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  • Sabatini: Inzaghi confermato a MisterChef (dalla giuria ultrà)

    Sabatini: Inzaghi confermato a MisterChef (dalla giuria ultrà)

    "Io l’avevo detto" è la frase che, personalmente, stabilisce il record di antipatia. "Io l’avevo scritto" detiene invece il primato mondiale di millanteria. Nessuno può concretamente verificare e così, tra giornalisti e opinionisti, entrambe le frasi non passano mai di moda. Anzi, si evolvono con linguaggio social, quello dell’abbreviazione "cit.". Che spesso è auto-cit, ovvero auto citazione, il massimo della libidine.

    Questa lunga premessa, perché su Inzaghi si erano lette e dette tante bischerate. Picchiettando sui tasti dei computer al ritmo di "pippoinzaghisegnapernoi", il tecnico meno preparato e più acclamato d’Italia è stato raccontato per quello che non era e forse non è ancora: un allenatore, appunto.

    La verità, come avrebbero sentenziato i vecchi contadini, è che Guardiola ha fatto più danni della grandine. Perché ha illuso che qualsiasi allenatore fosse pronto per la prima squadra dopo un paio d’anni di settore giovanile. Invece, non è così. Si era visto anche un campionato fa con Liverani al Genoa. O con Luis Enrique alla Roma.

    Altra verità, storica e statistica: quanti ex centravanti sono diventati allenatori? Uno: Montella. L’eccezione. Anche qui c’è un motivo preciso. Anzi, più di uno: l’attaccante passa una vita a pensare solo a se stesso, a dare le spalle al gioco per scattare sul filo del fuorigioco, a imparare furberie personali per conquistare un rigore, a contare il numero dei gol e mai degli assist. L’attaccante “alla Inzaghi” è un singolo che interpreta a modo suo un gioco collettivo, il calcio. Per trasformarsi poi in allenatore di un collettivo, la squadra, ci vuole un miracolo.

    Il miracolo al Milan non c’è stato. Né tattico, né dialettico. Raccomandazioni tipo "bisogna giocare con la bava alla bocca" servono solo per salvare se stessi e mettere in cattiva luce i giocatori. Il Milan va male perché non fa tre passaggi di fila né schiera tre formazioni di fila, non perché non ha "bava alla bocca". O "coltello tra i denti": quando arriverà, quest’altro slogan?

    Ora Inzaghi è stato confermato. Non a furor di popolo. A furor di ultrà. Due striscioni, un hastag e via: avanti con Pippo. Dietro quegli striscioni ci sono rapporti personali, forse? O antiche frequentazioni, magari? Chi vuol rispondere, alzi la mano. Tutti zitti. Così la curva ha suggerito al Milan cosa fare. Diffusione tv e internet hanno fatto il resto. La linea della società scritta su lenzuola sventolate dagli ultrà. Fa ridere tanto e riflettere poco, ma è così. Non solo a San Siro: quasi ovunque.

    Ora Inzaghi continuerà a sembrare un concorrente di MisterChef che inventa piatti pseudo-originali (dall’antipasto "falso nueve" giù fino al dessert Van Ginkel titolare una volta ogni tre mesi) contando sulla benevolenza dei giudici schierati in curva. Così ad ogni partita viene eliminato un nuovo concorrente-colpevole: da Galliani che non sa fare mercato a Montolivo che non è un  vero capitano. E avanti, finchè tutti non si renderanno conto che l’allenatore è fondamentale. Che non si possono mettere in panchina tre principianti (Leonardo, Seedorf e Inzaghi) sugli ultimi quattro. Che sarebbe stato meglio l’esperto Tassotti. Che il Milan non è un talent show. E che - ecco dove voglio arrivare - qualcuno l’aveva detto e scritto. Qui: su calciomercato.com ;)

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    Sandro Sabatini (giornalista Sky Sport)

    Web: sandrosabatini.com - Twitter: @Sabatini - Facebook: SandroSabatiniOfficial


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