16
In morte di Ciro Esposito, il dolore e il rispetto prevalgono su ogni altra considerazione, così come la solidarietà e il conforto agli ammirevoli familiari del tifoso del Napoli al quale hanno sparato a bruciapelo mentre andava all'Olimpico per assistere alla finale di Coppa Italia.

Ma ci sono domande che aspettano risposta dalla sera del 3 maggio e alle quali lo Stato non ha dato risposta nei cinquantatrè giorni di agonia di Ciro Esposito.

Lo stesso Stato che in tribuna d'onore era presente ai massimi livelli, come ci ricorda la foto a corredo di questo editoriale. Mancava soltanto Napolitano, rappresentato dal presidente del Senato accanto al quale c'era il capo del governo, il quale annunciò solennemente che il 26 maggio, all'indomani delle elezioni europee, l'esecutivo avrebbe affrontato la questione violenza nel calcio. Oggi è il 25 giugno. Ciro Esposito si è spento stamane. Questi del Palazzo non hanno ancora fatto niente per non dire della latitanza delle istituzioni durante i 53 giorni di calvario del ragazzo di Scampia: le parole pronunciate dallo zio pesano come macigni. 

Pensando a Ciro e a tutti quelli che sono morti per il calcio in questo meraviglioso e barbaro Paese che non cambia mai, rileggere le parole scritte nelle ore susseguenti al Sabato Nero significa porsi di nuovo la stessa domanda, dopo cinquantatré giorni: Napolitano, Grasso, Renzi, Alfano dove diavolo siete? Che cosa fate? Quando agite? Quando?

x.j.

--------------------------------------------



Da calciomercato.com, 4 maggio 2014.
"Napolitano, Renzi Alfano parlano parlano e intanto gli stadi si svuotano

Non ce ne hanno risparmiato una,
 come fanno sempre in questi casi. Oggi, in rigoroso ordine cronologico, Alfano, Renzi, Napolitano e molti altri del Palazzo si sono affacciati nel Circo del Pallone, ancora sotto choc per il Sabato della Vergogna.
Da quello che promette il daspo totale, ignorando come la legge emanata nel 2007 dopo l'omicidio Raciti lo preveda già, all'altro che sentenzia: "I delinquenti devono stare in galera non allo stadio" e poi, però, rimanda ogni decisione all'estate. Su su sino all'inquilino del Colle che, autorevolmente, afferma: "Presidenti e società, rompete con i facinorosi. No a trattative".
Per non dire delle versioni contrastanti, cioè contraddittorie, cioè non si capisce quale sia la verità, sulla rissa con sparatoria prima della finale, con le parole ufficali che fanno a pugni con le testimonianze di chi afferma essere stato presente in quei drammatici momenti.
Ce ne fosse stato uno, nel Palazzo, capace di spiegarci chi, come, dove, quando e con quale insalutata disinvoltura, sabato sera la curva dell'Olimpico sia stata imbottita di bengala, petardi, bombe carta, trasformando quel settore dello stadio in un'autentica santabarbara.
Ce ne fosse stato uno, nella catena di comando, che abbia rassegnato le dimissioni, d'altra parte, non a caso lo sport meno praticato in questa Repubblica dell'ignavia. Dove, sabato sera, non c'è stato un rappresentante ufficiale delle istituzioni che abbia protestato, agito, inveito contro la maglietta inneggiante al condannato in via definitiva a 8 anni per l'omicidio dell'ispettore di polizia Filippo Raciti.
Ci fossero state molte parole pubbliche di solidarietà nei confronti dell'agente all'ospedale con le costole spezzate o del pompiere ferito, mentre Hamsik parlamentava con Gennaro De Tommaso, a cavalcioni sul mondo. E meno male che il Capo dello Stato si è ricordato di Raciti e della signora Raciti, dei figli di Raciti.
Sino a quando quelli del Palazzo continueranno a parlare, parlare e a non agire, gi stadi continueranno a svuotarsi. Forse non lo sanno, ma chiedano ad Abete l'ultimo rapporto Figc sullo stato del calcio italiano: in sei anni, se ne sono andati 6 milioni di spettatori. Sei milioni. E Alfano promette il pugno di ferro, "ma senza svuotare gli stadi". Tranquillo, ministro. Già fatto. 

Xavier Jacobelli
Direttore Editoriale www.calciomercato.com