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Juventus-Inter incrocio di destini, di carriere. Crocevia per giocatori che sono stati bandiere da calciatori da una parte e allenatori vincenti da un'altra: Antonio Conte l'ultimo, in ordine di tempo, della specie. Nelle pieghe del tempo spunta il nome di Alfredo Foni terzino recordman in bianconero, allenatore vincente in nerazzurro. Buon Derby d'Italia, quindi.

DUECENTOVENTINOVE - Alla Juventus Alfredo Foni arriva al tramonto dell'epopea bianconera dei cinque scudetti consecutivi. In difesa giocano ancora Rosetta e Caligaris, due campioni straordinari che Foni all'inizio sostituisce alternativamente quando uno dei due è indisponibile. Nato a Udine nel 1911 si mette in luce nelle giovanili dell'Udinese e con i bianconeri della sua città fa il suo esordio in Prima Divisione. Gioca in attacco e con i suoi gol Foni attira su di sé gli interessi della Lazio che lo acquista per poco più di 50.000 lire. Gioca in vari ruoli e continua allo stesso tempo gli studi. Per motivi di studio – otterrà una laurea in economia – chiede di essere ceduto e ricomincia in serie B al Padova dal quale nel 1934 la Juventus lo acquista per 250.000 lire. Alfredo Foni nel 1934 arriva alla Juventus che da quattro anni vince lo scudetto, l'allenatore Carcano lo sposta definitivamente a terzino azzeccando la mossa. Foni arriva forse nel momento sbagliato alla Juventus: è la fine del ciclo, lui sarà il capitano di una Juventus di basso cabotaggio, eppure in quegli anni Foni oltre a vincere due Coppe Italia legherà il suo nome ad un record non banale. La storia di Foni alla Juventus è segnata da una striscia di 229 partite consecutive sempre in campo, senza mai una defezione, una costanza che va al di là degli infortuni (gioca anche con il naso fratturato), delle squalifiche (mai avute) o dei cali di forma. Per 7 campionati Foni è sempre presente in tutte le partite giocate dalla Juventus, cambiano solo i suoi compagni di reparto. La prima di queste 229 partite consecutive Foni la gioca il 2 giugno del 1935 quando a Firenze la Juventus conquista il suo quinto scudetto consecutivo, l'ultima il 31 gennaio del 1943 contro quello che sarà destinato a diventare il Grande Torino. Siamo ormai negli anni più drammatici della guerra. Le presenze di Foni si diradano.

CAMPIONE OLIMPICO E MONDIALE - La guerra segna in qualche modo la fine della sua carriera da calciatore. Carriera affatto male, nonostante Foni l'abbia spesa in una Juventus non certo al massimo del suo splendore. Foni le soddisfazioni se le prende soprattutto a livello internazionale. Nell'agosto del 1936 Foni esordisce in Nazionale ai Giochi Olimpici di Berlino. Con l'Italia Foni vince la medaglia d'oro dell'Olimpiade del 1936, giocando con i gradi di capitano la semifinale e la finale. La vittoria olimpica è uno dei tanti capolavori di Vittorio Pozzo che dal nulla in poco più di due mesi crea una squadra di universitari (alcuni avranno carriere luminose) capace di vincere la medaglia d'oro. Vittorio Pozzo lo conferma in seguito nella Nazionale e lo porta ai Mondiali francesi. Nel 1938 Foni è la rivelazione della Coppa del Mondo che l'Italia conquista in Francia, formando con il suo compagno juventino Rava una diga insuperabile.
PRIMO NON PRENDERLE - Campione mondiale e olimpico, Foni riesce a raggiungere l'apice in Italia da allenatore. Dopo una breve parentesi sulla panchina dell'Udinese nel campionato di guerra del 1944 quando ancora è un calciatore della Juventus, appese definitivamente le scarpette al chiodo inizia la sua seconda vita nel mondo del calcio. Le panchine di Venezia, Casale e Sampdoria fanno da prodromi al trasferimento alla guida dell'Inter, non prima di aver guidato la Nazionale italiana ai Giochi Olimpici di Helsinki. Dunque, nell'estate del 1952 Alfredo Foni diventa allenatore dell'Inter. L'Inter dell'epoca è una squadra di ottimi solisti, soprattutto in avanti, ma non ha un gioco: Foni all'Inter dei solisti dà un'idea di gioco votandosi ad una prudente copertura difensiva. Skoglund, Lorenzi, Nyers, sono giocatori letali che però hanno bisogno che il resto della squadra difenda ciò che loro possono inventare. Ecco che quindi Foni blinda la difesa, chiudendo ogni varco rendendo impenetrabile l'area nerazzurra. Sposta Blason a terzino di posizione e  arretra l'ala Armano facendogli fare la doppia fase offensiva e difensiva, inventandosi così quello che poi diventerà il ruolo di “ala tornante”. Spesso l'Inter nel gioco subisce l'avversario, ma non va sotto nel punteggio e basta un attimo che uno dei solisti là davanti si accenda e segni il gol della vittoria. L'uomo decisivo di quell'Inter, di quel modulo, è Blason che, arretrato da Foni, con i suoi lanci proverbiali di settanta metri salta il centrocampo e innesca l'attacco nerazzurro. Il capolavoro tattico di Foni porta ad uno scudetto vinto segnando poco ma subendo assai meno, solo 24 le reti subite, ben dieci in meno della seconda miglior difesa di quel torneo. L'anno successivo il bis in campionato con un secondo scudetto che però vede un'Inter leggermente diversa, meno sparagnina. Il doppio scudetto vinto con l'Inter segna l'apice della carriera del Foni allenatore. Nel quadriennio 1954-1958 è nella commissione tecnica della Nazionale, nel 1957 è C.T. dell'Italia che “buca” la qualificazione ai Mondiali del 1958. Gli anni migliori di Foni sono ormai alle spalle, un ultimo sussulto nel 1961 con la vittoria della Coppa delle Fiere quando Foni è allenatore della Roma, quindi l'avventura sulla panchina della Svizzera, Nazionale che Foni riesce a portare al mondiale inglese nel 1966. Il tempo per il ritorno sulla panchina dell'Inter per una stagione e poi gli ultimi anni in Svizzera prima del ritiro definitivo.


 (Alessandro Bassi è anche su http://storiedifootballperduto.blogspot.it/)