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L’Inter che batte per la seconda volta, e con lo stesso punteggio (3-1), i moldavi dello Sheriff, questa volta a domicilio, comincia a intravvedere l’inevitabile epilogo del girone D. Se il 24 novembre tutto andrà secondo logica e previsione (nerazzurri che vincono sullo Shakhtar a San Siro e Real che sbanca Tiraspol), la squadra di Simone Inzaghi sarà qualificata con un turno d’anticipo agli ottavi di Champions League, avendo la possibilità di giocarsi addirittura il primo posto al Santiago Bernabeu, quattordici giorni dopo (7 dicembre).

In Transnistria è stata vittoria chiara e netta, concretizzatasi nella ripresa, solo perché l’Inter del primo tempo (14 conclusioni a 1). è stata imprecisa (Dzeko due volte) e sfortunata (palo di Lautaro Martinez). Ma su chi comandasse la gara e come non c’erano dubbi, visto che i moldavi hanno passato un paio di volte la metacampo, poi hanno cominciato a rinculare, infine si sono asserragliati negli ultimi venticinque metri scagliando palloni in avanti o in tribuna come se già si fosse entrati nell’ultimo quarto d’ora di partita. Ovviamente quello 0-0 non poteva reggere e non ha retto. Brozovic ha segnato al 53’, Skriniar ha raddoppiato dodici minuti dopo (63’) e Sanchez, entrato un minuto prima al posto di Lautaro, ha arrotondato il vantaggio a otto minuti dal 90’. Platonica la rete di Traorè in pieno recupero.

Simone Inzaghi, forte del suo 3-5-2 con il trio titolare in difesa e Darmian e Dimarco sugli esterni, ha spento ben presto le velleità dello Sheriff senza mai concedergli neppure una ripartenza. Anzi, dopo meno di dieci minuti, l’Inter avrebbe potuto orientare la partita a suo piacimento se Lautaro, su assist generoso di Vidal (era in area e avrebbe potuto tirare), non avesse mancato la palla in modo clamoroso. Lo stesso dicasi per Dzeko (17’), impreciso nel colpo di testa, pescato sul secondo palo da un corner a rientrare di Dimarco.

L’Inter, pur senza alzare troppo i ritmi, ha fatto girare palla in modo agevole, creando sempre i presupposti sia per la conclusione verso la porta, sia per vere e proprie occasioni. Esempio del primo caso: la combinazione tra Lautaro e Dzeko, con palla di poco fuori (19’). Esempio del secondo caso: il tiro piazzato da Lautaro Martinez, ribattuto dal palo (40’), con Darmian finito per le terre a pochi metri dal ribadire in rete. Non serviva uno stratega per capire che lo Sheriff, incapace di ripartire anche solo per allentare la pressione, sarebbe crollato nel momento in cui avesse subito il primo gol. Fatto puntualmente accaduto ad inizio di ripresa (Dumfries aveva preso il posto dell’ammmonito Darmian), grazie a Brozovic che, dopo una finta su una palla al limite, ha messo dentro di destro alle spalle di Athanasiadis.
Allo Sheriff ci sarebbe voluto altro (58’, tiretto flebile di Castaneda) per pareggiare. L’Inter, invece, non ha fatto una piega, continuando nel suo gioco di possesso alla ricerca del raddoppio. Così, un minuto dopo l’ingresso di Perisic per Dimarco (63’), De Vrij ha colpito di testa da calcio d’angolo, il portiere ha respinto una prima volta corto. Allora sulla palla si è avventato Skriniar che in due riprese ha messo dentro.

A Simone Inzaghi stava già bene così, anche perché l’Inter dominava senza affanno alcuno. Invece, all’81’, giusto per dare qualche minuto a Sanchez e Correa, l’allenatore ha tolto Dzeko e Lautaro Martinez. Non è passato neanche un minuto che un errore in fase di controllo di Dulanto, spalancava a Sanchez la possibilità di bucare Athanasiads per la terza volta. Ovviamente il suo destro non gli ha lasciato scampo.

Per la cronaca è finita 3-1 solo a causa di un svista finale (Traoré di testa), ma si era in pieno recupero e l’Inter aveva già staccato la spina. Poco male. La classifica di Champions sorride, la forma è buona e tutti stanno bene. Domenica c’è il derby e l’Inter non si vuole fermare. La ragione è semplice: se non vince ancora, Milan e Napoli scappano.