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I botti finali Ibra e Robinho al Milan hanno rivitalizzato un mercato condotto all'insegna del leasing, con il prestito con diritto/obbligo di riscatto come formula più gettonata. In pratica sono girati meno soldi, ma la forza delle idee è riuscita comunque a far concretizzare diversi trasferimenti importanti. D'altra parte, come ogni anno, anche quest'estate ci sono stati anche diversi colpi mancati, in Italia ed in Europa.

Innanzitutto Wenger si è opposto al ritorno di Fabregas al Barcellona, che ha ripiegato su Mascherano dando un dispiacere a Benitez che avrebbe voluto portarselo all'Inter insieme all'altro suo pupillo Kuyt. Il miglior acquisto dei nerazzurri è stato così Maicon, che non ha seguito Mourinho a Madrid. Prima di prendere Carvalho dal Chelsea (dove Ancelotti ha incassato il rifiuto del giovane talento brasiliano Neymar del Santos) al Real erano arrivati altri due 'no': del Milan per Thiago Silva e della Juve per Chiellini. Oltre agli obiettivi Elia e Bastos battuti in volata da Krasic, il sogno proibito dei bianconeri è stato Dzeko. Niente da fare anche per le alternative Pazzini e Borriello, che ha preferito la Roma così come Burdisso.

Tornando all'Inter, nell'ultimo giorno di mercato Branca non ha voluto svenarsi per Inler, che in passato era stato trattato pure dal Napoli ma alla fine è rimasto all'Udinese dove non è arrivato Maresca. Uno dei casi più paradossali è quello di Sculli, sedotto e abbandonato, che è ancora alla corte di Preziosi dopo aver salutato i tifosi. Genoa che, al pari della Fiorentina, non è riuscito a convincere il terzino argentino Insua del Liverpool, che poi è andato in Turchia al Galatasaray di Rijkaard insieme a Misimovic del Wolfsburg chiuso da Diego. Incassato il 'no' di Jankulovski per lo scambio con Bocchetti poi ceduto in Russia al Rubin Kazan, lo stesso Genoa ha preso dal Milan il georgiano Kaladze, facendo così saltare il possibile scambio con lo juventino Grosso.

In attacco erano stati avvicinati dal presidente Preziosi il brasiliano Julio Baptista rimasto alla Roma ed il messicano Giovani dos Santos, che era pure sul taccuino della Lazio. Perchè? Lotito voleva cautelarsi in caso di cessione di Zarate, che il Tottenham ha provato invano a riportare in Inghilterra. In Premier League è rimasto anche il paraguayano Santa Cruz, ancora al Manchester City dopo essere stato ad un passo dai biancocelesti. La Lazio è stata la regina dei colpi che sembravano già fatti ma alla fine non sono andati in porto, come ad esempio Antonelli del Parma. Per non parlare di Pablo Pintos, ingaggiato e poi dirottato al Getafe per colpa della nuova regola sugli extracomumitari, mentre Ledesma ha accettato il rinnovo del contratto.

Un ex biancoceleste, Rozenhal ha fatto infuriare il Cesena, sentitosi preso in giro dal difensore che all'ultimo momento ha cambiato idea e non è tornato in Italia. Dopo aver abbandonato la pista Adailton finito in Romania, i romagnoli hanno provato senza successo a prendere Antenucci dal Catania, dove le visite mediche hanno bloccato l'arrivo dell'ennesimo argentino: la punta Caraglio. Antenucci interessava ad un'altra neopromossa in Serie A, il Lecce, che non ha convinto la Sampdoria a ridargli Marilungo. Infine la situazione più scomoda, quella Marchetti, passato in poco tempo dal sogno Mondiale all'incubo tribuna. Chiuse le piste inglesi e la possibilità di andare alla Roma dove è rimasto Doni, il portiere si trova ancora al Cagliari chiuso da Agazzi e Pelizzoli. Per scelta tecnica o per volere di Cellino?