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La Danimarca e il suo capitano Kjaer hanno già vinto il campionato europeo dopo solo due giornate. La fotografia di tutta la squadra raccolta attorno al compagno Eriksen che stava lottando in bilico tra la vita e la morte entra di diritto nella galleria delle immagini più belle e significative della storia dello sport. Il pronto intervento dei giocatori danesi e la loro ferma intenzione di salvaguardare la privacy del compagno di squadra nel momento della più sconvolgente disperazione costituiscono il miglior biglietto da visita per il calcio del futuro, quello destinato alla nuova generazione. Simon Kjaer, capitano di un gruppo di eroi, con i suoi gesti ha dimostrato al mondo intero che cosa significhi essere vero leader di una squadra. Capitano in campo, capitano nella testa, capitano nel cuore, capitano nella vita.

Quanto accaduto in questo incredibile e drammatico 12 giugno è l’ennesima dimostrazione di come la fascia di capitano del Milan starebbe benissimo sul braccio del danese. Credo che in questo caso tutti i tifosi milanisti siano totalmente d’accordo. Anche i più fieri sostenitori dell’odio a tutti i costi. Per elogiare lo straordinario comportamento di Kjaer non c’è bisogno di fare un confronto con quello che la vulgata ha dipinto come il “tradimento” di Donnarumma, basta limitarsi a elogiare Simon Kjaer. Per cospargere d’oro il capo del danese, non c’è il solito irrinunciabile bisogno di sparare fango sugli altri. Con Donnarumma al PSG e Romagnoli sul piede di partenza, penso che l’ipotesi di Kjaer capitano sia davvero la più adeguata e approvata a furor di popolo. Soprattutto dopo la serata eroica di Copenaghen. Ma non solo per quella. Kjaer infatti ha dimostrato in tutta la sua permanenza al Milan di essere un vero e proprio leader dentro e fuori dal campo. Meno appariscente di Ibra, ma egualmente importante. Gli altri possibili candidati per la fascia sarebbero appunto lo svedese, Calabria e Kessié. 
Kjaer, Romagnoli, Ibrahimovic, Calabria e Kessiè: curiosamente tutti i 5 possibili capitani hanno il contratto in scadenza nel 2022. Ibra purtroppo, come ampiamente previsto, non si sa quante partite sarà in grado di giocare. Tanto più che le notizie provenienti dalla Svezia sulle condizioni del suo ginocchio sono tutt’altro che rassicuranti. Romagnoli sembra proprio fuori dal progetto e la sua partenza durante quest’estate appare molto probabile. Calabria è quello più vicino al rinnovo di contratto per molteplici motivi (legame con il club in cui è cresciuto, contenute pretese di ingaggio e poche alternative di mercato di alto livello), ma rispetto agli altri non ha ancora le qualità tecniche e carismatiche per indossare la fascia di capitano. L’unica alternativa al danese rimane dunque Kessié che in questa stagione ha ampiamente dimostrato di poter essere uno dei trascinatori, uno dei leader tecnici e carismatici della squadra. Di sicuro è stato il miglior giocatore della rosa come rendimento. Il problema di Kessiè capitano è legato alla sua permanenza al Milan. Infatti, al di lá delle stucchevoli sinfonie che suonano i soliti trombettieri di corte, la distanza tra il giocatore e il club sulla strada dell’accordo di rinnovo è ancora molto molto ampia. Ricordatevi che gli stessi megafoni nell’autunno 2020 ripetevano che Milan e Donnarumma erano molto vicini al rinnovo. Il caso del portiere si sta ripetendo con il centrocampista ivoriano a 12 mesi dalla scadenza contrattuale. L’ultimo incontro tra il Milan e gli agenti di Kessié per il rinnovo risale a marzo 2021, un incontro concluso con un nulla di fatto. Con una proposta del Milan non lontana dall’attuale ingaggio di 2.2 a stagione e una richiesta del giocatore a 5 zeri. Dopodiché le parti non si sono più aggiornate. Il rischio concreto è che l’ivoriano arrivi al 31 agosto senza il contratto rinnovato e che dunque a gennaio 2022 raggiunga il famigerato status di “parametro zero”. Quello status che gli consentirebbe di lasciare il Milan senza alcun indennizzo a favore del club e con la promessa di un ingaggio superiore ai 10 milioni annui in un top club europeo. Insomma esattamente come Donnarumma.

La strada sembra già tracciata a meno che nei piani alti di via Aldo Rossi non decidano di fare una deroga alla politica di contenimento del monte ingaggi a ogni costo. Dunque, proprio per evitare una reazione dei tifosi “alla Donnarumma” anche nei confronti di Kessié forse sarebbe bene evitare di consegnargli la fascia di capitano. Solo per un anno. Anche se questo probabilmente non basterà per evitare di far costruire anche su Kessié la favola del traditore. Con l’obiettivo di coprire l’imbarazzo di perdere un altro giovane big a parametro zero. Eppure il procuratore di Kessié si chiama George Atangana, non Mino Raiola.