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Il Torino insiste per aver Quagliarella; è l'attaccante stesso ad avere svelato, proprio su queste pagine, come i granata gli telefonino ogni giorno per ottenere il suo "sì". Ma quando un giocatore del suo curriculum e delle sue qualità pare in uscita dal club di appartenenza, è normale che sia ampio l'interesse suscitato; in parole povere: non c'è solo il Toro sul proprio ex frutto del vivavio. Anche se quella granata pare una delle proposte più interessanti, al momento.

I primi a essersi fatti vivi con il 31enne attaccante sono stati gli emissari della Lazio, addirittura lo scorso gennaio, quando Lotito decise di puntare su di lui per agganciare un'Europa che in quel momento sembrava un miragggio e che poi grazie alla cura-Reja sarebbe stata invece sfiorata. All'epoca, il giocatore disse "no"; oggi fa altrettanto, ma per una ragione semplice: i biancocelesti, per l'appunto, non partecipano alle coppe, condizione necessaria per avere il suo assenso.

Medesimo discorso vale per il Parma, che - sottotraccia - alcune settimane prima della fine del campionato aveva iniziato ad avvicinare l'ex azzurro. In realtà, tanto i ducali quanto i laziali avrebbero avuto qualche problema nel riconoscergli quei 2,15 milioni di euro annui percepiti come ingaggio, a differenza di altre due società interessate: Fiorentina e Norwich City. I viola, per i quali un giovanissimo Quagliarella giocò già in Serie C2, presentano ai suoi occhi lo svantaggio di metterlo in competizione con Rossi e Gomez, dunque non garantirgli il posto.

Problemi di nessun tipo, nè economico nè di garanzie tecniche, con gli inglesi; lo stipendio rimarrebbe immutato, il posto da titolare sarebbe indiscusso. Ma Norwich non è Torino, la città in cui Fabio è cresciuto fin da quando il settore giovanile granata lo portò al Nord dalla sua Castellammare. Massimo gradimento ha manifestato anche l'Hellas, ma come gli scaligeri potrebbero convincere il giocatore sotto l'aspetto economico resta un mistero. L'Europa, la maglia con cui è diventato grande, la città che è sua e da cui non dovrebbe organizzare un trasloco, un allenatore che valorizza gli attaccanti: elementi che fanno riflettere Quagliarella sull'opportunità di ridursi (o meglio, spalmarsi) l'attuale faraonico ingaggio.