"La storia inizia quindici anni fa in una favela di Rio de Janeiro - racconta Massimo Moratti alle Nazioni Unite -, non potevamo tenere gli occhi chiusi davanti alla possibilità che avevamo di fronte di far sorridere dei bambini, di far sentire loro che appartenevano al mondo".

"Poi siamo stati in Kosovo, nel mezzo della guerra. I bambini venivano da famiglie in condizioni terribili, abbiamo sentito la necessità di aiutarli. Una necessità che abbiamo sentito poi ovunque siamo andati. Oggi, dopo tutti questi anni passati così velocemente, ci ritroviamo in 25 diversi Paesi, con la stessa passione e la volontà di fare ogni volta sempre meglio, ma anche con un'esperienza che ci fa sentire d'aiuto alle comunità più svariate, alle famiglie e certamente alle stelle di questo progetto: i bambini, diversi per cultura, colore della pelle, lingua, identici però nei sentimenti".

"L'Inter diventa il loro grande amico, un amico che li aiuta a sentirsi coraggiosi e dà loro la libertà di esprimersi. Quando tutto è stato detto e fatto, rimangono in mente e restano nei nostri cuori i loro occhi, la luce dei loro sorrisi. Felici di giocare insieme, di indossare la maglia. Lavoriamo in situazioni difficili, a volte isolate per la loro pericolosità, ma la fiducia delle famiglie nel nostro progetto è tale da rendere il lavoro sempre più facile e sereno".


A margine della presentazione di Inter Campus alle Nazioni Unite, il presidente Massimo Moratti ha parlato - con i cronisti riunitisi al Palazzo di Vetro - non solo delle attività del programma sociale nerazzurro ma anche di questioni di stretta attualità calcistica. Su inter.it la versione integrale delle dichiarazioni del presidente:

Presidente Moratti, quale l'importanza di questo invito rivolto dalle Nazioni Unite ad Inter Campus?
"Il fatto che l'ONU abbia aperto le porte del Palazzo di Vetro ad Inter Campus è un segno di riconoscimento della serietà del nostro programma sociale. Proviamo un grandissimo orgoglio, non possiamo che ringraziare per questo: essere qui insieme all'ONU, essere loro vicino anche in futuro, è una cosa fantastica. Sapere di avere un amico così importante ci aiuta a fare meglio. Inter Campus è un gruppo di gente serissima ed è bello anche per i nostri diecimila bambini sapere che ora sono conosciuti anche all'ONU. Il fatto di poterli rendere felici è un premio per noi".

Altre squadre seguiranno l'esempio dell'Inter con Inter Campus?
"Ognuno è libero di farlo o meno. Per ora non è successo, forse perché questa è un tipo di attività che non ha assolutamente un ritorno economico. Noi la portiamo avanti volentieri e siamo orgogliosi di farlo"

Il progetto è nato nel 1997, quale la sua evoluzione per il futuro?
"L'evoluzione è andare avanti. Con molta attenzione, non tanto per fare. Ci vuole rispetto. Noi non vogliamo portare una nuova cultura, perciò quando arriviamo in un Paese lo facciamo in punta di piede adeguandoci alla cultura che troviamo, a partire dalla realtà locali che ci sono. Noi abbiamo tantissimi richieste per nuovi Inter Campus, visto che al mondo ci sono tanti guai e problemi: noi non ci fermiamo, ma l'attenzione deve essere sempre altissima. Comunque Inter Campus è destinato a crescere, perché i problemi del mondo non è detto che siano destinati a crescere ma sono già grandi".

Parlando di calcio a livello agonistico, qual è la sua posizione rispetto a quello che è ormai è diventato il caso Sneijder?
"Da parte della Società c'è un atteggiamento di piena apertura con il calciatore, non c'è alcun tipo di ricatto. Se è valido un contratto, è certamente valido chiedere a una persona se si può in qualche modo migliorarlo. Questo non toglie che in questo momento il calciatore non giochi per ragioni tecniche. Certamente nessuno ha voglia di buttare via un valore come il suo. La posizione della Società è di tranquillità, noi non abbiamo costretto nessuno a fare niente, il suo contratto è validissimo, nessuno di noi forza qualcuno, Sneijder è libero".

Sneijder quindi tornerà in campo nelle prossime settimane?
"Questo dipenderà solo dall'allenatore, se lo vedrà fisicamente e psicologicamente all'altezza per giocare".

Cosa serve alla squadra per giocare bene?
"Nel calcio il momento in cui ti senti tranquillo e a posto è il momento in cui devi stare più attento. Questo è forse quello che è successo a noi, che avevamo creduto di aver trovato la quadratura del cerchio e invece il calcio ti propone sempre situazioni più difficili, o magari diverse. Poi un po' di stanchezza o forse un'eccessiva sicurezza con tutti i titolari in campo ha portato a una pessima partita".

L'Inter si rafforzerà a gennaio?
"No, la squadra va bene così".

Previsioni sulla chiusura del girone di andata?
"La previsione è che ce la metteranno tutta, la squadra è composta da un gruppo di ragazzi molto seri, l'allenatore oltre ad essere serio è anche molto preparato e quindi credo che farà in modo che vada meglio di quanto sia andato nelle ultime occasioni".

C'è rammarico per non essere riusciti in queste settimane ad approfittare dei passi falsi della Juventus?
"C'è rammarico per forza, perché stiamo facendo una gara quindi è normale. L'importante comunque ora è non essere distanti, poi vedremo alla fine".