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Si sapeva che sarebbe potuto essere un mercato difficile, è stato in realtà un mercato difficilissimo. Ma la Juve lo sapeva. Già in tempi di lockdown Fabio Paratici spiegava come fossero necessarie soluzioni alternative, fantasiose: scambi e prestiti, magari lunghi. Una previsione azzeccatissima. Il mercato infatti si è sviluppato proprio in questa maniera: uno scambio portante come quello Arthur-Pjanic, poi tre formule di prestito che han permesso i colpi McKennie, Morata e Chiesa, considerando come Kulusevski fosse già stato preso a gennaio. Molto più complicato riuscire a far quadrare i conti in uscita, archiviato il limite del 30 giugno poi per la Juve è stato tempo solo di risoluzioni di contratto sanguinose (Higuain molto più di Matuidi) e prestiti (ben sette cui aggiungere quello di Mandragora riacquistato sabato) che permettono di fare spazio in organico e nel monte ingaggi ma rimandano sostanzialmente il problema. In tutto questo però è stata confermata una doppia linea guida fondamentale: squadra ringiovanita sensibilmente, confermando quanto anticipato da Calciomercato.com già a maggio riguardo il tetto ingaggi per i nuovi acquisti. Ingaggi superiori ai 9-10 milioni lordi non erano più sostenibili, l'unica eccezione era stata prevista per il centravanti con un extrabudget che doveva in ogni caso restare entro lo spazio lasciato libero da Higuain (14-15 milioni lordi). Poi l'evoluzione dei casi Dzeko e Suarez hanno anche annullato la possibile eccezione.

CHI ARRIVA – Alla fine Andrea Pirlo vede nella sua Juve cinque volti nuovi rispetto a quella targata Maurizio Sarri. Anzi sei, considerando la necessaria promozione in pianta stabile di Frabotta dall'Under 23. Il vero colpo forse resta Kulusevski, a lui il compito di farlo rendere al meglio. Poi sono arrivati Arthur e McKennie in mediana, mentre Morata al netto delle dichiarazioni resta un ripiego rispetto agli obiettivi principali. Infine è stato centrato in extremis il colpo Chiesa. Gli ultimi tre colpi, nello specifico, incideranno appena per 17,5 milioni in questa stagione, ottima soluzione. Anche se già corre il contatore in futuro, perché poi tra riscatti e bonus, se la Juve dovesse renderli tutti acquisti a titolo definitivo, potrebbe spenderne altri 127,5.
CHI PARTE – Via Pjanic, già si sapeva. La rivoluzione tecnica dell'8 agosto ha dato il via anche a quella dell'organico. Risoluzione per Matuidi e Higuain, ingaggi risparmiati almeno in gran parte ma minusvalenze pesanti. E poi solo prestiti: Pjaca, Pellegrini e Perin al Genoa, Romero all'Atalanta (accordo biennale, 2 milioni più 2 di bonus e opzione di riscatto fissata a quaota 16), Rugani al Rennes (1,5-2 milioni), De Sciglio al Lione e Douglas Costa al Bayern Monaco. La Juve ha fatto spazio, soprattutto per Chiesa, ma non ha fatto cassa.

COSA MANCA – Solo campo e risultati potranno dire se effettivamente la Juve oltre a essere più giovane e meno costosa (in termini di ingaggi), possa essere anche più forte e competitiva. Di fatto continua a mancare un vice Alex Sandro (potrebbero essere Bernardeschi e Frabotta), che la Juve sperava potesse essere Emerson Palmieri senza riuscire a trovare in tempo un accordo col Chelsea per lui o magari Marcos Alonso (proposto a più riprese negli ultimi giorni). Forse anche una quarta punta, nonostante sia Chiesa che Kulusevski possano essere considerati senza problemi degli attaccanti aggiunti anche se non dei centravanti. E poi è rimasto un caso aperto, quello legato a Sami Khedira: il tedesco non ha voluto rescindere, ha rifiutato anche le ultime offerte al rialzo della Juve, sarà un separato in casa che con ogni probabilità resterà pure fuori dalla lista Champions.