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Dove vuoi arrivare, Simone? Lui sbuffa, ammicca, lancia mezzi sorrisetti e quella volta che ha parlato di scudetto dice che scherzava. Intanto la sua Lazio continua a macinare vittorie, gol e primati come fossero bubble-gum uscite da quei distributori colorati con le monetine. Undici vittorie consecutive, 14 partite senza sconfitta. Ciro Immobile immenso: 23 gol in 19 partite, quarta stagione oltre i 20 gol. Meazza e Nordhal ci sono riusciti 7 volte, Batistuta 5.
Ultima vittima di questi tritarecord, una Samp che usciva dalla crisi con il pareggio del "Meazza" e la cinquina rifilata al Brescia. E una statistica che vedeva Ranieri bestia nera degli aquilotti, ultima sconfitta 23 anni fa sulla panchina della Fiorentina. Ma questa Lazio multiforme non conosce cabala, se ne strafotte di ogni tradizione negativa. Moltiforme perché cambia forma e passo durante la partita, perché sa spremere gli avversari nei finali di partita come nei suoi primi atti. Come oggi. Dopo un quarto d'ora tre gol e i tre punti erano già in cassaforte, quasi a contatto con l'Inter, poco distante dalla Juventus. Manca una partita alle due star però manca una partita anche alla Lazio, sulla carta facilina, anche se la rivelazione di questo campionato è proprio il Verona.

Raccontare la partita è come scrivere di una volata in piscina della Pellegrini contro sei scolarette. Tutta in discesa la gara dei biancoazzurri, scesi in campo col petto in fuori, la voglia di mordere e di regalare al proprio allenatore la centesima vittoria. Dopo appena sei minuti Immobile vince un rude corpo a corpo con Chabot, evita il ritorno di Bereszinsky, costringe Audero alla deviazione sulla quale Caicedo arriva prima di un lentissimo Colley. E uno. Dieci minuti dopo, cross di Lazzari stoppato con un braccio da Murru. Stavolta il distratto è Chiffi, rimesso in carreggiata Manganiello al Var. Rigore, va Ciro. E due. Ancora tre minuti e Immobile brucia Chabot, dribbling su Audero: e sono tre. Va beh, finita. Basta dire che il primo tiro in porta è di Caprari al 35' (Strakosha in angolo) e che Luis Alberto, Acerbi e sempre Ciro sono andati a un passo dal poker.

Tutta qua la partita: mai un dubbio, da una parte una squadra che ricama, corre, raddoppia, dall'altra una difesa imbarazzante, mai un duello vinto a centrocampo. Il 4-4-2 morbidissimo di Ranieri si è arreso troppo presto. O la veemenza della Lazio lo ha spennato prima ancora di provare a volare. In questi casi il confine è sempre incerto. In realtà il meccanismo di Inzaghi ha funzionato come una macchina perfettamente oliata. Fasce laterali dominate da Lazzari e anche un Jony cresciuto nei ripiegamenti. Il presidio di Ranieri si è rivelato debolissimo, anche nella ripresa quando ha tentato di cambiare i guardiani. Lazzari, in particolare, ha travolto Murru e poi il giovane Augello con volate irresistibili e traversoni appropriati. Luis Alberto non ha avuto avversari, neanche qualcuno ha tentato una marcatura rigida. Distribuendo calcio da salotto. Leiva ha stroncato ogni iniziativa avversaria sulla propria trequarti, a Milinkovic è bastato far bene il compitino per demotivare Vieira o Jankto che sia.

Avrete capito che non c'è stata mai partita e l'assenza di Quagliarella non basta a giustificare una Samp senza nerbo. Neanche nel secondo tempo dove a rete è andato anche Bastos, difensore-goleador, che ha battuto a rete di precisione ma senza alcun disturbo. E anche di nuovo Immobile su rigore solare per una parata a terra di… Colley. Ciro tripletta, 23 gol in 19 partite, una media superiore ai 36 gol record di Higuain e ai 10 gol su rigore di Ibrahimovic (lui è a 9). C'è stata gloria anche per Adekanye, ventenne olandese, che ha costretto Chabot al fallo da ultimo uomo e quindi espuslione; per Vavro, l'acquisto misterioso dell'estate, alla terza presenza in campionato; per Linetty che ha bucato Strakosha da fuori area realizando - come si usa dire - il punto dell'onore.

Vavro ha sostituito Acerbi, caso rarissimo. Acerbi non voleva uscire, ma essendo diffidato l'allenatore ha saggiamente deciso di non correre rischi (così come con Radu, rimpiazzato nella ripresa da Bastos) in vista del derby. Ma prima ancora della sfida di Coppa Italia di martedì a Napoli. Già, domenica c'è il derby. Sarà disponibile anche Correa, una valida alternativa. Inzaghi dice ora che guarda più ai dieci punti di vantaggio su Roma e Atalanta che non a quelli che separano la propria squadra dalla vetta. Io ci credo poco. Scommetto che ci crede poco anche lui, felice di lanciare a rete il figliolo nei festeggiamenti del dopo partita. Flash di un clima che coinvolge tutta la squadra. "A volte un vincitore è semplicemente un sognatore che non ha mai mollato", diceva Nelson Mandela.

IL TABELLINO

Lazio-Sampdoria 5-1 (primo tempo 3-0)


Marcatori: 7' pt Caicedo (L), 17' pt rig., 21' st, 20 st rig. Immobile (L), 9' st Bastos (L), 25' st Linetty (S)

Assist: 21' st Acerbi (L), 9' st Leiva (L)

Lazio (3-5-2): Strakosha; Patric, Acerbi (21' st Vavro), Radu (4'st Bastos); Lazzari, Milinkovic, Leiva, Luis Aberto, Jony; Caicedo (13' st Adekanye), Immobile.

Sampdoria (4-4-2): Audero; Bereszynski, Colley, Chabot, Murru (17' st Augello); Thorsby, Vieira, Linetty, Jankto (1'st Ekdal); Gabbiadini (26' st Bonazzoli), Caprari. All. Ranieri

Arbitro: Chiffi di Padova

Ammmoniti: 31' Vieira (S), 19' st Colley (S), 23' st Adekanye (L), 

Espulsi: 29' Chabot (S)