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Toh, riecco la Lazio. Le basta un primo tempo condotto alla bersagliera per triturare una Sampdoria dimessa al limite della resa preventiva. Tre gol segnati, in 37’, apre Milinkovic, chiude Immobile con una doppietta rapinosa. La Sampdoria arranca, sbanda, si consegna mani e piedi legati alla strabordante superiorità avversaria. Poi, magie e misteri de gioco del calcio, nella ripresa il match si ribalta. La Lazio dà due mani di terzaroli alla sua randa gonfia di vento e ridiventa la squadra incerta e anodina che manda Sarri su tutte le furie. D’Aversa alla disperata – persa per persa tanto vale osare l’impossibile -, ne cambia tre: fuori Ferreri, Verre e Quagliarella, ma potendo ne avrebbe sostituiti sette o otto, e dentro Dragusin, Silva e Caputo.

Improvvisamente e in maniera del tutto imprevista, dopo quel primo tempo cachetico e rassegnato, la squadra risorge. Quattro occasioni da gol nei primi undici minuti, sull’ultima prodigioso Strakosha e distendersi e ricacciare dalla linea di porta il pallone schiacciato di testa da Gabbiadini. A metà ripresa Milinkovic perde la testa, battibecca con l’arbitro per un fallo non fischiato, ne commette subito un da giallo, continua a polemizzare, parla e parla e probabilmente gli scappa la parola del gatto. L’arbitro estrae il secondo giallo e poi il rosso. Lazio in dieci e per condurre in porto una vittoria già virtualmente acquisita deve sudare le sette camicie. La difesa ad oltranza, da scelta diventa una impellente necessità, di fronte ad una Sampdoria che con il geometra Silva e la difesa a tre e il centrocampo a cinque, ha ritrovato gioco, mordente e coraggio. La Lazio deve ringraziare Strakosha che con tre parate prodigiose, prima e dopo il gol dell’onore segnato dal brillante Gabbiadini a un minuto del 90’, ricaccia via lo spettro della rimonta blucerchiata negando ala Sampdoria il raddoppio ancora a Gabbiadini ed Ekdal in pieno recupero.

Piano quindi con trombe e grancasse. La Lazio del primo tempo, fredda e geometrica, astuta e cinica, merita i galloni da generale. Quella morbida e irresoluta della ripresa una settimana di cella di rigore. Veda un po’ Sarri se gli riesce a risolvere il rebus di una squadra bifronte, capace di giocate sublimi e di errori da matita blu. Sulla carta era un match fra squadra abituate a salire sull’ottovolante. Breve doppio lampo nel buio per la Sampdoria le due vittorie su Salernitana e Verona, e immediato ritorno sulla terra a Firenze, 3-1 in rimonta per la Viola. La Lazio, tre partite e appena un punto, non si presentava con le stimmate della predestinata.

D’Aversa rimpiazza lo squalificato Colley con Chabot (Yoshida in panca e dentro a giochi fatti nella ripresa) e la scelta risulterà disastrosa. Sarri spazza via metà della squadra che ha raccolto il rocambolesco pari con l’Udinese; fuori Reina, Luis Alberto, Lazzari, Anderson castigati e messi in panca più lo squalificato Patric. Sulla carta si attende una battaglia fra poveri. Sul campo invece è tutt’altra storia. Non ci vuol molto a intuire che sarà una sfida impari. Lazio subito padrona, Sampdoria balbuziente e il gol di Milinkovic e addio core come dicono in riva al Tevere. Pregevole l’esecuzione dell’azione: la palla viaggia da Immobile verso Zaccagni (un tornado, ha spazzato via Bereszynski), assist al bacio sul versante opposto e per Milinkovic, lasciato solo soletto, è un giochino infilare Audero sul primo palo. 1-0 Lazio.

La differenza tecnica, tattica e di sostanza nel gioco fra le due squadre è abissale. La Lazio gioca alla Sarri, tocchi fitti e uomini negli spazi, movimenti circolari, dai e vai e la specialità della casa – la ricerca in palleggio a liberare il terzo uomo – funziona a meraviglia. Dieci minuti dopo l’1-0 arriva il bis. Ferrari e Thorsby si scontrano goffamente, al limite dell’area, palla a Zaccagni che subisce fallo, Fabbri (centesima in serie A) applica la norma del vantaggio, palla verso Immobile che piroetta sull’elefantiaco Chabot e con un destro in diagonale giustizia Audero.

Fa tenerezza la Sampdoria nei suoi fiacchi e scontati tentativi di assalire la rocca laziale e risalire la corrente. I biancazzurri controllano in surplace la manovra scontata e bolsa degli avversari; Milinkovic bascula indisturbato da centrocampo e attacco, Zaccagni ogni volta che affonda sulla fascia mancina porta sconquassi nella flebile e tremebonda difesa blucerchiata, che barcolla ad ogni colpo, Chabot e Ferrari vagolano smarriti senza sapere quale avversario prendere in carico, Augello e Bereszinski pestano l’acqua nel derelitto mortaio della squadra allestita con poco sale in zucca da D’Aversa.

Il centrocampo zoppica e incespica, troppo lenti e macchinosi Thorsby ed Ekdal per i pie’ veloci della Lazio, Cataldi detta i tempi, Basic si avventa sul centrosinistra fulminando la timida resistenza di Ekdal, Candreva è costretto a rinculare per tappare i buchi che si aprono dovunque. La partita pare già virtualmente terminata sul 2-0, però a scanso di sorprese, la Lazio decide di mettere al sicuro la vittoria. Immobile grazia Audero alla mezz’ora ma, al minuto 37, conclude in porta una frizzante combinazione fra Marusic e Milinkovic: 3-0 e pare fatta.

Invece no, i cambi decisi da D’Aversa rinfrancano la Sampdoria, in rapida successione dal 5’ all’11’ minuto la squadra blucerchiata si presenta pericolosa dalle parti di Strakosha e dopo i tentativi di Yoshida, Thorsby e Dragusin, il portiere promosso titolare da Sarri manda per traverso l’urlo del gol a Gabbiadini, che sta tornando il bell’attaccante dei tempi che furono. Sarri in panca si scalmana, non accetta che la Lazio tiri i remi in barca. Ma niente, nella ripersa Audero non farà una sola parata e peggio andrà là davanti perché all’acciaccato Immobile (ginocchio) in avvio di ripresa è subentrato il catatonico Muriqi. Poi fuori Pedro e Cataldi per Anderson e Leiva, Sarri cerca forze fresche e non le trova. La Lazio si inabissa in trincea dopo che è rimasta in dieci uomini per l’espulsione di Milinkovic.

La Sampdoria, finalmente col giusto furore e i lanci perfetti di Silva (mai rinunciare al portoghese, please) mette ripetutamente i brividi alla difesa laziale, dove svetta Luiz Felipe. Il gol di Gabbiadini, in girata mancina imparabile, premia la riscossa della Sampdoria che sfiora pure il raddoppio con Ekdal e Gabbiadini. Venerdì c’è il derby col Genoa, prima del match con la Lazio Ferrero e Faggiano avevano riconfermato D’Aversa ma chissà (si prova l'assalto a Pirlo LEGGI QUI). Difficile però licenziarlo a cinque giorni dal derby, Un match da mors tua vita mea. Ma questo è ormai accertato. A Genova il calcio fa rima con salvezza. E niente più.



IL TABELLINO

Sampdoria - Lazio 1-3 (primo tempo 0-3)

Marcatori: 6’ p.t. Milinkovic Savic (L), 16’ p.t., 36’ p.t. Immobile (L), 43’ s.t. Gabbiadini (S).

Assist: 6’ p.t., 16’ p.t. Zaccagni (L), 36’ p.t. Milinkovic-Savic (L), 43’ s.t. Ciervo (S).

Sampdoria (4-4-2): Audero; Bereszynski (12’ s.t. Yoshida), Chabot, Ferrari (1’ s.t. Dragusin), Augello; Candreva (40’ s.t. Ciervo), Thorsby, Ekdal, Verre (1’ s.t. Silva); Gabbiadini, Quagliarella (1’ s.t Caputo). All. D’Aversa.

Lazio (4-3-3): Strakosha; Hysaj, Luiz Felipe, Acerbi, Marusic; Basic, Cataldi (18' s.t. Leiva), Milinkovic-Savic; Zaccagni (33’ s.t. Lazzari), Pedro (18' s.t. Felipe Anderson), Immobile (1’ s.t. Muriqi). All. Sarri. 

Arbitro: Michael Fabbri della sezione di Ravenna.

Ammoniti: 14’ p.t. Candreva (S), 38’ p.t. Bereszynski (S), 39’ p.t. Quagliarella (S), 21’ s.t., 22’ s.t. Milinkovic Savic (L), 35’ s.t. Silva (S), 43' s.t. Muriqi (L).

Espulsi: 22’ s.t. Milinkovic Savic per somma di ammonizioni.