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Il calcio italiano fa 0 a 0. E con gli zero a zero non si va avanti, anche se oggi c’è chi plaude al recupero della tradizione (difensiva) italiana. Nel derby, Luis Enrique tenta qualcosa di estremo – 8 esordienti su 11 – e le becca, e insomma adesso torno a scrivere dell’Inter perché la sua situazione inquieta.

I 4 punti in quattro punti: il mercato a (s)vista; la preparazione disarticolata svolta in funzione della Supercoppa; l’assenza di una sponda tecnico-dirigenziale per Moratti; l’usura di alcuni “titolarissimi”.

Primo punto. Jonathan, Alvarez, Castaignos, Forlan e Zarate non sono da Inter: il solo Forlan può avere diritto di cittadinanza ad Appiano. Anche Nagatomo (e Obi e Coutinho) non valgono la titolarità.

Secondo. Gasperini voleva (e doveva) portare la squadra a regime per la partita di Pechino, il primo grande appuntamento personale. Ha avuto molti giocatori fermi per infortunio o in ritardo (Coppa America): lo scarico post-Supercoppa è stato una pena; ricordo l’amichevole col Chievo di fine agosto, un disastro sul piano atletico. Anche a Palermo la squadra non stava in piedi. Ranieri è obbligato a ripartire da zero o quasi, e siamo a metà ottobre.

Terzo. In una situazione come questa Moratti non trova, non ha, sponde solide e credibili ed è preoccupatissimo; dubito che sarà Montali il suo interlocutore: il Pres non dimentica l’esperimento Velasco. Freddi i rapporti con Branca.

Quarto. Zanetti e Cambiasso sono una protezione (peraltro fragile) per la difesa: non fanno più un centrocampo. E quando si è costretti a recuperare Muntari, significa che le cose vanno davvero male. Lucio è in difficoltà, Chivu impresentabile come esterno di sinistra.

Un punto anche per la Juve: Conte non vuole subire il contropiede, per ora difende basso e trattiene tanto i centrali quanto Chiellini. Impressionante il lavoro di Pepe, Marchisio e Vidal. Gioca da provinciale ed è tosta, l’ostile Juve.