperare che Ibra sia il titolare? Io dico di no. E quindi, a questo punto la squadra avrebbe bisogno di un altro titolare da cercare sul mercato. Oltre al sostituto di Calhanoglu (che io continuo a chiamare per nome perché rispetto ed educazione non si dovrebbero perdere di fronte a un cambio di maglia, anche se doloroso). Donnarumma è stato sostituito, ma voi siete già sicuri che Maignan sia meglio del Gigio Nazionale? Io no. E nemmeno il PSG. Che invece di prendere il portiere del Lille campione di Francia ha puntato sull’italiano.

Questi sono sicuramente i 3 punti-chiave sui quali alla fine si valuterà il mercato del Milan e dai quali probabilmente dipenderà l’andamento della stagione. Ma oltre a questi ci sono una serie di altre situazioni per cui le premesse della nuova stagione non sono rosee come quelle della vecchia. Un anno fa Romagnoli era capitano e titolare inamovibile. Adesso invece si ripresenta a Milanello quasi da “sopportata” riserva, per giunta con contratto molto alto e prossimo alla scadenza. E il problema della “scadenza 2022” vale anche per altri big. Su tutti Frank Kessié, che sicuramente è il più conteso sul mercato e che rischia di uscire tra un anno a parametro zero. Speriamo che Franck, seppur ancora lontano dal rinnovo con il Milan, fornisca le prestazioni incredibili di un anno fa, ma tanto per cominciare nel calendario della nuova stagione ci sono già le Olimpiadi e la Coppa d’Africa, che inevitabilmente rischiano di distorglielo dagli impegni rossoneri.

A proposito di Coppa d’Africa, sarà coinvolto anche Bennacer, motivo per cui il Milan tra gennaio e febbraio rimarrà senza un intero reparto. Reparto del quale, ufficialmente, non fa ancora parte Tonali, che infatti mercoledì dovrebbe aggregarsi al ritiro del Brescia. Anche l’entusiasmo di Tonali, a proposito di “cambiamenti” non può essere lo stesso di un anno fa quando veniva presentato come l’enfant prodige del calcio italiano che il Milan aveva soffiato alla concorrenza a colpi di milioni. Oggi viene trattato con sconti e super sconti e gli viene chiesto anche di tagliarsi l’ingaggio per non inficiare la buona riuscita del riscatto. Aggiungiamo poi che c’è un’altra serie di giocatori, da Dalot a Diaz, che non sa ancora se e quando tornerà a Milanello.

Come abbiamo sempre sostenuto, il lavoro di Maldini quest’estate si sapeva che sarebbe stato durissimo. Non tanto per rinforzare la squadra, ma anche solo per mantenere il valore di quella precedente. Siamo sicuri che farà le scelte migliori per il bene del Milan. Ma bisognerà vedere quante risorse gli daranno a disposizione. Per il momento non c’è fretta. Il mercato è lunghissimo e le occasioni si presenteranno. Aspettiamo con fiducia, perché il Maldini dirigente se l’è ampiamente conquistata sul campo in questi ultimi due anni. Ma, con obiettività e realismo, non abbiamo paura di dire che AL MOMENTO, il Milan è meno forte di quello che ha conquistato il secondo posto. Oppure avranno il coraggio di negare anche questo?