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Sono stato uno dei grandi avversatori di Andrea Pirlo. Non lo consideravo un allenatore degno di guidare la Juventus e, in fondo, non lo consideravo neppure un allenatore. Senza ricorrere a esperienze personali che potrebbero far sorridere i nesci (ho più panchine io nel calcio femminile che lui in quello maschile), non si era mai registrato, nel mondo calcisticamente evoluto, che un ex calciatore, peraltro vincitore di ogni genere di titolo o trofeo, sedesse sulla panchina di una delle squadre più grandi d’Europa, senza nemmeno un minuto di esperienza altrove. In effetti, Andrea Agnelli lo presentò alla stampa come nuovo tecnico dell’Under 23, la squadra che partecipa alla serie C, ma già sapeva che sarebbe stato il successore di Sarri, al termine di un campionato vinto e del nono scudetto conquistato, ma anche di una dolorosa eliminazione dalla Champions League.

Detto che, secondo me, Agnelli ha sbagliato e Sarri, detentore di un consistente contratto, andava confermato, il ricorso a Pirlo è stata una scommessa senza senso. Accade quando qualcuno si crede più bravo di tutti ed ipoteca il futuro come se possedesse la forza del destino. E Agnelli, con pochissimo giudizio, ha voluto sfidarlo forse pensando che la sua Juve fosse così forte da giocare senza il contributo dell’allenatore.
Ad onor del vero, se Pirlo è andato malissimo in campionato (mai in corsa per lo scudetto e quarto, per il rotto della cuffia, negli ultimi venti minuti della serie A), è pur vero che, con molta fortuna e grazie a Cristiano Ronaldo e a Chiesa, ha conquistato la Supercoppa italiana e la Coppa Italia. In fondo gli stessi trofei che ha racimolato Simone Inzaghi nell’Inter, ottenendo dalla critica ben altra considerazione e, dalla società, il prolungamento del contratto. Invece, Pirlo, non solo è stato esonerato, ma ha pure passato un anno da disoccupato (peraltro pagato due milioni di euro netti) visto che non gli andava né di scendere di categoria, né di saltare in corsa su un cavallo mezzo azzoppato e in lotta per scampare alla retrocessione. Tutto questo mi aveva convinto che Pirlo altro non fosse che un allenatore molto presunto e assai presuntuoso.
Al contrario, con mia grande sorpresa, ai primi di giugno Andrea, devo dire con molta umiltà e altrettanto coraggio, ha accettato la proposta del Fatih Karagumruk, società turca che, l’anno scorso, ha finito il campionato turco all’ottavo posto sotto la guida di un altro italiano, Francesco Farioli.
Curioso, ma ammirevole che Pirlo cominci la carriera di allenatore non prima, ma dopo la Juventus. Di solito, anche per ex calciatori importanti come lui, succede il contrario: prima la gavetta e poi, se le si meritano, le grandi squadre. Pirlo non meritava la Juve, ma di certo ha tutto il diritto di fare l’allenatore. Senza, però, i giannizzeri che parlavano di lui come di un predestinato, un formidabile ex giocatore pronto a riversare tutto il suo genio in panchina e sul campo di allenamento. Invece, come tutti sanno, fare il giocatore è un mestiere e fare l’allenatore è un altro. Pirlo non so ancora come sarà, ma il fatto che riparta dalla Turchia, quindi da un campionato duro e teoricamente minore, è testimonianza, di umiltà e di intelligenza. Buona fortuna, dunque. Anche se il viaggio Torino-Instanbul è stato fatto al contrario.