Meglio dirlo subito: non è un fallimento, ma la prima stagione di Ancelotti sulla panchina del Napoli finisce nella mediocrità più grigia. Poche partite di grande spessore, qualche notte di Champions vissuta con emozioni forti, ma soprattutto sei sconfitte nelle gare più importanti dell'anno. Le ha perse tutte le gare chiave il Napoli di questa stagione: la prima a Liverpool, quando l'1-0 di Anfield sancì l'estromissione dalla Champions, il ko di San Siro nel giorno di Santo Stefano contro l'Inter che determinò l'allungo decisivo della Juventus in Serie A, la sconfitta ancora al Meazza, contro il Milan, in Coppa Italia che sancisce l'addio al trofeo tricolore. Ancora, il 3 marzo, il successo della Juventus al San Paolo, complice anche le disattenzioni e gli errori che hanno condizionato l'annata, arriva l'1-3 che regala l'ottavo titolo consecutivo ai bianconeri. Poi, l'11 ed il 18 aprile altre due sconfitte, quelle contro l'Arsenal, che determinano lo sfumare dell'ultimo obiettivo stagionale. IL SECONDO POSTO - Ancelotti, nel post-gara, ha spiegato come la stagione non possa definirsi negativa, soprattutto con un secondo posto ancora da blindare, ma saldamente nelle mani del Napoli. Poi, il tecnico ha virato sull'abusato discorso del fatturato, abbracciando in modo fortissimo la linea societaria e, francamente, perdendo anche un po' di quella grande capacità comunicativa che tutta la comunità calcistica gli riconosce. Mettere, poi, così in evidenza il raggiungimento del secondo posto in un campionato dove le altre fanno a gara a cercare di sottrarsi punti ed evitare di metterti in difficoltà, appare francamente come una giustificazione da sconfitti. Questo Napoli ha mostrato di avere la grande capacità di macinare punti su punti in un campionato di bassa levatura: è per questo che il secondo posto non può avere un peso così importante nell'economia di questa stagione. Vero è che un secondo posto ed un quarto di finale di Europa League non possono essere l'asticella per definire fallimentare la stagione, ma dalle prossime ore è bene che Ancelotti e De Laurentiis discutano sulla dimensione del Napoli del prossimo futuro. Non ha senso alcuno tenere sulla panchina azzurra il tecnico più decorato d'Europa se non si hanno in animo ampi margini di sviluppo.