All'ultimo secondo dell'ultimo minuto di recupero l'Olimpico ha provato l'ennesimo brivido e tirato il definitivo sospiro di sollievo: cross di Di Lorenzo, dal mischione svetta la testa di Acerbi, fischio finale. L'ultimo quarto d'ora è stato un tormento per i cuori laziali, stracciati dallo spettacolo raccapricciante di un nanetto che prende per il bavero il gigante. Beh, gigante per la classifica, ma in quel frangente la Lazietta sembrava una provinciale qualsiasi che con i denti difendeva il suo prezioso bottino. Bottino che aveva procurato il pirata Caicedo, ancora lui come tre giorni fa a Frosinone. L'episodio chiave è caduto a cinque minuti dall'intervallo, dopo che la Lazio aveva comandato il gioco ma creando una sola vera occasione da gol fallita da Correa. Ivan Provedel, ventiquattrenne portiere di Pordenone, pensava forse alla polentata in casa della nonna quando Di Lorenzo gli ha appoggiato una palla innocua, non gli è rimasto che franare sul pirata dell'Ecuador, svelto come il suo appellativo (Panterone), causando l'inevitabile calcio di rigore. Qui c'è stata gustosa scenetta di Correa e Caicedo che si contendevano il pallone da posare sul dischetto, finchè dalla panchina Inzaghi ha comandato chi dei due dovesse calciare. Il sinistro di Caicedo è stato preciso sfiorando il palo sinistro del portierino.

La partita è tutta qua, in questa bufala di un giovane portierino non nuovo a topiche del genere, che spalanca alla Lazio il quarto posto, ancorchè da verificare fra sabato e domenica. Giacchè la ripresa non ha offerto altre emozioni, se non nel finale che ho descritto, fra una Lazio-bis impaurita e collezionista di errori e un Empoli arrembante, però mai davvero pericolosa con una palla sciupata di testa da Silvestre al 77'. Inzaghi ha ottenuto il massimo risultato da una squadra che dire zoppa è un eufemismo. Senza Immobile è mancata la profondità, il riferimento dei centrocampisti. Correa, si vedeva, aveva problemi fisici e solo in un paio di occasioni si è acceso come sa fare. Caicedo è un uomo di sponda e non un goleador, questo si sa, anche se stavolta merita la palma di migliore in campo per essere stato determinante e come sempre deciso a morire nell'ultima trincea. L'assenza di Luis Alberto ha spento la luce, avrebbe dovuto riaccenderla Milinkovic, ma il serbo quest’anno proprio non va, ha svolto il suo compitino pulito senza lampi, senza mai prendere per mano la squadra. Si è avvertita inoltre la privazione di uno stantuffo sapiente come Parolo, ma soprattutto della brillantezza generale. Giocare a 73 ore di distanza dall'ultima fatica, per di più reduci dalla maratona di Coppa Italia in casa dell'Inter, è stata una decisione davvero singolare che Lotito sorprendentemente non ha contestato. Sabato c'è il rugby all'Olimpico, d’accordo, ma non ci sarebbe stato alcun problema a giocare domenica. Beh, ormai è andata, ed è andata bene. Tre punti in cassaforte e una settimana di tempo per pensare al Siviglia.

Come prevedibile, la Lazio la vittoria ha dovuto sudarsela assai. Come a Frosinone, gli avversari l'hanno aiutata a superare questa difficile risalita della classifica. L'errore di Provedel è stato clamoroso, ma clamorosi sono stati un paio di svarioni di Bastos e uno di Radu che non sono stati puniti solo per la bravura di un Acerbi che da solo ha retto la baracca difensiva e la giornata poco felice di Ciccio Caputo, cannoniere di razza - 83 gol nelle ultime quattro stagioni e mezza, media impressionante di 18,4 gol a campionato - che non può sempre togliere e le castagne dal fuoco, cioè nascondere sotto i suoi gol - 11 finora, come Immobile - la povertà di una squadra che non vince una partita dal 9 dicembre scorso e fuori casa non ne ha vinta una e accusa la peggior di fesa del campionato. La difesa ha retto discretamente per merito soprattutto del giovane Dall'Orco, ottimo acquisto, ma la difficoltà sta nella costruzione del gioco che né Bennacer né Kurtic sono riusciti a trovare.

La Lazio ha finito la partita infarcita di tutti i panchinari, che hanno però totalmente (Cataldi) o parzialmente (Berisha) deluso. E' piaciuto l'esordio di Romulo, diligente e anche propositivo sulla fascia destra, sicuramente meglio dell'ultimo Marusic. Come definire tutti gli altri? Generoso è l'aggettivo che meglio si addice a Lulic e Leiva, insufficiente per Cataldi e Badelj. Mica male il ragazzino Pedro Neto. Inzaghi respira, la Lazio dopo mesi esce dall'Olimpico senza subire gol, col fiatone ma ha raccolto sei punti in quattro giorni. Ora si mette in finestra a gufare le sue rivali e a contare l’uscita delle sue colonne portanti dall’infermeria.

IL TABELLINO

Lazio-Empoli 1-0 (primo tempo 1-0)


Marcatori: 42' rig. Caicedo

Lazio (3-5-2): Strakosha; Bastos, Acerbi, Radu; Romulo, Berisha (32' Badelj), Leiva, Milinkovic (13' Cataldi), Lulic; Correa, Caicedo (40' st Pedro Neto). All. Inzaghi.

Empoli (3-5-2): Provedel; Veseli, Silvestre, Dell’Orco; Di Lorenzo, Krunic, Bennacer, Traore (24' Acquah), Pasqual (43' st Mchedlidze); Farias (6' st Oberlin), Caputo. All. Iachini.

Arbitro: Chiffi di Padova

Ammoniti: 44' Acquah (E)