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Prima giocatore, ora allenatore. Del Catania, una squadra in difficoltà, una piazza tra le più calde d'Italia che ha fame di calcio. Cristiano Lucarelli è intervenuto sul profilo Instagram di calciomercato.com, per parlare della sua carriera da allenatore e del suo passato da attaccante. Una punta che sapeva fare gol, protagonista in Italia, soprattutto con la sua Livorno, e all'estero, con Valencia e Shakhtar, un vero 9 che ha avuto la fortuna di essere allenato da grandi tecnici, tra i quali Mazzarri, Lippi, Donadoni, Lucescu, Ranieri. Ha raccontato alcuni retroscena, ha affrontato alcuni temi caldi come il binomio calcio & politica, l'esclusione dalla lista per il Mondiale 2006 e il rapporto con Mazzarri.


Da Ranieri a Mazzarri, da giocatore ha avuto tanti grandi allenatori. C'è qualcuno al quale si ispira?
Dico 51% Mazzarri, 49% tutti gli altri. Quando hai la fortuna di avere degli allenatori bravi...io ho avuto quella fortuna, ho avuto Lippi, Donandoni, Lucescu, Ranieri, Mazzarri, Mazzone, Mondonico. Da tutti loro ho cercato di prendere il meglio e togliere quello che non mi piaceva. Quello che mi 'ha fatto venire la voglia' di allenare è stato Mazzarri. Nell'ultimo anno di Napoli mi ha dato un po' di spazio, in una squadra che aveva Lavezzi, Cavani, Vargas, Hamsik. Mi ha dato tanta fiducia. Da calciatore mi dicevano tutti che ero un allenatore in campo, per questo è stato semplice scegliere cosa fare una volta che ho appeso gli scarpini.

Quanto conta l'allenatore?
Non credo che in ogni categoria conti alla stessa maniera. Conta il 30% in C, il 20% in B e il 10% in A. Non è un copia-incolla in tutte le categorie. In C hai delle problematiche che sono maggiori, non basta fare solo l'allenatore. Devi fare altro. Non è semplice, è una gavetta che bisogna fare. In B sei in purgatorio, stai un po' meglio, in serie A un allenatore può fare solo i danni. Trovi dei giocatori già preparati, professionalmente, mentalmente, che conoscono la professione sotto ogni punto di vista. Più vai in alto meno è complicato allenare.

Quanto conta la comunicazione?
Ecco per esempio Mazzarri se avesse avuto una capacità comunicativa diversa...Da punto di vista di campo è uno dei più bravi in Italia. Fare l'allenatore oggi comporta tante sfaccettature. Quando fai il master a Coverciano ti dicono che sei un uomo solo contro tutti. E' vero, la vittoria è di tutti, la sconfitta è solo tua. Devi riuscire a gestire giocatori, tifosi, presidente, giornalisti. E da qualche anno ci sono anche i procuratori, che ti rompono le scatole se il loro assistito non gioca.

In un'intervista ha dichiarato che la scelta di schierarsi politicamente ha rallentato la sua carriera. Le ha tolto anche il Mondiale?
No, con Lippi no. Ha fatto le sue scelte sulla base di quello che pensava potesse servirgli. In quell'anno lì (19 gol in campionato ndr) c'è stato un ritorno di Inzaghi, che ha recuperato dall'infortunio e ovviamente il suo nome e il mio avevano pesi diversi. Poteva essere un trofeo da mettere in bacheca, ma non è stato un grande rammarico. Me la sono goduta da tifoso.

Perché la politica è un problema per il mondo del calcio?
E' sempre meglio non schierarsi, è più comodo far credere di essere lobotomizzati. Non è permesso ai calciatori di avere le proprie idee, ma può essere anche giusto, perché quando rappresenti una squadra ci sono tante sfumature. Quando fai un lavoro rappresenti tutto. Dentro a uno stadio trovi di tutto e rappresenti tutto. 

Buffon è l'italiano del millennio?
Abbiamo fatto insieme tutta la trafila delle giovanili, dormivano insieme. Lo conosco bene, rappresenta l'Italia e l'ambiente nazionale. Anche se fa un ruolo diverso da quello che è l'immaginario collettivo è un premio che merita, forse più d Del Piero e Totti. E' un grande giocatore, ho un gran ricordo di lui. Vi racconto un aneddoto: una volta, con l'Under 21, non si è presentato al raduno di Cesare Maldini, previsto per le 12. Le 13, le 14, le 14.30, non arrivava, eravamo preoccupati. Alla fine sono riuscito a mettermi in contatto con lui e gli chiesi: "Dove sei? Ti stiamo aspettando!". Lui mi rispose: "Tutto bene, sono in mezzo ai ranocchi. Non mi sono fatto niente, è una stupidaggine". Aveva fatto un incidente ed era finito in uno stagno. In realtà il giorno dopo abbiamo visto le foto dell'auto, completamente distrutta. Rischiò di farsi male.