Arrivederci Champions. Non è bastato acquistare Cristiano Ronaldo per vincerla. E soprattutto non sono bastati i suoi 5 gol, tra ottavi e quarti, per trascinare la Juventus almeno in semifinale. Dopo la fase a gironi ha segnato soltanto lui, con la tripletta della Grande Rimonta contro l’Atletico Madrid, e con le due reti della Grande Illusione contro l’Ajax, ad Amsterdam e Torino. Basterebbe questo dato per assolvere Allegri, o quanto meno per non considerarlo il principale, o peggio l’unico, responsabile di questa inattesa eliminazione, perché il giorno del sorteggio tutti dissero che alla Juventus era andata bene.

L’Ajax incuteva rispetto soltanto perché aveva eliminato il Real Madrid, che però non aveva più CR7 mentre la Juventus ce l’aveva e da solo sembrava una garanzia. Ecco il primo, grande, errore commesso dai tifosi, dai media e soprattutto dai dirigenti, con Agnelli in testa convinto che bastasse CR7 per vincere finalmente la Champions. I dirigenti, invece, dovrebbero ragionare senza lasciarsi influenzare dagli umori popolari e proprio l’ingaggio di Allegri, subito contestato dalla tifoseria, ma giustamente difeso dalla società, ne rappresenta un’indiretta dimostrazione vincente. Chi non voleva Allegri fin dal primo giorno ora si scatena, malgrado sia in arrivo l’ottavo scudetto consecutivo, magnificando il gioco e i giovani dell’Ajax. E dopo aver esaltato il tiqui-taca di Guardiola al Barcellona e il suo “falso nueve”, già immaginiamo tutti i tentativi di imitazione del modello olandese, per la gioia di Sacchi che da quasi trent’anni vive di rendita su quanto ha vinto con i giocatori più forti della storia del Milan, non soltanto i tre olandesi, van Basten, Gullit e Rijkaard, ma anche Baresi, Tassotti, Maldini, Donadoni e Ancelotti. Il punto è proprio questo: i giocatori, anzi i grandi giocatori, vengono prima del gioco perché a parità di copione, di pressing e intensità, la differenza la fanno i campioni. E nella Juventus l’unico vero campione è Ronaldo, perché attorno a lui ci sono soltanto bravi o bravissimi compagni, come Pjanic, Matuidi, Dybala, Mandzukic e Bernardeschi per citare i migliori. L’errore a monte, quindi, è stato quello di non alzare la qualità generale, a cominciare dalla difesa, ancora aggrappata ai senatori Barzagli, Bonucci e Chiellini, senza sostituti adeguati per i limiti di Rugani e soprattutto di Caceres che ha fatto rimpiangere la partenza di Benatia a gennaio.

E così l’uscita dalla Champions è la grande sconfitta del business alimentato dall’arrivo di Ronaldo. Una sconfitta doppia, perché ai danni subiti in campo si aggiungono ora quelli dei conti, con il calo in borsa, i mancati guadagni e soprattutto quelli del bilancio, visto che l’operazione Ronaldo è costata in partenza 300 milioni. È vero che con il suo arrivo ci sono stati nuovi introiti milionari, grazie agli sponsor e alle vendite di magliette in tutto il mondo, ma nemmeno il fatturato basta per vincere. La differenza la fanno i gol e così l’Ajax, con 91,9 milioni di fatturato, ha umiliato la Juventus e il suo fatturato quasi quadruplo di 394,9 milioni. Nel calcio, infatti, la competenza dei dirigenti e la qualità dei giocatori sono più importanti del business e del fatturato, e guarda caso proprio dall’Olanda il grande Cruijff ripeteva di non aver mai visto i soldi segnare un gol. Questa è la grande lezione inascoltata che ci ha lasciato lui e forse, altrettanto inascoltata, che ci lascerà l’Ajax. Con un ultimo, romantico, motivo di riflessione: si può vincere anche senza i milioni degli sponsor che danno il nome allo stadio di proprietà. La casa dell’Ajax, infatti, che prima si chiamava Amsterdam ArenA, ora si chiama Johann Cruijff Arena. Mentre quella della Juventus, che prima si chiamava Juventus Stadium, ora si chiama Allianz Stadium. Con tanti saluti a Gaetano Scirea, campione del mondo e di stile.