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Piena fiducia in Fredy Guarin: deve essere più o meno questo il pensiero di Roberto Mancini relativamente al calciatore colombiano, perché i dati raccontano che il tecnico jesino non si è mai privato dell’ex Porto. Strano destino quello del centrocampista, praticamente spinto all’uscio da Walter Mazzarri e trattenuto dall’insurrezione popolare, che di fatto ha determinato il fallimento dell’ormai avviatissima trattativa tra Inter e Juventus. Un rapporto mai decollato quello tra il tecnico toscano e Guarin, che con l’arrivo di Roberto Mancini sta vivendo una secondo vita ad Appiano Gentile. 

UOMO DI FIDUCIA - Amore a prima vista quello del tecnico jesino verso il colombiano: Mancini bagna il proprio esordio al Meazza il 23 novembre del 2014, in occasione del derby. In campo scende immediatamente Fredy Guarin con la maglia da titolare e da quel momento non la toglierà più per le successive diciotto gare di campionato. In totale fanno diciannove gare consecutive dal primo minuto, di cui diciotto giocate per intero. A seguito dell’invidiabile filotto, Guarin si ferma per un turno di squalifica, ma dopo lo stop forzato riprende immediatamente la marcia con altre quattro gare da titolare, prima di subire l’infortunio alla coscia che lo terrà fuori fino al 30 agosto del 2015, quando si gioca Carpi-Inter, valida per la seconda giornata di campionato. É un altro torneo, ma la musica non cambia: Guarin titolare, così come lo sarà a seguire anche contro Milan, Chievo, Hellas Verona e Fiorentina. L’assioma esiste: se Guarin viene convocato, gioca dal primo minuto, senza se e senza ma. Almeno questo è quanto accaduto finora.

DOPPIA IDENTITA' - Una fiducia a tempo indeterminato quella che Mancini nutre verso Guarin, anche perché nel corso della sua gestione non sono mancati i soliti periodi di buio, a cui spesso l’ex Porto va incontro. Il numero tredici nerazzurro non è mai stato famoso per la continuità di rendimento e la gara giocata contro la Fiorentina è il più nitido esempio di come possa passare nel giro di brevissimo tempo da uomo partita a peso per la squadra. Ma al momento - per Roberto Mancini -  sul piatto della bilancia pesano più i lampi di genio che produce quando si accende che i periodi di totale black out.
Pasquale Guarro