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Passerà negli annali come l’esame più veloce del mondo. Dieci minuti appena per sbrigare una faccenda didattica costruita preventivamente a tavolino e che quindi tutti sapevano come sarebbe andata a finire. Lo studente speciale si esprime in un italiano manco da prima elementare proprio come facevano i pellerossa americani nei western di John Ford e cioè usando i verbi all’infinito. Il collegio dei professori abbozza e lo osserva compiaciuto. Già, lui non è un esaminando qualunque.

Si chiama Suarez, professione bomber, e in un anno guadagna una cifra che neppure l’intero corpo insegnante si sognerebbe mai di percepire in una vita. Sicché va promosso ad ogni costo altrimenti “Potremmo passare dei guai molto seri”. Questa è una delle tante frasi incriminate e sconvolgenti pronunciate dal rettore dell’Università per gli stranieri di Perugia ad uno dei suoi colleghi prima dell’esame di italiano che avrebbe permesso al calciatore di ottenere il via libera per venire a giocare in Italia.
La truffa, che non ha precedenti e che lascia senza parole se si considera l’ambiente dove è maturata e i personaggi che si trovano coinvolti, è ampiamente documentata dalle intercettazioni telefoniche che si trovano nelle mani della Guardia di Finanza incaricata delle indagini e preposta a richiedere il rinvio a giudizio dei colpevoli. Sono cinque, al momento, gli indiziati ovvero i vertici di quello che a livello internazionale è sempre stato giudicato come uno tra gli Atenei più prestigiosi e seri. In testa il rettore, Giuliana Grego Bolli, e a seguire i professori Simone Olivieri, Stefania Spina, Lorenzo Rocca e Cinzia Tamagna. Cinque insospettabili che l’hanno combinata davvero grossa.

Ovviamene non penso proprio abbiano concertato la truffa da soli e quasi certamente avranno ceduto alle pressioni di un, chiamiamolo così, mandante il cui nome ci auguriamo possa venir svelato dall’inchiesta giudiziaria. Ma la cosa grave, anzi assolutamente inammissibile e senza giustificazioni, è che il corpo docente di un Università come famosa abbia anche soltanto pensato a priori di poter commettere un atto così deontologicamente contrario alle più elementare regole dell’etica scolastica. Il nostro, purtroppo, è sempre stato il Paese delle raccomandazioni e delle vie traverse per raggiungere determinati obbiettivi. Un male oggi non più epidemico come un tempo ma ancora presente e ammorbante. Ma io sono convinto che un fatto del genere non si sarebbe verificato oggi neppure in quei Paesi dell’Africa dove le dittature vanno di pari passo con la corruzione. A questo punto la rimozione, dopo l’’immediata sospensione, dei docenti sotto inchiesta è il minimo che ci si possa attendere.