Calciomercato.com

Moggi ospite a CM: 'Milito al Genoa senza conoscerlo, vi racconto un retroscena su Nesta e la Juve'

Moggi ospite a CM: 'Milito al Genoa senza conoscerlo, vi racconto un retroscena su Nesta e la Juve'

  • Francesco Guerrieri
Quando Alessandro Moggi parla del suo primo contratto chiuso ancora si emoziona: "Era di un portiere del Nola, in C1. Il giocatore si chiamava Domenico Cecere, eravamo stati compagni nelle giovanili del Napoli - racconta nella nostra intervista - A 20 anni feci la mia prima trattativa, ma non fu facilissima perché faticavo a comprendere quello che diceva il presidente".

LA PRIMA PARTE DEL FORUM

Moggi ospite a CM: 'Sono un sopravvissuto di Calciopoli, agente per 'colpa' di Cannavaro

Qual è stata la trattativa che pensava di non chiudere?
"Vi racconto l'affare che per me è l'essenza del mercato: Liverani alla Lazio, un mix di combinazioni. Il giocatore era forte, apparentemente lento ma molto veloce di testa perché faceva viaggiare il pallone. Con quelle caratteristiche giocava in cinque metri quadrati di campo, e non andava bene a tutti. Ho provato a venderlo a molti club, Juve compresa. Poi Simeone, il Cholo, si fa male e lo chiudiamo alla Lazio per 28 miliardi di lire. Era il 2001, e l'abbiamo fatto in una finestra di mercato stranissima, a ottobre/novembre".

Ce ne racconti un'altra.
"Milito dal Racing al Genoa, l'ho fatta io. Mega riunione da Preziosi che aveva bisogno di un attaccante, io non avevo visto giocare Milito dal vivo ma gliel'ho proposto perché mi fidavo di chi me l'aveva segnalato. Gli raccontai caratteristiche completamente diverse rispetto a quelle reali, ma lui si fidava di me e dopo mezz'ora l'aveva preso senza vederlo: 2 milioni di dollari. All'inizio Preziosi si arrabbiò anche perché Diego non partì benissimo, poi fu un trionfo".

Chi è il presidente col quale è più difficile trattare?
"I presidenti italiani sono appassionati e intenditori di calcio, imprenditori attenti con i quali in tanti casi è sempre difficile trattare. Sono sempre stati tutti molto duri, ma se devo pensare a qualcuno col quale è stato difficile chiudere un affare dico De Laurentiis, Lotito e Pozzo. Oggi però in Serie A ci sono tante proprietà straniere e molte volte non c'è contatto diretto col presidente".



Ha amici ‘veri’ nel calcio? 
"E' un ambiente difficile, nel quale però si fanno tante esperienze. Dopo quello che è successo nel 2006 mi sono reso conto di essere molto apprezzato nell'ambiente, penso e spero di essermi meritato questa reputazione con il lavoro. Il calcio è la mia vita, sono grato a esso e a mio padre che mi ha insegnato a stare in questo mondo. Mi auguro possa essere anche quello di mio figlio".

Il giorno della rinascita della Gea Galliani disse: 'Dò atto a Moggi che Nesta è venuto da noi nonostante la concorrenza della Juventus'. 
"All'epoca era il difensore più forte degli ultimi 30/40 anni, e chiaramente interessava a tutti. Juve compresa. Io ho sempre cercato di mantenere equidistanza da tutti, di conseguenza: il Milan era interessato a Nesta e ci sono state le condizioni per chiuderlo; come in altre circostanze mio padre ha pensato al bene del club, io ho agito per il bene del cliente. E' stata una trattativa complessa e molto adrenalinica".

Ce la racconti.
"Quell'anno il mercato si chiudeva sabato alle 13; il pomeriggio precedente, dopo un mese di contatti e trattative, Galliani mi chiamò dicendo che il presidente aveva detto di non fare l'operazione. Nesta però doveva venire via dalla Lazio, la Juve tre mesi prima ci aveva già provato: offrì 30 milioni; ma la Lazio rilanciò chiendendo anche Tudor, che però in quel momento valeva moltissimo e quindi la richiesta fu rispedita al mittente. Ci riprovarono in altri modi, ma il giocatore voleva solo il Milan. Intanto, dopo 6 ore da quella telefonata, Galliani mi richiamò dicendo che il presidente aveva dato l'ok per chiuderla. Abbiamo fatto tutto in fretta, e la mattina dopo l'abbiamo chiusa".

Ci svela un altro retroscena?
"Nelle fasi finali della trattativa che ha portato Lavezzi dal Napoli al Psg, De Laurentiis chiese un appartamento. Il fondo del club francese è lo stesso che ha costruito un condominio di lusso a Londra, vicino Harrods. Trattammo quella cessione per circa 27,5 milioni, oltre ai quali De Laurentiis chiese anche un appartamento in quel condominio. Leonardo, però, gli rispose che costava più del cartellino di Lavezzi".

@francGuerrieri 

Altre notizie