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Quasi un anno fa, l’Atalanta di Gasperini che si accingeva ad affrontare la fase di qualificazione dell’Europa League ospitò all’Atleti Azzurri d’Italia l’Hertha Berlino di Pál Dárdai. Era la 24esima edizione del Trofeo Bortolotti. Valentino Lazaro, il nuovo acquisto dell’Inter, giocava allora esterno alto a sinistra in un 4-3-3. Un giocatore esplosivo, tecnico, scattante, capace di attaccare in qualsiasi momento le praterie alle spalle dei difensori bergamaschi. Era arrivato l’estate precedente dal RedBull Salisburgo, dove era stato allenato da tecnici interessanti come Roger Schmidt, Adi Hütter e Óscar Garcia; per intenderci un maniaco del gegenpressing, l’attuale allenatore dell’Eintracht Francoforte e un onesto prodotto del Barcellona. Niente male come percorso formativo. Arrivò a Berlino come attaccante, esterno, trequartista, per questo a Bergamo nel luglio del 2018 giocava ancora là davanti. Nell’ultima stagione però Dárdai ha cominciato a usarlo anche diversamente. Oltre a schierarlo esterno alto (a destra) in un 4-2-3-1, lo metteva terzino (sempre a destra). Quando invece passava al 3-4-1-2, Lazaro si alzava lungo la fascia, come laterale di centrocampo.     
 
NEL 3-4-1-2 DI PÁL DÁRDAI - Ecco ad esempio il modulo dell’Hertha Berlino nella partita in casa contro il Borussia Dortmund persa 2-3. Il 16 marzo. 



Un modulo del genere non è poi tanto diverso dal 3-5-2 di Conte. Basta che il trequartista faccia un po’ di più la mezzala e il gioco è fatto. Lazaro è stato preso per giocare lì, da quinto. In questo modo Antonio Conte avrà finalmente ‘il suo Cuadrado’.  
 
UN PASSATO DA ATTACCANTE- Il passato da attaccante dell’austriaco in ogni caso si fa sentire, ed è saltato fuori a sprazzi nel corso della stagione. In particolare nel 5-0 di Lipsia. Lazaro non va tanto in difficoltà nell’uno contro uno, dove grazie alla sua esplosività riesce a reggere il confronto con gli esterni veloci della Bundesliga. Fatica invece quando deve lavorare di reparto. Un caso emblematico, il gol di Forsberg in Lipsia-Hertha Berlino.
 


Su un accenno di giro-palla a metà campo da parte dei Bullen, Lazaro si lascia ingolosire un po’ troppo per la posizione che ricopre in questa circostanza. Gli viene l’idea (da attaccante) di anticipare il cambio di gioco di Adams per il terzino Halstenberg. Vede la palla, un’unica possibile giocata e il destinatario potenziale del passaggio. È una follia. 



Non considera il reparto, agisce de facto come se fosse un corpo autonomo, slegato. Così se il centrocampista americano Adams sceglie una soluzione diversa, ad esempio il filtrante corto per Kampl, sono guai seri. Anche perché i tre dietro non sono certo Skriniar, Godin e de Vrij. Kampl quindi si gira e con un lancio banale mette in porta Forsberg.   
 


Qui sotto invece contro il Mainz la sua posizione del corpo al momento del passaggio si commenta da sola. Troppo piatto, non percepisce il pericolo di un filtrante. E non può essere certo fuorigioco visto l’amico laggiù in fondo. 



Contro il Wolfsburg infine, stavolta addirittura dentro l’area. Sempre attratto dall’uomo da marcare, il riferimento più semplice per un terzino. Ma ahinoi esistono le imbucate.  



ESPLOSIVITÀ E ASSIST – In compenso Valentino quando arriva sul fondo sa come farsi valere. In isolamento, anche in spazi strettissimi, può contare su un dribbling da esterno vero.
 


Non guasta nemmeno avere un trascorso da trequartista, quando si avvicina il momento dell’ultimo passaggio. In due stagioni di Bundesliga Lazaro ha firmato ben 12 assist, di cui 7 nell’ultimo anno. Ecco il primo dei 7, contro il Norimberga. Ci vuole anche un pizzico di fantasia secondo me per vedere e realizzare questo bel passante lungolinea diretto a Ibisevic.
 


Così come non è da tutti selezionare a gran velocità e al termine di un inserimento riuscito il compagno meglio piazzato dentro l’area trafficata del Bayern Monaco. Duda, nel caso specifico.



Insomma è molta la curiosità di vedere un giocatore come Lazaro entrare in contatto con un allenatore come Conte. In fondo l’austriaco è solo un classe ’96. Ha 23 anni come Lorenzo Pellegrini, per dire.