Quando una squadra come il Napoli, seconda in classifica e principale contendente al titolo, rallenta e addirittura si blocca smettendo di segnare, è più che normale chiedersi il perché. Allora si valutano le prestazioni e si tiene conto dei vari aspetti. A prima vista, la diagnosi è unanime: un problema di concretezza sotto porta, che rimanda probabilmente all’inconscio collettivo della squadra. La Juve con CR7 è ancora più irraggiungibile (sono 13 oramai i punti di distacco). Così, anche senza volerlo, si cede a turno, e una volta l’uno, una volta l’altro, i principali protagonisti azzurri mancano all’appuntamento più importante, quello col gol. Mertens, Insigne, Milik, Callejon, Zielinski, Verdi, nessuno di loro è stato in grado di segnare contro un Torino apparentemente molto solido, ma che in realtà di occasioni al Napoli ne aveva concesse parecchie. Com’era del resto normale. Il 3-0 con la Samp e l’1-3 a Zurigo sembrano d’altra parte smentire tutto: il Napoli non si è spento, i pareggi a reti bianche con Milan, Fiorentina e Toro sono soltanto un caso. Dimenticavo il 2-0 in Coppa Italia, però, la doppietta di Piatek. Un campanello in più che suona l’allarme all’unisono con gli altri. I dati e i fatti raccolti sono abbastanza, mi pare, e ci consentono perlomeno di tentare la via della falsificazione: e se la diagnosi dominante centrasse solo una parte del problema? Sicuri che, tatticamente, ad esempio, tutto proceda per il meglio? Proviamo a vedere: tutt’al più alla fine, ammetteremo che la falsificazione tentata ha confermato la bontà della tesi di partenza, che è poi quella di Ancelotti: “Abbiamo creato 20 palle gol in due gare, è inaccettabile non avere mai segnato.. Ma la squadra gioca bene e deve continuare così..” 
 
LA CATENA MALCUIT-CALLEJON – Avrete notato che, contro il Torino, l’allenatore di Reggiolo ha spostato pesantemente lo sviluppo della manovra sulla catena di destra. Una scelta dettata soltanto in parte dall’assenza di Mario Rui, dal momento che Ghoulam era in panchina, a disposizione. Terzino sinistro dunque Hysaj, con Malcuit libero di sganciarsi lungo la fascia opposta, in duello perpetuo con l’osso durissimo Ola Aina. Con questa mossa, tendente non solo a equilibrare ma addirittura a spostare il lato forte da sinistra a destra, l’assetto del Napoli è stato radicalmente rovesciato. Il superamento di Sarri ha raggiunto qui una delle sue espressioni più provocatorie. Ma non senza conseguenze.  



Questa salita di Malcuit comporta ‘a catena’, è proprio il caso di dire, l’accentramento e talvolta l’abbassamento di Callejon. Dunque la tendenza da parte dello spagnolo ad abbandonare un’ interpretazione del ruolo tanto cara, quella cioè di ala pura, larga in ampiezza e pronta a tagliare verso la porta.  Sotto, nel prosieguo dell’azione impostata da Fabian Ruiz, risulta evidente l’accentramento degli esterni del 4-4-2 (Callejon e Zielinski) a ridosso delle due punte. I terzini sono altissimi (specialmente appunto Malcuit), e Callejon agisce qui più da mezzapunta (per non dire mezzala) che da ala. Per giunta capite bene che di spazio per gli inserimenti centrali di Allan o Fabian Ruiz in uno sviluppo del genere (2-2-4-2) ce n’è veramente poco. Per tacere oltretutto dello squilibrio che genererebbero.
 


Giusto per non smentirmi, però, e per correttezza nei confronti delle intuizioni di Ancelotti, mi sembra doveroso a questo punto citare il gol di Callejon contro lo Zurigo, nato proprio dai nuovi automatismi della catena di destra.  
 
Inoltre non è che Callejon abbia abbandonato completamente la sua natura. Qui è Allan che sbaglia (di pochissimo) l’ultimo passaggio, sempre contro il Torino. Sono questi quei famosi dettagli.
 


DOPO ALLAN, BLOCCATO PURE FABIAN? – Come accennato sopra, il 4-4-2 di Ancelotti tocca non solo l’interpretazione degli esterni e dei terzini, ma anche quella dei centrocampisti. Abbiamo già visto in questa rubrica l’evoluzione di Allan, da mezzala destra d’inserimento a mediano tappabuchi, più bloccato e più votato alla regia in fase di possesso. Il fatto nuovo è che con la partenza di Hamsik, anche Fabian Ruiz ora rischia di rimanere bloccato, praticamente escluso dall’ultimo terzo di campo. Lui che in più di una circostanza è stato uomo chiave per Ancelotti, un risolutore di problemi. Nel girone d’andata veniva schierato volentieri come esterno, e in Champions lo abbiamo visto addirittura preferito a Zielinski in quel ruolo. Questo per valorizzare le sue spiccate doti offensive e di raccordo. E’ chiaro infatti che con questo 4-4-2, i centrocampisti offensivi,  se vogliono incidere sotto porta, se vogliono dunque inserirsi con continuità e quindi non essere snaturati completamente, paradossalmente devono essere spostati sulle fasce. Ma adesso che è partito Hamsik, ad Ancelotti serve anche qualità in mezzo al campo. Ed è un problema. Per questo abbiamo visto Fabian Ruiz “sacrificato” in mediana, tanto a Firenze quanto col Torino.  



Come potrà ora partecipare alla fase offensiva con continuità Fabian Ruiz, se la squadra è costruita per attaccare in questo modo? Ancelotti non ha più l’asso nella manica, al momento. A meno che non sposti Zielinski al fianco di Allan (come ha fatto nel secondo tempo di Napoli-Torino, anche se in quel frangente ha sostituito proprio Fabian Ruiz per l’esterno puro Verdi) o non promuova Diawara. In ogni caso è una debolezza strutturale quella dei centrocampisti centrali che non si inseriscono: significa privarsi di un elemento a sorpresa che spesso manda in crisi le difese avversarie e risolve i momenti di difficoltà delle proprie punte.
In conclusione, d’accordo, serve più freddezza e determinazione da parte degli attaccanti. Però vedere Fabian Ruiz in copertura continua, là dietro, è un vero peccato. Per non dire uno spreco pericoloso.