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In quasi tutti gli sport che prevedono una palla, la difesa è importantissima. In quelli che hanno anche una ”porta” da difendere, il portiere è fondamentale, sia a livello operativo, sia a livello psicologico. Un buon portiere sa essere determinante a calcetto, a pallamano, nell’hockey e anche nel calcio, soprattutto se gioca in squadre dal rendimento altalenante. Una parata, una prestazione importante, in questa altalena di risultati, possono incidere nella sorte di un incontro e portare anche punti pesanti.

La Roma ha un rendimento incostante, va a sprazzi, alterna buone prestazioni ad altre appena accettabili, per arrivare ad altre prive di vigore e di nerbo; a vittore brillanti  fanno da contraltare sconfitte pesanti. In tale contesto, una partita come quella che la Roma ha giocato ieri contro la Lazio, in un derby sentitissimo, avere un portiere che garantisce prestazione e sicurezza era fondamentale, forse più che in altre partite, forse più di altri elementi della difesa, perché il portiere sa influenzare l’intero reparto arretrato di una squadra, trasmettendo sicurezza o, al contrario, incertezza.

In settimana si è spesso dibattuto sui portieri della Roma e sul confronto con quelli della Lazio e molti avevano convenuto che il biancazzurro Marchetti rappresentasse ,per la Lazio stessa, un sicuro valore aggiunto, non solo in termini di performance, ma soprattutto sotto l’aspetto mentale, data la personalità e la capacità di infondere sicurezza a tutto il reparto difensivo (in realtà, col senno di poi, è stato così fino agli ultimi minuti della partita di ieri, quando anche Marchetti è stato tradito, probabilmente dall’emozione derby, optando per un piazzamento sciagurato nell’occasione della punizione di Pjanic sul risultato però di 3 a 1 per i laziali).

Alla Roma è mancata proprio quella sensazione di sicurezza che il “buon portiere” sa effondere e che spesso è necessaria per trasformare una squadra “media” in una squadra “forte”.

Quel primo gol preso da su punizione, con evidente responsabilità del portiere giallorosso Goicoechea, ha dato il via ad una serie di meccanismi che difficilmente sono poi gestibili in maniera semplice dalla squadra a partita in corso, soprattutto quando mancano molti minuti alla fine. Incertezze difensive, disattenzioni in fase di disimpegno, errate marcature, approssimazione nell’impostazione della manovra di gioco, impressione generale di paura e di insicurezza, hanno caratterizzato e condizionato la prestazione della squadra giallorossa. Il derby era la classica partita in cui il portiere avrebbe dovuto fare la differenza, avrebbe dovuto dare un contributo notevole e tangibile alla squadra. Non è stato così per la Roma e per Goicoechea, il quale, nonostante le parole di fiducia di Zeman pronunciate alla vigilia, non ha saputo offrire le necessarie garanzie.

Pare che la Roma, con i portieri, negli ultimi periodi non abbia goduto di grande fortuna: Lobont, Stekelemburg, Goicoechea, per considerare solo gli ultimi mesi, anche se probabilmente, pur non giocando, il portiere olandese (Stekelemburg), potrebbe aver scalato qualche posizione nella gerarchia della squadra di Zeman, proprio grazie all’incerta prestazione del portiere Goicoechea.