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l calcio non è frutto del caso, ovviamente. Altrimenti non saremmo qui a scriverne e parlarne. Di casuale, quasi nulla. Ok. Ma di logico, ammettiamolo, spesso sembra ci sia ancora meno.



Per esempio: Udinese e Atalanta ai vertici della classifica. In superficie, la spiegazione è facile. Buone squadre, che non giocano le Coppe e approfittano del riposo infrasettimanale. Ma come la mettiamo con gli allenatori? Uno, Gasperini, lavora a Bergamo da tanti anni e si gode dunque tutti i benefici della continuità d’impresa. L’altro, Sottil, è capitato a Udine perché l’hanno notato ad Ascoli, dove si era ben comportato. Ma sono già dieci anni che circola sulle panchine di periferia. Andando a ritroso: Pescara, Catania, Livorno, Siracusa, Paganese, Cuneo e Gubbio. Eppure arriva a Udine e sembra ci viva da un secolo, tanto entra con facilità e felicità in sintonia con squadra e ambiente.

Gasperini e Sottil, per dire. Oppure Simone Inzaghi e Max Allegri, per chi ha voglia di ridire. Di protestare. Di invocarne l’esonero immediato. Uno, quello dell’Inter, perché sbaglia tutti i cambi e non cambia mai il sistema di gioco. L’altro, quello della Juventus, perché non cambia gioco, anzi sì, si attorciglia fra 433, 352 e 442 fino a confondere forse se stesso, sicuramente chi lo deve giudicare e probabilmente anche i giocatori. I risultati non arrivano, la situazione non migliora. I tifosi gridano “esonero!”, ed l’unica invocazione che unisce tifoserie da più di cent’anni su posizioni sempre rivali.
Si può essere d’accordo con i tifosi? Per un like o un commento docile in più, basterebbe scrivere e dire: sì, basta, facciamola finita con Inzaghi e Allegri. Ma qui proviamo a valutare, con la calma, perché Inter e Juventus fanno bene a tenerli in panchina. Almeno fino alla sosta di metà novembre. Cioè fino a quando non sarà possibile tracciare un bilancio vero sulla prima parte di una stagione anomala, che può essere davvero ribaltata dopo il Mondiale. Almeno fino a quando non si comprenderanno anche le responsabilità di dirigenti e giocatori. Anche loro chiamati a più fatti e meno parole, sia ufficiali che sussurrate.

E nel video di Sandro Sabatini, se volete saperne di più…