La trentatreesima giornata di campionato ha raccontato di una Juventus sempre più vicina al suo quinto Scudetto di fila, e di un Palermo sempre più vicino al ritorno tra i cadetti. Un passivo pesante quello dello “Stadium”, anche troppo se consideriamo l'andamento di gara che aveva visto affrontare, tatticamente parlando, la Juventus con un modulo 'speculare': il 3-5-2. Permettendo ai rosanero, con la complicità della formazione di casa, di guadagnare campo con il passare dei minuti. Sessantacinque per la precisione, che hanno ridato dignità ad una tifoseria delusa per l'andamento di una stagione, e con la testa al prossimo – decisivo – impegno infrasettimanale.

La rinuncia a Gilardino (rimasto a guardare la partita dalla panchina) ha un'unica spiegazione: sarà titolare contro l'Atalanta. E considerato che, tre giorni dopo, ci sarà un'altra sfida di non poco conto (lo scontro diretto al “Matusa” in casa del Frosinone) la scelta di Ballardini assume i connotati della logica. Senza giri di parole, i rosa sono con un piede e mezzo in Serie B. Ma quel mezzo piede ancora in bilico ha una calzatura nerazzurra, e si materializzerà nella sfida di metà settimana. Già, mercoledì. Quando il Palermo si giocherà un'intera stagione in novanta minuti. Ogni residua speranza di salvezza passa, necessariamente, da una vittoria: tre punti per dare una risposta a Carpi e Frosinone, e sperare che entrambe (contro Milan e Chievo Verona) non conquistino l'intera posta in palio. Augurandoci – ritornando al titolo della nostra rubrica - che le porte chiuse del “Barbera” non siano le uniche: nelle ultime tre partite il Palermo ha l'invidiabile record di reti subite (dieci), e contro l'Atalanta dovrà pensare anche a non prenderle, oltre che darle.  

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