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Zdenek Zeman non rischia la panchina della Roma. Nonostante il derby perso, il deludente rendimento della squadra in campionato, le cinque sconfitte in undici partite, i nove punti di ritardo dalla zona Champions e i rapporti precari con parecchi giocatori, il tecnico è più o meno saldamente sulla panchina giallorossa. I dirigenti di Trigoria, in costante contatto con i perplessi proprietari americani, non hanno alcuna intenzione di cambiare la guida della Roma, e i motivi della loro decisione - al di là delle parole di facciata - sono essenzialmente due: 1) non c'è su piazza un'alternativa credibile al boemo; 2) se cacciassero il boemo, certificherebbero il fallimento della loro scelta estiva. E sarebbe la seconda nel giro di pochi mesi, dopo aver toppato clamorosamente nella passata stagione con Luis Enrique.

Avanti con Zeman, dunque. E c'è chi, all'interno della società, è pronto a garantire che le cose non cambieranno fino al termine della stagione. I dirigenti, in sostanza, vogliono dare forza alla figura del tecnico, in primis di fronte alla squadra. Il dg Franco Baldini la settimana passata è stato negli States per incontrare James Pallotta, che gli ha rinnovato fiducia e poteri. È semplicissimo ipotizzare - per una pura questione di logica - che se Baldini non caccia Zeman, il presidente è d'accordo. Solo che gli americani vogliono vedere i risultati, che sono l'anticamera del business (sono sbarcati a Roma per quello): se non ci sono i risultati, i primi responsabili sono gli uomini del management.

Tutti sotto osservazione, giocatori e dirigenti. I ventitrè gol al passivo in undici partite (peggior difesa del campionato), ad esempio, non possono non chiamare in ballo staff tecnico e squadra. Se gran parte delle reti sono giunte per errori individuali, il fatto che non siano stati via via corretti i difetti chiama in causa chi dovrebbe correggerli. Lunedì prossimo all'Olimpico arriverà il Torino e va registrato che la squadra tornerà ad allenarsi soltanto domani pomeriggio. Dopo la sconfitta nel derby, in pratica, due giorni e mezzo di vacanza (Totti è volato a Londra dove ha seguito il match tra Federer e Djokovic). Una specie di premio, a ben vedere. E la cosa non è piaciuta ai tifosi. 

Lunedì sera il Torino poi il Pescara quindi il Siena, prima della sfida all'Olimpico tra un mese contro la Fiorentina di Vincenzo Montella (8 dicembre): tre partite che la Roma di Zeman non può assolutamente sbagliare. In caso contrario, l'immobilismo attuale potrebbe subire forti scossoni. Una gara in casa contro una neo promossa (Torino), una trasferta in casa di un'altra neo promossa (Pescara) quindi la sfida di Siena contro il fanalino di coda del campionato: se, come sostiene Zeman, la Roma è in grande di giocarsela contro tutti, è arrivato il momento di smetterla con le parole e dar spazio soltanto ai fatti. Assumendosi ognuno, dai dirigenti al tecnico fino alla squadra, le proprie responsabilità.

(Il Messaggero)