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In carriera ha giocato con sette squadre, ma per capire qual è il club rimasto nel cuore di Roberto Muzzi basta vedere la sua foto Whatsapp. Primo piano e maglia rossoblù, non ci sono dubbi: "Il Cagliari. Ci sono stato sei anni e mezzo, lì ho iniziato la parte importante della mia carriera e ho ancora un grande feeling con i tifosi" ha raccontato nella nostra intervista. 

Per il Cagliari ha deciso di scendere anche in Serie B.
"Era l'estate del 1997, eravamo appena retrocessi e Cesare Maldini mi disse di rimanere in Serie A perché voleva farmi entrare nel giro della Nazionale e portarmi al Mondiale. Io però mi sentivo colpevole per quella retrocessione, e così decisi di scendere in B col Cagliari". 

A Cagliari ha giocato anche con Massimiliano Allegri, che ricordi ha?
"Lo chiamavamo 'il professorino' perché parlava sempre e in modo giusto, ma era un ragazzo allegro e spiritoso. Ricordo che appena arrivai a Cagliari mi coccolava e mi aveva preso sotto la sua ala protettiva".

Ci racconta un aneddoto col presidente Cellino?
"Un tipo particolare... Il mio primo anno a Cagliari mi disse che se avessi fatto 10 gol mi avrebbe regalato la sua Porsche. Ne feci 12, e il presidente fu di parola".

Cosa si prova ad essere tifoso laziale e iniziare la carriera nella Roma?
"Era comunque una grande soddisfazione, anche perché la Lazio mi aveva scartato. Per rispetto della Roma ho sempre dato il massimo, ma il cuore era biancoceleste. E' stata la prima cosa che ho detto".

E' vero che si presentò a Trigoria con la collanina della Lazio?
"Era la prima convocazione in prima squadra, trovai Bruno Conti davanti alla porta dello spogliatoio. Mi disse che se non mi levavo quella collanina non potevo entrare. Lo feci subito, ero talmente abituato ad averla che non me ne ero neanche accorto. Ma quando uscivo da Trigoria me la rimettevo subito".

Nel 2003 l'esordio con la maglia della Lazio. Che emozione è stata?
"Giocare in Serie A con la squadra dei sogni è una grande emozione. Non vedevo l'ora di segnare e far esultare quei tifosi, tra i quali c'erano molti miei amici con i quali andavo insieme in curva".

Il suo primo allenatore in biancoceleste è stato l'attuale ct Roberto Mancini.
"Con lui ho bellissimi ricordi. Avevano un gran rapporto, è stato paziente e mi ha dato molti consigli. E' stato un allenatore bravo sotto ogni aspetto, giovane e con una gran voglia di lavorare. Ho un ricordo in particolare".

Ci dica.
"Ero appena rientrato da un infortunio, stavo facendo bene ma in casa col Chelsea mi sono rifatto bene. Lui mi guardò e disse 'meno male che sei laziale, stai sempre male'".

Uno dei primi a credere in lei fu Carlo Mazzone.
"Un giorno mi fece giocare titolare col Napoli, io non feci bene e mi disse che ero un mezzo giocatore. Non capiva se ero davvero forte o meno. E' stato lui a consigliarmi di andare a Cagliari perché alla Roma c'erano tanti attaccanti forti. Gli devo tanto, per me è stato come un padre".



In quella Roma c'era anche un giovanissimo Totti?
"Era un ragazzino, lo riaccompagnavo a casa io in macchina; parlavamo di tutto tranne che di calcio, pensavamo a come stava cambiando la vita. Eravamo giovani, stavamo sempre insieme".

Lei laziale, Totti romanista.
"Ci prendevamo sempre in giro, iniziava sempre lui. Mi chiedeva come facevo a giocare nella Roma".
C'è qualcosa che tornando indietro non rifarebbe?
"No, rifarei tutto. Anche rifiutare l'Arsenal".

Quand'è successo?
"L'anno che ho lasciato Cagliari. Wenger voleva formare un tridente con me, Henry e Bergkamp, venne in Italia per convincermi ad andare a Londra ma io dissi di no: avevo i bambini piccoli e volevo restare in Serie A. Così andai a Udine".

155 gol in 533 partite, ne può scegliere uno solo. Quale prende?
"Scelgo quello in rovesciata con la Lazio in Champions nel 2003 contro il Besiktas per la bellezza del gesto, e per importanza il gol-vittoria contro il Milan che ha portato il Cagliari allo spareggio salvezza". 

Dal campo alla panchina: è partito dalle giovanili della Roma.
"Esperienza bellissima. Ho avuto per quattro anni il gruppo dei classe '99 tra i quali c'erano Luca Pellegrini, Scamacca e altri giocatori che stanno facendo bene a livelli più alti".



Scamacca e Frattesi sono pronti per una big?
Assolutamente sì, ormai sono giocatori completi".

All'Empoli ha allenato anche Ricci e Bajrami.
"Sono contento di aver dato continuità a Samuele, è un gran talento e si merita di andare in una grande squadra. Bajrami è un giocatore importante per l'Empoli, ma deve ancora crescere tanto".

Due esperienze all'estero allo Sparta Praga e al Panathinaikos come vice di Stramaccioni.
Avventure bellissime, in due posti che hanno una mentalità diversa rispetto all'Italia. Da lì mi sono portato dietro un bagaglio d'esperienza importante".

Ci racconti com'è continuata la carriera da allenatore.
"Ho fatto il secondo di Andreazzoli a Empoli e a Genoa, poi mi sono staccato e sono tornato a Empoli da primo allenatore. Da due anni sono responsabile del settore giovanile dell'Arezzo e della Lupa Frascati, dietro le quali c'è una proprietà seria con progetti importanti".

Qualche giovane da seguire?
"Ce ne sarebbero molti. Vi faccio un paio di nomi: Niccolò Marras, esterno offensivo classe 2002, ed Edoardo Colombo, portiere 2001".



Le piace la nuova Lazio di Sarri?
"Per ora l'abbiamo vista solo a sprazzi, c'è bisogna di tempo per vedere la mano del nuovo allenatore. A oggi è troppo discontinua: in alcuni periodi diverte e vince, altre volte è un disastro".

Gioatore preferito?
"Milinkovic Savic. E' forte, forte. Immagino che arriveranno presto grandi società per provare a prenderlo, ma per me la Lazio è più importante di ogni altro club".