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Giù la cresta e ciao. Se al tempo della foto avessero chiesto un pronostico sulla permanenza di questo trio al Milan, nessuno avrebbe risposto “via Balotelli e il Faraone, rimane solo Niang”. Sembrava uno di passaggio, il francesino. Invece sono passati gli altri due. Passati e dimenticati.

Dell’ex SuperMario si sono perse le tracce. Il Liverpool l’ha appena escluso dai convocati. Badate bene, non i convocati per l’Europa League: più semplicemente i “reds” selezionati per il tour di amichevoli acchiappasoldi in giro per il mondo. Segno che Balotelli non serve proprio più, nemmeno per catturare curiosi e invogliare turisti. Eppure ha solo 25 anni e fino a un estate fa era il simbolo del Milan e dell’Italia. Niente. Sparito. Cancellato. Il Liverpool gli dice “go home” senza pensarci più di tanto. Tocca a lui, e al suo potentissimo manager Raiola, trovare una soluzione che lo riporti bimbo, ragazzino felice di giocare e sognare. Quello che era e non è più stato.

Niang si tolse lo sfizio di far le “balotellate in netto anticipo sui tempi di marcia. Al pronti-via, lo beccarono mentre guidava un po’ brillo e senza patente perché minorenne. Insomma, fece subito bingo di bischerate. E siccome aveva affittato una mansardina in centro, zona movida, il Milan lo trasferì d’urgenza a Gallarate, per invitarlo a un meno movimentato “casa e Milanello”. Due allenatori gli hanno dato fiducia e insegnato qualcosa: Allegri prima e Gasperini poi. Ora che è tornato dal Genoa sembra un altro. Più robusto di fisico e di testa. Più preparato. Aspettando Ibra – se arriverà - questo Niang è già un’interessante alternativa a Bacca e Luiz Adriano.

Invece El Shaarawy non era più né titolare né alternativa. Con un’arrampicata tattica ben presto caduta, Berlusconi (e Mihajlovic? mah…) immaginava un ruolo a centrocampo. Resteremo con il punto interrogativo. E’ andato al Monaco per giocare attaccante. Anzi, ala sinistra come si diceva una volta. E come diventa un limitatore tattico per qualsiasi allenatore. Può giocare solo a 3 lì davanti. Si adatta poco e male a qualsiasi altro sistema di gioco. E poi non è cresciuto come sembrava: questa è la verità. La sua parabola calcistica è durata il tempo di una moda: la cresta, appunto. Vedremo in Francia, campionato più morbido. Ma deve migliorare o almeno evolversi. In campo – anche se c’è stato poco per infortuni, va detto – fa sempre e solo le stesse cose: studiate e neutralizzare dai difensori avversari. La sua carriera di alto livello si riassume in sei mesi: sono pochini, e va detto senza che nessuno s’offenda.
Il Monaco ha puntato su di lui come su un numero pieno al casinò. Ha scommesso forte e tanto: una ventina di milioni. E nell’estate in cui molti tifosi si improvvisano economisti degni dei vertici Tsipras-Merkel, c’è un’afa di discussioni e paragoni. Con in tasca venti milioni, voi chi avreste preso tra Darmian, Bertolacci ed El Shaarawy? Difensore, centrocampista, attaccante: tre ruoli diversi, ma simili per età e valutazioni di mercato. Che siano soldi spesi bene o male, lo dirà il campo. Basta attendere. Per chi vuol scommettere, invece, io azzardo: meglio Iago Falquè (a 10 milioni) che El Sharaawy (a 20). Ma sono discorsi da caldo-record senza condizionatore: diventano soffocanti e basta, senza il riscontro di gol e presenze in campionato. Parole che volano anche se non c’è un alito di vento. Come foglie ingiallite. O foto ingiallite: questa del Milan che alzò la cresta, per esempio.

Altri tempi, altre mode. Tutto passato. Eppure fa impressione che l’unico “sopravvissuto”, nel calcio ad alto livello, sia solo Niang. Due come Balotelli ed El Sharaawy non possono già appartenere al passato  del calcio italiano. O forse sì. Perché hanno sbagliato loro, tantissimo. Ma anche noi tutti, tanto, a giudicarli campioni?

 
Sandro Sabatini

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