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Juve brutta, Douglas Costa splendido. Non c’entra niente quel gol-capolavoro del brasiliano nella partita della sua squadra. Come una stella alpina nel Sahara, una perla in uno stagno, un Picasso appeso alla parete di un ripostiglio. Accade tutto nei minuti di recupero. Douglas prende palla sulla sinistra, parte come un fulmine verso il centro, ne salterà cinque di russi prima di segnare. La prima vittima è Ignatyev, la seconda Murilo, la terza Höwedes, giunto ormai a metà della linea dell’area di rigore tocca la palla a Higuain chiedendo il triangolo che ottiene, a quel punto brucia Corluka e Rybus, altro tocco velenoso di esterno e palla fra le gambe di Guilherme. Gol, paura scacciata, vittoria, qualificazione-record, maglia che vola per aria. Un giocatore così cambia le partite, cambia la Juve, e rende il calcio una goduria.

La gara dice invece che la Lokomotiv meriterebbe di vincere perché ci va molto più vicino dei bianconeri, perché ci crede, gioca meglio, produce occasioni che però sbaglia e per questo, se alla fine perde, deve rammaricarsi con se stessa. La Juve si qualifica agli ottavi con due turni di anticipo, è un record per Sarri visto che non c’erano mai riusciti né Conte, né Allegri. Non solo, per Sarri continua l’imbattibilità nel continente: con questa vittoria sono 20 partite che non perde fra Champions ed Europa League. A Mosca però c’è poca Juve e non c’è niente del suo calcio. La squadra non è mai troppo sicura in difesa, mai arrembante in attacco. La prima di Ramsey in Champions non convince, così come resta anonima la partita di Rabiot. Decisamente meglio la Lokomotiv con Rybus, Joao Mario e Miranchuk.


PAPERA-GOL. Si comincia con un regalone di Guilherme, il portiere della Lokomotiv. Non un errore, ma una papera vera. Il pestone di Zhemaletdinov a Rabiot diventa una punizione molto laterale, a una trentina di metri dalla porta russa. Ovviamente ci va Ronaldo, tiro secco, però non potentissimo e soprattutto centrale. Guilherme lo para. Anzi no. Lo para ma con la palla che gli scappa via fra le gambe, arriva Ramsey e la tocca mentre sta superando la linea bianca. Così porta via a Cristiano il gol e il record della 34a vittima di Champions League. Curiosità: è la rete numero 300 in Champions della Juventus, quinto club a raggiungere questa cifra dopo Real Madrid, Barcellona, Bayern Monaco e Manchester United. Sono trascorsi meno di 4', la Juve è a un passo dagli ottavi.


FIANCO DESTRO MOLLE. O meglio, sarebbe quasi qualificata se non pensasse di esserlo già, con così poca fatica. Rallenta, quasi si addormenta e sul suo fianco destro, mal presidiato da Khedira e Danilo, la Lokomotiv comincia a sfondare. Joao Mario non è quello dell’Inter, è un giocatore vero che Semin impiega come esterno sinistro davanti a un terzino, Rybus, che spinge e attacca con i tempi giusti. Da una loro iniziativa nasce il gol del pareggio: Khedira e Danilo perdono il tempo e lasciano libero Rybus di crossare, Bonucci si fa superare dalla traiettoria della palla che Miranchuk gira di testa sul palo, la palla rimbalza in area piccola e ancora Miranchuk la ribatte in rete. Non basta. Sempre da quel versante e ancora da un cross di Rybus nasce una doppia bella occasione per lo stesso Miranchuk, non preciso come qualche minuto prima.


POCA JUVE, INCERTA DIETRO. La Juve gioca con un ritmo troppo basso e non c’è una partecipazione corale alla fase difensiva. Ronaldo, come è noto, se ne disinteressa per diritto...istituzionale (ma allora davanti dovrebbe fare di più), Higuain quasi, mentre Ramsey, a differenza di Bernardeschi, porta (dovrebbe portare...) un po’ più di qualità, ma toglie corsa, soprattutto indietro. Così, quando la Lokomotiv riparte, trova sempre lo spazio usando Eder come sponda e spingendo forte a sinistra. La Juve dà una sensazione strana, quella di poter prendere gol ogni volta che i russi l’attaccano. Davanti ha una sola vera occasione per segnare il 2-0, con un lancio stupendo di Khedira girato al volo da Higuain e respinto con un intervento decisivo da Guilherme, a parziale riscatto di quanto accaduto all’inizio del primo tempo.


SOLO DOUGLAS. Nel secondo tempo la pericolosità dei russi è accentuata. Joao Mario ha due occasioni per segnare il gol del vantaggio, con la prima sbaglia la scelta (dovrebbe servire Krychowiak libero in area) e la mira (tiro in curva), con la seconda non fa centro solo per la respinta sulla linea di porta di Bonucci. La Juve non ha spinta, non ha ritmo, non ha palleggio. I cinque cambi di Sarri rispetto alla soffertissima gara dell’andata (Danilo per Cuadrado, Rugani per De Ligt, Rabiot per il suo connazionale Matuidi, Ramsey per Bentancur e Higuain per Dybala) non portano vantaggi, anzi. La Lokomotiv convince molto di più. Allora Sarri prova con i cambi. Prima toglie Ramsey per far entrare Bentancur, poi Khedira per dare spazio a Douglas Costa e infine esce Ronaldo (ma non ci sembra che la decisione di Sarri sia di suo gradimento) per Dybala. Cristiano non veniva sostituito in una gara di Champions dal febbraio 2016 quando giocava nel Real (partita contro la Roma) e prima dell’85' da ottobre 2014 contro il Liverpool. Del resto con la Juventus nella fase a gironi di Champions il portoghese ha una media di 0,2 gol a partita (2 reti in 9), con quella del Real sempre nella fase a gironi la media era di 1,1 (55 in 49). La differenza si vede e si sente.



IL TABELLINO


Lokomotiv Mosca-Juventus 1-2
Marcatori: p.t. 3' Ransey (J), 12' Miranchuk (L), 48' s.t. Douglas Costa (J)
Assist: 48' s.t. Higuain (J)
Lokomotiv Mosca (4-4-2): Guilherme; Ignatiev, Hoewedes, Corluka, Rybus; Zhemaletdinov (36' s.t. Murilo), Krychowiak, Barinov, Joao Mario (40' s.t. Kolomeytsev); Miranchuk, Eder. A disp. Kochenkov, Zhivoglyadov, Idowu, Magkeev, Tugarev. All. Semin.

Juventus (4-3-1-2): Szczesny; De Sciglio, Bonucci, Rugani, Alex Sandro; Khedira (25' s.t. Douglas Costa), Pjanic, Rabiot; Ramsey (19' s.t. Bentancur); Higuain, Ronaldo (36' s.t. Dybala). A disp. Buffon, De Sciglio, Demiral, Matuidi. All. Sarri.
Arbitro: Buquet (Francia)
Ammoniti: 39' p.t. Bonucci (J), 38' s.t. Rybus (L), 48' s.t. Douglas Costa (J)