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Non si può morire a vent'anni. Suicida. E' la tragica storia di Seid Visin, l'ex giocatore delle giovanili del Milan ritrovato senza vita più di un mese fa. In esclusiva per Calciomercato.com, il suo ex compagno in rossonero e oggi difensore dell'Alessandria Gabriele Bellodi - classe 2000, ancora di proprietà del Milan che l'anno scorso l'ha girato in prestito biennale con diritto di riscatto e controriscatto - ha raccontato a cuore aperto sensazioni e ricordi di chi l'ha vissuto in campo e in convitto, tra Giovanissimi e Allievi Nazionali.

Quando ha saputo della morte di Seid Visin?
"La sera, mentre giocavo alla Play. Sulla chat Whatsapp con i vecchi compagni del Milan avevano mandato un articolo che parlava del suicidio, ma pensavo fosse una fake news. Così ho scritto a mia madre che conosce il padre, e purtroppo lui le ha confermato che era tutto vero".

Qual è stata la prima cosa che ha pensato?
"Non è possibile, mi sono detto dentro di me. Ho realizzato la mattina dopo, quando ho letto tanti articoli su di lui. A quel punto ho avvertito gli ex compagni che non sono in chat e i nostri vecchi tutor".

Che ragazzo era Seid?
"Un solitario. Quando eravamo in convitto spesso usciva da solo e si era creato un giro d'amicizia al di fuori della squadra. Aveva un carattere un po' chiuso, ma molto buono e sempre solare. Soffriva il fatto di stare lontano dalla famiglia".

Lei è stato anche suo compagno di stanza.
"Sì, siamo stati un anno in camera insieme. Aveva una cultura diversa dalla nostra, era un buddhista praticante ma si era integrato bene nel gruppo. In campo invece faceva un po' fatica a esprimersi: era un esterno d'attacco, ma il mister gli chiedeva alcuni movimenti e compiti che non facevano parte delle sue caratteristiche".

Qual è il ricordo più bello che ha del suo ex compagno?
"Quando nel 2014, ai tempi dei Giovanissimi Nazionali, fece un gran gol e scoppiò a piangere per l'emozione. Era l'ultimo anno insieme al Milan, poi lui andò a Benevento e dopo aver girato un po' di squadre smise di giocare".
Eravate rimasti in contatto?
"Da quando era andato via avevamo iniziato a sentirci meno, anche perché al di là degli allenamenti che facevamo insieme era spesso da solo. Con gli altri ex compagni ci sentiamo ancora oggi e andiamo spesso in vacanza insieme, con lui purtroppo avevamo perso un po' i contatti".

Se fosse girato tutto diversamente sarebbe potuto arrivare in Serie A?
"Probabilmente sì. Da piccolo era fortissimo, ricordo che prima che arrivasse al Milan doveva prenderlo l'Inter e lo volevano anche Arsenal e Psg".

Le è mai capitato di assistere a episodi di razzismo nei suoi confronti?
"Assolutamente no. Da quello che ha scritto sulla lettera questo problema è nato dopo, quando lui aveva già smesso".

Si aspettava che la storia di Seid avesse così tanto clamore mediatico?
"Sicuramente. Il passato al Milan l'ha fatto diventare senza dubbio ancora più rilevante, ma penso che la notizia abbia avuto una diffusione così ampia perché non è giusto che un ragazzo di vent'anni perda la vita in questo modo".

Cosa gli direbbe se avesse la possibilità di farlo?
"Gli direi di non tenersi tutto dentro, di esporre i problemi e parlarne con le persone. All'epoca eravamo piccoli e forse non capivamo alcuni meccanismo, ma adesso, a 21 anni, gli darei questo consiglio".

@francGuerrieri